9 agosto 2022
Aggiornato 01:00
MoVimento 5 Stelle

Vincenzo Spadafora contro Conte anche sul Quirinale: «Così scendiamo sotto il 10%»

L'ex Ministro: «Inaspettati giudizi su Berlusconi hanno scosso il nostro elettorato. L'ex Premier deve riuscire a tenere uniti i gruppi parlamentari che devono essere coinvolti»

L'ex Ministro M5s, Vincenzo Spadafora
L'ex Ministro M5s, Vincenzo Spadafora Foto: ANSA

«Rischiamo di scendere sotto il 10% se non torniamo a una azione politica incisiva», le prime scelte di Giuseppe Conte da leader del M5s «come accedere al finanziamento pubblico, riabilitare la figura di Berlusconi, astenerci al Senato su Renzi e Cesaro, rimettere in discussione i due importanti referendum su eutanasia e cannabis abbiano disorientato non poco il nostro elettorato». Lo afferma in una intervista al Corriere della Sera l'ex ministro M5s Vincenzo Spadafora dicendosi «molto preoccupato» per l'andamento del Movimento nei sondaggi. Peraltro, insiste Spadafora, gli «inaspettati giudizi» di Conte su Berlusconi hanno «scosso non solo il gruppo parlamentare ma soprattutto i nostri elettori».

Per quanto riguarda le affermazioni di Conte in merito alla partita del Quirinale - con il suo appello per un Capo dello Stato donna - «i malumori nascono quando il gruppo parlamentare scopre una rosa di nomi ipotizzata dal proprio leader leggendo i giornali, non perchè donne. So che Conte intende riunirci a gennaio e credo sia utile rinviare ad allora ogni altra considerazione sul metodo e sulle eventuali persone da proporre».

La cabina di regia dei Big

«Non so bene - aggiunge - cosa sia la cabina di regia dei big (riunita ieri da Conte, ndr). Ad oggi l'unico luogo che lo Statuto di Conte individua per le scelte politiche, il Consiglio nazionale, non è stato ancora formalizzato e sono trascorsi già cinque mesi dall'approvazione dello Statuto. Al momento, se ci fossero elezioni anticipate, non sappiamo nemmeno chi sarà a prendere le decisioni».

Sull'elezione del presidente della Repubblica, conclude Spadafora, Conte «deve riuscire a tenere uniti i gruppi parlamentari che devono essere coinvolti in un ragionamento politico e non a cose fatte».