5 dicembre 2020
Aggiornato 15:30
Emergenza coronavirus

Matteo Salvini: «Spendiamo tutto, anche 100 miliardi. O sarà scontro sociale»

Il leader della Lega: «Occorrono garanzie di investimenti illimitati. Dobbiamo muoverci prima che si arrivi allo scontro sociale tra garantiti e non garantiti. Al Governo abbiamo detto che esiste il Parlamento»

Matteo Salvini, leader della Lega
Matteo Salvini, leader della Lega ANSA

ROMA - Davanti all'emergenza economica che l'epidemia da coronavirus ha causato, insieme a quella sanitaria, «occorrono garanzie di investimenti illimitati. Il resto d'Europa si sta muovendo con cifre enormi. Dobbiamo muoverci prima che si arrivi allo scontro sociale tra garantiti e non garantiti. Servono cento miliardi? Mettiamo cento miliardi». Lo afferma il leader della Lega Matteo Salvini in una intervista alla Stampa.

Il debito? «Il rigore e lo zero virgola hanno fatto dell'Italia il Paese con la crescita più bassa d'Europa. L'emergenza ci impone di cambiare», risponde Salvini. Quanto al rapporto con il governo e al nuovo decreto annunciato per aprile che conterrà ulteriori misure di sostegno all'economica Salvini osserva: «Speriamo allora di essere consultati prima e di non venire a sapere quello che succede solo a cose fatte da una diretta su Facebook». Salvini riconosce che «le sanzioni di oggi sono sacrosante», quelle che hanno inasprito le multe per chi non rispetta le regole di contenimento dei contagi, perchè «chi mette a rischio la salute degli altri va punito e non ci sono biciclettate o corsette che tengano».

Detto questo, conclude, «noto una gran voglia di pensiero unico e sono convinto che un governo di centrodestra sarebbe stato linciato su alcune di queste scelte. Non importa. Il nostro obiettivo è dare una mano. Certo, quando leggo che il ministro del Sud sostiene che si deve aiutare il lavoro nero mi si gela il sangue. Per noi avrebbero chiesto l'arresto immediato per istigazione a delinquere».

«A Governo abbiamo detto che esiste Parlamento»

«Vogliamo collaborare. Spero sia l'inizio di un percorso. Dopo giorni in cui leggevano quello che faceva il Governo suoi giornali o in diretta du Facebook o in televisione a mezzanotte - ha detto -, abbiamo fatto presente che esiste un parlamento, esistono i cittadini italiani, ci sono le imprese, ci sono i lavoratori e quindi quanto meno abbian parlato di cose da fare. Certo, quando il ministro dell'economia ci dice che per il decreto di marzo soldi non ce ne sono, con tutte le richieste che sono arrivate dalle partite Iva, dai lavoratori autonomi, dai medici, sentirsi dire che mentre in Europa si spendono miliardi, in Italia soldi per marzo non ce ne sono... Però ci han detto che ci coinvolgeranno sul decreto di aprile. Noi vogliamo collaborare, ognuno ha portato le sue idee. Abbiam chiesto che non si firmino Mes o fondi salvastati che fregano l'Italia e le generazioni future. Diciamo che quantomeno stasera le notizie le abbiamo sentite dai ministri e non in televisione, non su Facebook. Che sia l'inizio di un percorso che vede tutti insieme collaborare perché l'Italia ha bisogno di questo».

Zaia: «Siamo in guerra, vinciamo con i test a tappeto»

«Siamo in una guerra, ma la nostra strategia basata su un largo uso dei tamponi rallenterà la velocità del contagio. E ci consentirà di uscirne prima possibile». Lo afferma il governatore del Veneto Luca Zaia, una intervista al Quotidiano nazionale, rivendicando la decisione assunta dalla Regione. Ma, osserva, Ogni regione è una storia a sé, ogni sanità, è una storia a sé. Quindi non è detto che il modello che funziona da me altrove possa funzionare. Noi siamo partiti da un presupposto, in autonomia e contro le linee guida: l'asintomatico è un contagiatore».

«La vicenda di Vo' Euganeo è stata illuminante - spiega -. Il 23 febbraio ho deciso di fare il tampone a tutti i cittadini del comune. Apriti cielo, gli scienziati han detto 'questo spreca soldi'. E invece fu provvidenziale perché scoprimmo che oltre ai 2 contagiati c'erano altri 66 positivi, quasi tutti asintomatici. Allora abbiamo messo i quarantena tutti i positivi, ed è stato giustamente messo in zona rossa il comune. Quando abbiamo ritamponato tutti gli abitanti a blocco finito che cosa abbiamo scoperto? C'erano solo 6 positivi. Il che vuol dire che così, tamponi più contenimento, blocchi il contagio». Su questa strada, quindi, si va «avanti a tutta forza. Noi siamo oggi a 70mila tamponi fatti e quasi 16mila persone isolate. La nostra filosofia è cercare un caso positivo e poi testare i suoi contatti a cerchi concentrici in modo da isolare più positivi possibile. Per farlo aumenteremo i tamponi dai 6-7mila attuali a 20mila al giorno».