2 dicembre 2021
Aggiornato 05:00
L'intervista

Sofo: «Greta Thunberg è la prima a fare solo ‘bla bla bla’, il suo non è vero ambientalismo»

L’eurodeputato di Fratelli d’Italia Vincenzo Sofo parla al DiariodelWeb.it di globalizzazione e ambiente, temi al centro del convegno Identitas di domenica

Il Presidente Draghi incontra a Milano Greta Thunberg e le attiviste ambientali
Il Presidente Draghi incontra a Milano Greta Thunberg e le attiviste ambientali Palazzo Chigi

Si terrà questa domenica 21 novembre alle ore 17, in videoconferenza mondiale sul canale YouTube di Audax Editrice, il convegno/documentario «Identitas, clima e globalizzazione», ideato, diretto e curato dallo scrittore Emanuele Franz. Si parlerà dei fenomeni globali che stanno cambiando il mondo, dalla globalizzazione al cambiamento climatico, con interventi di personaggi di primo piano nella cultura e nella politica, da Noam Chomsky a Piergiorgio Odifreddi, da Marcello Veneziani a Vittorio Sgarbi. Tra gli ospiti c’è anche l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Vincenzo Sofo, con cui il DiariodelWeb.it ha anticipato i temi dell’incontro.

Onorevole Vincenzo Sofo, che cosa l'ha spinta ad accogliere l'invito a presenziare, insieme ad un parterre di ospiti di assoluto livello, e che cosa si aspetta da questo convegno?
Le occasioni di confronto sono sempre importanti, anche se in modalità virtuale. Specialmente quando si affrontano tematiche importanti, anche per la visione e le sfide politiche che abbiamo davanti nei prossimi anni, come quella ambientale.

Per troppi anni è stato considerato un argomento di sinistra, ma possiamo dire che anche il centrodestra è attento all'ecologia?
Assolutamente. La destra deve riappropriarsi del tema ambientale, ma di quello vero. Lo pseudo-ecologismo della sinistra, pieno di bluff e incongruenze, non ha niente a che fare con l'ambiente: basti vedere quali sono i costi ambientali della transizione energetica, di cui tanto si parla. La difesa del territorio, la conservazione della natura e dell'armonia paesaggistica, invece, è profondamente di destra, perché ha a che fare con la difesa della dimensione locale.

Quindi esiste una strada che possa coniugare sostenibilità e sviluppo economico?
Certamente. Innanzitutto potenziare l'economia locale: il contrario di ciò che prevede l'agenda di sinistra. L'ecologismo alla Greta Thunberg propone di andare in giro in monopattino ma non mette minimamente in discussione l'impalcatura complessiva. I veicoli che inquinano di più sono gli aerei e le navi cargo, che a tutt'oggi trasportano ancora gran parte del commercio mondiale. Delocalizzare, ovvero rinunciare alla propria economia locale per andare ogni volta ad acquistare i prodotti dall'altra parte del mondo, è la prima fonte di inquinamento. Ma questo è un tema che la sinistra si guarda bene dal toccare.

Ci fa un esempio?
L'ultima moda degli ambientalisti è la battaglia contro le carni. Ma il cibo, quello tipico e locale, è l'ultimo pezzo di produzione indissolubilmente legato al territorio. Al suo posto si vogliono proporre prodotti sintetici, industriali, creati nei laboratori in qualunque parte del mondo, in maniera per nulla ecosostenibile. Per non parlare del turismo locale: la maggior parte degli ecologisti sarebbe disposta a rinunciare ai viaggi in Thailandia e alle Barbados per fare le proprie vacanze a chilometri zero? E poi c'è un altro tema che è stato oggetto di una mia interrogazione parlamentare, ma guarda caso l'Unione europea se ne è lavata le mani.

Quale?
Quando noi parliamo di Pnrr e di ambiente, perché non mettiamo come priorità la bonifica dei territori inquinati da discariche abusive, anche di rifiuti tossici. Si fa la battaglia contro il nucleare, di carattere geopolitico, e non pensiamo a quello che abbiamo sottoterra e che tutti i giorni fa morire delle persone, oltre ad essere una delle prime risorse economiche della criminalità organizzata. Non ho mai visto una manifestazione dei seguaci di Greta Thunberg per chiedere le bonifiche.

Quindi possiamo dire che la globalizzazione, oltre ad avere un impatto forte sui popoli, ce l'ha anche sul pianeta?
Questo è assolutamente oggettivo. Pensiamo al green deal: se porta con sé gli interessi di così tante multinazionali è perché non ha nulla di ambientalistico. È una partita energetica, quindi geopolitica, che va affrontata per definire il posizionamento dell'Europa nello scacchiere internazionale, ma dobbiamo smetterla di raccontarci la balla che sia una questione di diritti.

Che opinione si è fatto dell'accordo che è stato trovato al Cop26?
Che è un non-accordo. Il continente più impegnato nella riduzione delle emissioni è l'Europa, ma non è certamente quello che inquina di più. Invece i Paesi dai quali dipende la salute del mondo, come Cina e Stati Uniti, se ne lavano le mani. Quindi questo si trasforma un suicidio assistito dell'Europa: gli obiettivi posti sono talmente folli che risulteranno solo nell'ulteriore deindustrializzazione. Il tutto per fare un favore ad altre potenze, perché la stessa transizione energetica non fa altro che renderci ancora più dipendenti da altri soggetti. Forse meno dalla Russia ma più dalla Cina, per via delle terre rare che servono per costruire le batterie.

Quindi, almeno quando dice che è stato solo un «bla bla bla», Greta Thunberg ha ragione.
Sicuramente è stato un «bla bla bla», ma è lei la prima a farlo. È solo un'attrice che recita un copione scritto per lei da chi ha grandi interessi a sostenere le sue campagne. Questa notizia è passata sottotraccia, ma Bezos e compagnia, ovvero i suoi stessi sponsor, hanno già stretto delle joint venture per trivellare in Groenlandia. Ovvero, uno dei pochissimi luoghi ancora incontaminati nel mondo. Che cosa c'è di ambientalistico in tutto questo?

Fratelli d'Italia non parteciperà alla riunione di Varsavia della destra europea: è davvero solo perché la Meloni aveva un altro impegno oppure è una scelta politica?
Su questo Giorgia Meloni è già stata chiara più volte. Fdi è una forza che sta crescendo e guadagnandosi autorevolezza anche in Europa ed è impegnata a consolidare e dare una prospettiva al campo dei conservatori. La nuova dicotomia nel mondo occidentale, e quindi automaticamente anche in Italia, è quella tra conservatori e progressisti. Quindi abbiamo bisogno di aggiornare le sfide e i concetti di destra. Fra l'altro gli stessi polacchi si sono detti favorevoli a questo percorso. Ben vengano le cooperazioni sempre più strette tra le forze che vogliono cambiare la rotta di questa Unione europea, comprese quelle che sono in Identità e democrazia, come la Lega che del resto è nostra alleata anche in Italia. Ma possiamo farlo benissimo anche rispettando le specificità di ognuno.

Quindi collaborazione sì, ma gruppo unitario no.
Non è la sola via. Ci sono tanti modi alternativi e focalizzarsi solo su questa questione amministrativa è riduttivo. Anche perché, paradossalmente, avere due gruppi diversi in parlamento, ma coordinati, ci permette di agire in modo addirittura più efficace.