17 settembre 2019
Aggiornato 12:00

Il messaggio di fine anno di Mattarella

Nel consueto video a reti unificate per Capodanno, il presidente della Repubblica ha cercato un «bilancio» dell'anno appena trascorso: «Siamo una comunità, condividere valori senza astio e insulti»

ROMA - Nel Paese emerge il desiderio, «l'esigenza» di «riconoscersi come una comunità di vita». C'è un evidente «bisogno di unità» che non può che rifiutare «l'astio, l'intolleranza, l'insulto». Partendo da questo, e considerando per esempio il tema sicurezza, del fenomeno migratorio così di attualità nell'agenda del governo giallo-verde, deve esserci la ricerca dei «valori positivi della convivenza». Senza dimenticare che il nostro Paese «è ricco di solidarietà», è una comunità che «ricuce e che dà fiducia». Ma perché tutto questo trovi una sua applicazione l'Italia deve rispettare le norme che si è data: il Parlamento - «compresso nella discussione sulla manovra», cosa che tante polemiche ha sollevato in questi giorni - deve essere un «luogo di confronto» e di «attenta verifica» dei contenuti dei provvedimenti che vengono portati al suo esame. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio di fine anno ha colto l'occasione del messaggio di fine anno per rivolgersi direttamente agli italiani, sollecitando però al tempo stesso la politica ad essere l'interprete delle istanze, delle sollecitazioni che arrivano dalla società.

Evitare tasse sulla bontà

Il discorso, sei cartelle per una durata complessiva di 14 minuti, è stato pronunciato dal capo dello Stato dallo studio alla Palazzina, suo luogo di lavoro quotidiano. Parole, come dicevamo, non rivolte direttamente alla politica ma agli italiani. Non è una nazione chiusa, arretrata, rancorosa sottolinea Mattarella - quasi replicando ad uno studio in tal senso del Censis - ma con grande voglia di scappare dalla paura, dalle difficoltà. È «un'Italia che ricuce e che da fiducia», ha rilevato e che «non deve aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società. Sono i valori coltivati da chi svolge seriamente, giorno per giorno, il proprio dovere; quelli di chi si impegna volontariamente per aiutare gli altri in difficoltà. Il nostro è un Paese ricco di solidarietà». Il Terzo settore, il non profit per esempio, ha sottolineato Mattarella, «è una rete preziosa, di solidarietà». Anche per questo, ha aggiunto in riferimento alla manovra appena varata, «vanno evitate tasse sulla bontà».

Rispetto delle regole

E propio partendo dalla manovra Mattarella prende spunto per, in questo caso evidentemente, richiamare direttamente la politica al rispetto delle regole e della Carta costituzionale. Il presidente ha ricordato di avere promulgato la legge di bilancio «nei termini utili a evitare l'esercizio provvisorio, pur se approvata in via definitiva dal Parlamento soltanto da poche ore». Una considerazione che nasconde una preoccupazione anche se «avere scongiurato la apertura di una procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea per il mancato rispetto di norme liberamente sottoscritte è un elemento che rafforza la fiducia e conferisce stabilità». Detto questo, Mattarella ha avvertito che «la grande compressione dell'esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un'attenta verifica dei contenuti del provvedimento». Il capo dello Stato si è augurato «vivamente che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro - ha sottolineato - condizioni adeguate di esame e di confronto».

Il voto per le europee

Il rispetto delle regole che richiama Mattarella fa riferimento anche all'Ue perché «la dimensione europea è quella in cui l'Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole». Sullo sfondo non possono mancare le prossime elezioni continentali. «Quest'anno - ha ricordato - saremo chiamati a rinnovare il Parlamento europeo, la istituzione che rappresenta nell'Unione i popoli europei, a quarant'anni dalla sua prima elezione diretta. È uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne. Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l'occasione di un serio confronto sul futuro dell'Europa».

I problemi del Paese

Il modello di vita dell'Italia, ha detto Mattarella prendendo spunto dagli ultimi fatti di cronaca sportiva (e non solo) «non può essere - e non sarà mai - quello degli ultras violenti degli stadi di calcio, estremisti travestiti da tifosi. Alimentano focolai di odio settario, di discriminazione, di teppismo. Fenomeni che i pubblici poteri e le società di calcio hanno il dovere di contrastare e debellare».

Ma «esortare a una convivenza più serena - ha chiarito il presidente della Repubblica - non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà che il nostro Paese ha di fronte». Per Mattarella «molte sono le questioni che dobbiamo risolvere. La mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili. L'alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani. La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta, pur con risultati significativi di imprese e di settori avanzati. Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio». Mattarella non ha dubbi, «dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo. Ma non ci sono ricette miracolistiche. Soltanto il lavoro tenace, coerente, lungimirante produce risultati concreti. Un lavoro approfondito, che richiede competenza e che costa fatica e impegno».

Nel tempo dei social

Infine, un passaggio sulla formalità del messaggio, che a molti (giovani per lo più) potrebbe essere apparso come una cosa ormai fuori dal tempo. «Siamo nel tempo dei social - ha rilevato Mattarella - in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana. Tempi e abitudini cambiano ma questo appuntamento - nato decenni fa con il primo Presidente, Luigi Einaudi - non è un rito formale. Mi assegna il compito di rivolgere, a tutti voi, gli auguri per il nuovo anno: è un appuntamento tradizionale, sempre attuale e, per me, graditissimo».