25 ottobre 2020
Aggiornato 05:30
L'intervista

Gusmeroli: «Se il governo non sostiene le aziende, in milioni perderanno il lavoro»

Il deputato leghista Alberto Gusmeroli, vicepresidente della commissione Finanze della Camera, lancia al DiariodelWeb.it l'allarme sulla situazione economica italiana

Alberto Gusmeroli, Deputato della Lega e vicepresidente della commissione Finanze della Camere
Alberto Gusmeroli, Deputato della Lega e vicepresidente della commissione Finanze della Camere

Oggi l'Istat ha diffuso le prospettive per l'economia italiana nel 2020, che parlano di un -8,3% del Pil. Milioni di aziende hanno dovuto far ricorso alla cassa integrazione straordinaria e, scrive Repubblica, oltre un milione di lavoratori starebbero ancora attendendo l'assegno. E il governo, intanto, cosa fa? Convoca gli Stati Generali dell'Economia per giovedì a villa Pamphili, e si scanna per decidere come utilizzare i fondi che arriveranno dall'Europa. Insomma, di fronte ad una situazione di crisi potenzialmente esplosiva, le risposte dell'esecutivo finora continuano a lasciare parecchio a desiderare. Il DiariodelWeb.it ne ha discusso con il deputato Alberto Gusmeroli, della Lega, vicepresidente della commissione Finanze della Camera.

Onorevole Alberto Gusmeroli, oggi l'Istat ha stimato che il Pil italiano si ridurrà nel 2020 dell'8,3%, per poi risalire l'anno prossimo del 4,6%. Che impressione le suscitano questi dati?
Un +4,6% di Pil sarebbe auspicabile: forse per ritrovare una cifra del genere bisogna tornare ai tempi del boom economico. Ma prima bisogna arrivarci, all'anno prossimo, e in questo senso il -8,3% è un dato pesante. Sono convinto che, se il governo non interverrà in modo molto più tempestivo ed energico di quanto abbia fatto finora, il crollo del 2020 potrebbe essere ancora più pronunciato e la risalita del 2021 meno marcata.

Conte ha risposto con un «piano di rinascita» che comprenderebbe reti telematiche, idriche, energetiche, ambiente, educazione, ricerca, giustizia, riforma fiscale, infrastrutture...
La verità è che questo governo rincorre gli eventi: è arrivato in ritardo sulla crisi sanitaria ed ora è in ritardo sulla crisi economica. Se non si salvano le aziende, quelle che possono davvero mettere in atto il rilancio, e con esse i loro dipendenti, tutto quel libro dei sogni il presidente Conte se lo realizzerà da solo. In questo momento l'imperativo è far sì che nessuna attività economica chiuda.

Invece sembra che la maggioranza si scontri più che altro per decidere come spendere i 170 miliardi del Recovery Fund.
Quantomeno è prematuro. Intanto perché questi 170 miliardi non ci sono ancora, perché ricordo che per varare il Recovery Fund serve l'unanimità di tutti i Paesi europei. Poi, anche se passasse, questi soldi arriverebbero solo nel 2021, la metà di questi sarebbe sotto forma di prestiti, quindi ulteriore debito, e non ne conosciamo le condizioni. Si parla genericamente di riforme, che se verranno imposte dall'alto potrebbero anche essere pericolose, rischierebbero di uccidere il nostro sistema economico.

Conte ha aperto al confronto con l'opposizione per prendere le decisioni su questi fondi. Qual è la vostra posizione?
Conte ha detto che avrebbe ascoltato l'opposizione per il decreto Cura Italia, e non l'ha fatto. Ha detto che avrebbe ascoltato l'opposizione per il decreto Liquidità, e ci ha sentito, ma senza ascoltarci. Sul decreto Scuola ci ha praticamente bocciato tutti gli emendamenti. Sta mettendo la fiducia su tutti i provvedimenti, impedendo qualsiasi modifica. Quindi quest'apertura al confronto resta solo nelle parole, non nei fatti.

C'è anche da dire che l'opposizione procede in ordine sparso. Berlusconi è disponibile a collaborare, mentre Salvini chiede le elezioni in autunno.
Di fronte a difficoltà eccezionali ci vogliono risposte eccezionali, quindi governi eccezionali. Il governo Conte non risponde alle necessità del Paese: per questo chiediamo le elezioni.

Ma quando vede Forza Italia che sembra fare da stampella all'esecutivo, che cosa pensa?
Non credo che si possa parlare di stampella. Forse ritengono che a queste promesse di ascolto sarà dato seguito, anche se finora abbiamo visto che non è stato così.

Intende dire che Berlusconi è un po' ingenuo?
Può essere anche in buona fede. La questione è che Conte pensa solo agli annunci da conferenza stampa, che però non si traducono mai in pratica.

Questa settimana arriverà in commissione Bilancio, di cui lei fa parte, il decreto Rilancio. Che giudizio ne dà?
Una delusione. Le aziende stanno ancora aspettando la cassa integrazione. Non hanno ottenuto il rinvio dei dieci miliardi di saldi e degli acconti d'imposta a settembre, che costerebbe due milioni: un'inezia. Lo facemmo noi della Lega l'anno scorso e non si capisce perché non venga ripetuto. E nemmeno è arrivato lo sblocco delle compensazioni fiscali: solo permettendo di utilizzarle per pagare affitti, bollette e mutui si darebbe liquidità al sistema per circa quindici miliardi di euro, senza spese per lo Stato.

Queste proposte sono contenute nei famosi ottomila emendamenti presentati?
Le abbiamo avanzate anche direttamente negli incontri con il governo, ma non si sono tradotte in provvedimenti. Quanto agli emendamenti, migliaia sono firmati dalla stessa maggioranza: questo evidenzia quanto siano in confusione.

Intanto un milione di lavoratori aspetterebbero ancora la cassa integrazione. Ma, quando finiranno i soldi per questa misura, cosa accadrà?
Che, se il governo non sosterrà l'economia, tanta gente rischierà il posto di lavoro. Bisogna assolutamente intervenire a 360°.

Tra i temi che dividono di più la maggioranza ci sono gli incentivi alla rottamazione delle auto. Voi da che parte state?
Il settore dell'automotive è fondamentale in Italia, muove tantissima occupazione e va sostenuto. Come del resto quello delle opere pubbliche, uno dei modi migliori per sviluppare il Pil di una nazione.

A tal proposito, Conte ha rispolverato il ponte sullo Stretto...
Se si parla di opere statali, che si iniziano a progettare oggi e si realizzeranno tra dieci anni, si tradurranno in Pil chissà quando. Servono opere semplici e veloci. Quelle che fanno capo ai Comuni e alle Province sono realizzabili in sei mesi, vanno direttamente a beneficio dei cittadini, per esempio sulle strade o sulle scuole, creano occupazione e lo Stato ci incassa sopra il 22% di Iva e le imposte dirette dalle imprese edili che ci lavorano. Basterebbe dare 15-20 miliardi agli enti locali per aprire questi cantieri, e allora sì che ribalteremmo l'Italia.

Da giovedì dovrebbero partire anche gli Stati Generali dell'Economia. Voi parteciperete?
Se avessero veramente voluto ascoltare le parti, le avrebbero dovute convocare prima di scrivere il decreto Rilancio, non dopo. Questa è un'operazione elettorale ad unico beneficio di Conte. Ecco perché dovrebbe andare a casa. All'Italia serve serietà, non parole.