20 settembre 2019
Aggiornato 16:30

La leadership di Luigi Di Maio appesa al voto sulla piattaforma Rousseau

Una prova di forza per Di Maio, che deve convincere i suoi dei vantaggi di un accordo con il PD, dimostrando di essere ancora in grado di guidare i 5 Stelle

Il capo politico del MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio
Il capo politico del MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio ANSA

ROMA (ASKANEWS) - La piattaforma Rousseau come «leva» per decidere il braccio di ferro in corso fra Luigi Di Maio, che non ha ancora rinunciato a rivendicare per sé il ruolo di vicepremier e quindi di rappresentante unico del M5S al governo e i fautori dell'intesa con il Partito democratico. Già, perché la situazione del negoziato per la formazione della nuova maggioranza, raccontano fonti parlamentari bene informate, resta «fluida». E dal Pd segnalano che «non ci sono segnali di novità».

Il via libera di Di Maio all'intesa non c'è

Nonostante il nuovo «buffetto» del fondatore e garante Beppe Grillo, che stamattina sul Fatto quotidiano ironizza sui «punti» programmatici («che raddoppiano come alla Standa») presentati dal capo politico stellato uscente al presidente incaricato Giuseppe Conte, il via libera di Di Maio all'intesa non c'è. Non bastano, a rasserenare il cielo, nemmeno le parole del capogruppo stellato al Senato Stefano Patuanelli, che prova a minimizzare sul tema vicepremier: «Preferiremmo due vice premier ma non è certo una questione per cui non si procederà».

Marcucci: «Rispetto per i meccanismi di tutti»

Il Pd riunisce la cabina di regia prima di pranzo, il presidente dei senatori dem, Andrea Marcucci, rivendica il «rispetto per i meccanismi di tutti», compreso Rousseau, ma dal Nazareno si sottolinea che «il voto domani sulla piattaforma Rousseau aggiunge un elemento di incertezza». Senza il sì del vicepremier uscente all'intesa, per la prima volta il risultato della consultazione degli iscritti al M5S - che pure qualche sorpresa in passato ha offerto, quanto meno nelle percentuali - è avvolto nella nebbia di una totale incertezza.

Di Maio tace

Nel M5S sono convinti che Di Maio stia giocandosi proprio la carta di Rousseau per forzare Conte ad accettare lo schema dei due vicepremier e di conseguenza la sua conferma nel ruolo. Toccherebbe a Conte, per sgombrare il campo dalla «mina» del voto on line, premere sul Pd perché tolga il veto. Ma se Di Maio resta in silenzio («starà compulsando i social network per verificare il 'sentiment' della rete, siamo ridotti a partito dei like», ironizza una fonte stellata non benevola nei suoi confronti) cosa potrebbe accadere con un voto al buio su Rousseau? «Qualcuno nel gruppo parlamentare - racconta la stessa fonte interna - stava già ipotizzando di valutare che fare se gli iscritti bocciano l'accordo: si potrebbe sostenere ugualmente il tentativo di Conte; potrebbe addirittura proporlo Beppe (Grillo, ndr) ma è uno scenario estremo, sarebbe una specie di scissione del fondatore. Certo è che se passa il no al governo lo scenario diventa totalmente inedito. Beppe potrebbe addirittura sbattere la porta e lasciare definitivamente, dopo tutto l'impegno di questi giorni a favore dell'accordo».

Casaleggio non si fida dell'unità del PD

E Davide Casaleggio, figlio del cofondatore e gran cerimoniere della comunicazione e dell'organizzazione on line, Rousseau compresa? «Non si fida, la sua linea è che 'il Pd mi deve dimostrare ancora tante cose' - spiega la stessa voce del M5S - e comunque il suo timore è che fai l'accordo con Zingaretti ma siccome il partito non è monolitico come la Lega non puoi sapere se l'accordo reggerà». Ma chi rischia di più, spiega, resta Di Maio: se tiene ferma la sua scommessa e non molla fino al voto di domani «con un eventuale sì di Rousseau al governo Conte potrebbe tagliarlo anche come ministro, se lui non risulta fra quanti appoggiano l'intesa...».