26 giugno 2022
Aggiornato 20:00
L'intervista

Barillari: «La guerra in Ucraina è stata voluta per interessi economici e commerciali»

Il consigliere regionale del Lazio Davide Barillari analizza al DiariodelWeb.it le vere ragioni che stanno dietro il conflitto e la cultura che potrebbe portarci alla pace

Zelensky, Macron e Putin
Zelensky, Macron e Putin Foto: Sputnik

Ha lanciato il suo appello dal palco della piazza di Genova, al «No Paura Day» del mese scorso, Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio. Un appello preciso alla popolazione italiana, affinché cominci a guardare con occhi diversi la guerra in Ucraina. E soprattutto la pace, che non può essere realmente portata avanti da chi si limita a stare dalla parte di uno dei due schieramenti. Ecco che cosa ha dichiarato in proposito ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Consigliere Davide Barillari, dal palco lei ha sostenuto che la guerra in Ucraina non sia stata provocata da un incidente internazionale, bensì sia frutto di una precisa volontà.
Per capire tutte le guerre bisogna innanzitutto conoscere la geopolitica, comprendere gli scenari e gli interessi economico-commerciali delle potenze mondiali: Europa, Stati Uniti, Cina... Un conflitto non nasce mai dal nulla, perché c'è un invasore che attacca un altro Paese. Dietro ci sono sempre motivi storici, politici e soprattutto di accesso alle risorse primarie.

In questo caso?
La guerra in Ucraina è una guerra commerciale tra Stati Uniti e Russia, che si gioca sul terreno dell'Europa. Si parla di risorse petrolifere, di forniture di gas. E questo conflitto ha cambiato completamente l'equilibrio commerciale tra il nostro continente e il resto del mondo. In teoria, adesso noi acquistiamo dagli Stati Uniti, ad un prezzo maggiorato, mentre la Russia vende alla Cina. Lo scenario economico si è ribaltato: forse questa guerra serviva proprio a sbloccare alcuni contratti.

Quindi, prima ancora di vedere l'esito militare, gli Stati Uniti ci hanno già guadagnato a discapito di noi europei?
In realtà il potere finanziario sta vincendo in ogni caso. Cambiano solo le dinamiche. Ripeto: io penso che questa guerra sia stata voluta apposta, sia strumentale. Se una potenza come la Russia avesse voluto veramente conquistare un Paese come l'Ucraina, ormai poco armato, lo avrebbe fatto in tempi anche brevi. Il fatto che si prolunghi tanto serve anche ad avere una forza di contrattazione maggiore.

Anche dietro a questa durata ci sono degli interessi precisi?
Tutto si gioca non sul piano militare, ma su quello economico. E la parte commerciale non è ancora chiusa, stanno tuttora trattando.

Eppure questi scenari vengono raccontati dai grandi media con toni molto diversi. Che ruolo gioca la stampa in questo conflitto?
I media stanno raccontando la versione caramellata della guerra. Fanno vedere le vittime e i cattivi invasori. Organizzano questi talk show in cui addirittura parlano le mogli o le amanti del battaglione Azov. Stravolgono la storia, raccontano una verità tutt'altro che vera. E, soprattutto, danno spazio ad un'unica voce. Appena si critica Zelensky o si racconta quello che è successo con gli accordi di Minsk o con la guerra in Donbass si viene tacciati di essere filorussi. Come accadeva con il Covid: o sei a favore oppure, anche solo se poni delle domande, sei pericoloso, sei da escludere. La televisione pubblica, in questo, ha un ruolo molto grave.

Così come non si potevano mettere in discussione i vaccini, ora non si può mettere in discussione il governo ucraino.
La narrazione è la stessa, sì. Se non sei a favore del sistema e delle sue scelte ti vengono affibbiate tutte le etichette possibili.

L'aspetto bizzarro è che chi si proclama pacifista, in effetti, non sta veramente dalla parte della pace, ma si schiera con uno dei due contendenti.
Come al solito vedo tanta ipocrisia. Si strumentalizzano parole, valori e princìpi come la democrazia o la pace, come durante la pandemia si parlava di tutela della salute e della collettività. Chi è davvero pacifista parla di disarmo, non di invio delle armi. Chiede di rivedere il ruolo della Nato, di dichiarare l'Italia Paese neutrale, di smetterla di produrre armi. Questo vuol dire essere pacifisti, non stare dalla parte dell'Ucraina o della Russia.

Questa posizione pacifista non sembra incontrare particolare appoggio da parte dei grandi attori politici.
I partiti hanno interessi diretti, anche personali, nella gestione dell'economia di guerra, tramite Leonardo e le altre grandi aziende produttrici di armamenti. Il problema è la società, che si è assuefatta ad un pacifismo di facciata. Se le associazioni pacifiste e la stessa Chiesa volessero fare un vero discorso di pace, parlerebbero loro per prime di disarmare gli eserciti e dichiararsi neutrali. La neutralità è il primo passo verso la pace.

C'è il margine concreto perché dal basso sorga questa nuova consapevolezza?
No. Purtroppo abbiamo visto che in questi due anni le voci critiche e dubbiose sono state azzittite. Io non vedo nella società un risveglio di valori, né una volontà di perseguire un'idea diversa. Purtroppo dagli italiani non mi aspetto nulla.