27 settembre 2021
Aggiornato 00:30
Crisi M5S

Da un lato i Giudici, dall'altro Rousseau: per il Movimento 5 stelle senza pace un'altra giornata di passione

A Cagliari la Corte d'Appello respinge come inammissibile il reclamo del capo politico reggente Vito Crimi contro la nomina di un «curatore speciale» da parte del Tribunale

Davide Casaleggio
Davide Casaleggio ANSA

Da un lato i giudici, dall'altro l'Associazione Rousseau: per il Movimento 5 stelle senza pace un'altra giornata di passione. A Cagliari la Corte d'Appello respinge come inammissibile il reclamo del capo politico reggente Vito Crimi contro la nomina di un «curatore speciale» da parte del Tribunale. Il caso è quello della consigliera regionale stellata Carla Cuccu, espulsa, che contesta la legittimità delle decisioni in assenza di un vertice legittimato, dopo il voto sullo Statuto che ha prefigurato un Comitato direttivo a 5 al posto del capo politico. Il quale invece, forte di un parere del garante Beppe Grillo, ha continuato ad esercitare i suoi poteri, accompagnando la fase di «studio» del progetto di rifondazione affidato dallo stesso Grillo all'ex premier Conte.

La conseguenza della decisione della Corte - che pure ha precisato che il «curatore» è strumentale al procedimento aperto da Cuccu contro la sua espulsione - è che Davide Casaleggio torna prepotentemente in campo. Con un post firmato Associazione Rousseau sul Blog delle stelle (dal quale ha recentemente cancellato i simboli del Movimento) sostiene che tutte le decisioni prese dopo il voto sullo Statuto non sono valide (comprese le espulsioni di quanti hanno votato contro il governo Draghi e compreso il nuovo regolamento che sposta i versamenti dei parlamentari da Rousseau al nuovo conto corrente M5S).

L'Associazione M5S, scrive, «non ha alcun rappresentante legale politico né un soggetto legittimato ad amministrare e/o rappresentare il MoVimento». La situazione potrebbe «forse» essere superata facendo eleggere il direttivo a 5 (cui Conte non può candidarsi) ma, qui Casaleggio dimostra di essere tuttora interessato alle sorti del Movimento, «lo Statuto dell'Associazione MoVimento 5 stelle prevede ancora che ogni votazione debba essere fatta sulla piattaforma Rousseau dell'Associazione Rousseau». Che però non si può attivare perché gli eletti non hanno versato il dovuto e quindi «il personale di Rousseau è attualmente in cassa integrazione».

Un labirinto del quale i vertici del M5S faticano a trovare l'uscita. In una interminabile giornata di riunioni con i legali e di consultazione nel gruppo dirigente romano che coinvolge anche il leader in pectore Conte, la linea che pare emergere è quella di un muro contro muro che probabilmente prenderà la via delle aule di giustizia. «Il Movimento - spiega un dirigente coinvolto in prima persona nelle consultazioni - sarebbe nelle condizioni di poter convocare gli iscritti per presentare il nuovo progetto, proposto da Giuseppe Conte, che prevede un nuovo statuto e una carta dei valori, che sia il naturale esito degli Stati Generali... Per farlo, deve essere messo nelle condizioni di poter votare e quindi deve rientrare in possesso dei dati dei suoi iscritti. Rousseau ci sta ostacolando perché non condivide il progetto politico. Ma è assurdo che un soggetto privato, autocostituitosi, possa avere il potere di bloccare la progettualità politica di un movimento semplicemente con una attività ostruzionistica e di rallentamento. I dati sono del titolare e nessun soggetto può strumentalmente utilizzarli per impedire le decisioni politiche». La determinazione non manca, come si vede, le soluzioni per ora non si intravedono.

«La soluzione sensata - afferma un senatore di una certa esperienza - per Conte sarebbe quella di dare vita a un nuovo soggetto politico: sia per ragioni politiche, per quello che il M5S è diventato, sia per ragioni burocratiche e giuridiche. Per il punto in cui siamo, se andiamo in continuità Conte deve farsi carico del contenzioso, può essere chiamato in tribunale, se gli espulsi chiedono i danni si instaurano processi di mesi e di anni». D'altro canto, dice una autorevole fonte parlamentare stellata, «non mi risulta che sia tornata in auge l'idea di fare tutto ex novo. Ci sono degli ostacoli tecnici, il più rilevante dei quali sarebbe l'impossibilità, a norma di regolamento, di costituire un gruppo al Senato senza il simbolo delle 5 stelle. Ma è vero che in questa situazione nemmeno la possiamo escludere. Deciderà Conte, alla fine». «Da casa nostra non ce ne andiamo», taglia corto, invece, un alto dirigente. «E ringraziamo Di Maio - chiosa un'altra voce interna del Movimento, a testimonianza del clima sereno che si vive nel M5S - che ha creato questo capolavoro giuridico insieme a Casaleggio». Domani è un altro giorno, come si dice. Ma non si annuncia sereno.