3 agosto 2021
Aggiornato 07:00
Salta ogni mediazione

Ddl Zan avanti senza accordo. Accuse incrociate e sfida in aula

Il testo al voto al Senato il 13 Luglio. Braccio di ferro PD-Italia Viva. E' a Matteo Renzi che Enrico Letta si rivolge quando dice che ora ognuno dovrà «assumersi le sue responsabilità»

Enrico Letta e Matteo Renzi
Enrico Letta e Matteo Renzi ANSA

Sul Ddl Zan si va alla conta ed Enrico Letta non ha dubbi, il voto sulla calendarizzazione per il 13 luglio dimostra che «i numeri ci sono». Più che una certezza, però, è una sfida a Italia viva, che da giorni spinge per una «mediazione» che allarghi il consenso sul provvedimento anche a Fi e Lega. E' a Matteo Renzi che Letta si rivolge quando dice che ora ognuno dovrà «assumersi le sue responsabilità», il braccio di ferro è soprattutto con Iv che sfruttando i numeri risicati al Senato sta rimettendo in discussione il testo votato alla Camera, sparigliando rispetto alla strategia di Pd-Leu-M5s.

Ma, di fatto, quella sul Ddl Zan sta diventando sempre più una vera scommessa da parte di Letta, perché i distinguo di Renzi hanno fatto breccia anche nel gruppo delle Autonomie, che conta otto senatori, senza contare le perplessità che pure ci sono dentro lo stesso Pd e dentro un Movimento 5 stelle quanto mai imprevedibile in questo momento. Pare assodato che il voto segreto assomiglierà ad una roulette russa, e non solo per via dei renziani. E in ballo ci sono ormai anche gli equilibri nella maggioranza di governo.

Il film della giornata di ieri non si può riassumere solo con il voto finale sulla calendarizzazione, i distinguo sono stati diversi e raccontano di un Senato molto diviso sulle norme anti-omofobia. Il leghista Andrea Ostellari ha presentato le sue proposte di modifica, con l'appoggio esplicito di Fi e il plauso di Iv e, appunto del gruppo delle Autonomie. Ma anche da sinistra si levano voci in dissenso. Stefano Fassina, Leu, chiede al Pd di promuovere una mediazione, perché il Ddl Zan così com'è rischia di essere «incostituzionale» e perché «non può promuovere una visione antropologica» per legge.

Vero è che anche dentro Fi ci sono distinguo, la senatrice Barbara Masini dice a Repubblica che le il Ddl Zan lo vota, ottenendo l'applauso di Elio Vito. Ma è un dato di fatto che al Senato i parlamentari Pd sono 38, i 5 stelle 75, Leu 6, Iv 17 e quelli dell Autonomie appunto 8. In tutto 144, ai quali vanno sommati diversi altri senatori del gruppo Misto. Di fatto, i «numeri» di cui parla Letta sono più o meno quelli dell'ultima fiducia a Giuseppe Conte, dunque proprio sul filo. Pd, M5s e Leu hanno tenuto duro, respingendo la proposta di Andrea Ostellari, che prevedeva lo slittamento di una settimana dell'approdo in aula del provvedimento. Ma è da dimostrare che la stessa compattezza ci sarà al momento dei voti segreti.

La sfida, appunto, è con Renzi, che evidentemente punta a dare il colpo di grazia all'asse Pd-M5s. Ma anche con Matteo Salvini, che sta giocando di sponda con il leader Iv. Per il leader della Lega se il Pd e M5s diranno no alla «mediazione» si prenderanno «loro la responsabilità di affossare il tema». Alla fine in ballo ci sono gli equilibri della maggioranza di governo e il capogruppo leghista Massimiliano Romeo lo dice chiaramente: «State avvelenando il clima della maggioranza di governo». Accusa ripresa da Davide Faraone, Iv: «State spaccando la maggioranza».

Letta, appunto, tira dritto: «Calendarizzato il Ddl Zan. Quindi vuol dire che i voti ci sono. Allora, in trasparenza e assumendosi ognuno le sue responsabilità, andiamo avanti e approviamolo». E Nicola Fratoianni, Si, lo aiuta nel pressing su Iv: «I numeri ci sono, se Iv vota il Ddl Zan».

(con fonte Askanews)