12 aprile 2021
Aggiornato 02:30
L'intervista

Bignami: «Il ministero ci nasconde i documenti, cosa c'è in quel dossier segreto?»

Galeazzo Bignami, Deputato di Fratelli d'Italia, racconta al DiariodelWeb.it la sua battaglia legale per fare trasparenza sul piano secretato dal Ministero della Salute

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza
Il Ministro della Salute, Roberto Speranza ANSA

Ormai da mesi il ministero della Salute è al centro di un braccio di ferro giudiziario con un deputato di Fratelli d'Italia, Galeazzo Bignami. Al centro di questi ricorsi e controricorsi al Tar ci sarebbe un documento, un piano sulla pandemia scritto nel gennaio 2020, prima dell'inizio dell'emergenza, e subito secretato. Il direttore generale della programmazione del ministero, Andrea Urbani, ne rivelò l'esistenza in un'intervista al Corriere della Sera. E da allora Bignami sta cercando, finora invano, di leggerlo. I motivi di questa sua crociata li spiega lui stesso ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Onorevole Galeazzo Bignami, a dove risalgono le tracce del dossier segreto del gennaio 2020?
La premessa è l'alert mondiale lanciato dall'Oms il 15 gennaio 2020, con cui il comitato d'emergenza dell'organizzazione allerta gli Stati membri del rischio di un'espansione della pandemia, raccomandando l'attivazione dei piani sanitari sviluppati negli anni precedenti. Il 22 gennaio Speranza riunisce la task force sul Covid, durante la quale, una settimana dopo, il dottor Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, suggerisce di fare riferimento proprio ai piani pandemici aggiornati secondo le linee guida dell'Oms.

Quello era il periodo in cui vennero riscontrati i due turisti cinesi positivi a Roma.
Esatto. Intanto Conte andava in tv dalla Gruber a dire che siamo prontissimi. Il 31 gennaio viene dichiarato lo stato di emergenza e da quel giorno non si sa più nulla. Viene costituito il Cts, che il 12 febbraio afferma di non avere informazioni sulla rete di strutture sanitarie, e tre giorni dopo dà mandato ad un gruppo di lavoro per elaborare un piano. Ma a quel punto arriva il paziente 1, la chiusura delle scuole, e il piano viene illustrato solo il 4 marzo.

Dalle prime avvisaglie, insomma, sono già passati dei mesi.
Il piano pandemico non impedisce la diffusione del virus, semmai può ritardarla, facendo guadagnare tempo. Come un sistema antincendio. E, proprio come l'antincendio, richiede solo di essere aggiornato e verificato ogni tanto. Il 20 aprile Andrea Urbani (direttore generale della programmazione del ministero della Salute, ndr), nel tentativo di rispondere alle accuse sull'impreparazione dell'Italia, afferma al Corriere della Sera che in realtà un piano c'era già da gennaio, ma che è stato secretato perché gli scenari erano troppo drammatici per essere diffusi.

Questa affermazione lascia perplessi.
Di più, è inaccettabile. Soprattutto perché viola una serie di disposizioni della regolamentazione sanitaria internazionale. Le linee di comunicazione del rischio sugli sviluppi pandemici affermano che il primo partner da adottare per fronteggiare la diffusione di un virus è la popolazione. Quindi tutti i processi vanno ispirati a criteri di trasparenza. Questi sono precetti vincolanti. E anche il parlamento europeo ha decretato che tutti i processi decisionali devono essere interamente trasparenti, oltre che i piani pandemici vanno aggiornati ogni tre anni.

Quello italiano è stato aggiornato?
L'Italia aveva un piano pandemico del 2006, che non è mai stato aggiornato, ma solo riconfermato. Quello che stupisce è che di questo piano, dopo l'accenno di Ippolito a gennaio, non si parla più. Riemerge in un documento dell'Oms, pubblicato a metà maggio e immediatamente rimosso. Ne dà notizia ad agosto il Guardian, riferendo delle pressioni del dottor Ranieri Guerra, ex direttore generale del ministero della Sanità, affinché gli estensori del documento lo ritirino. Esattamente come accade.

E voi di Fratelli d'Italia come vi siete mossi per fare chiarezza?
A inizio agosto, prima dell'articolo del Guardian, chiediamo l'accesso agli atti, in particolare al documento di cui parla Urbani. Perché se il piano c'era già a gennaio, allora perché abbiamo ceduto milioni di mascherine alla Cina, perché il Cts si è dovuto attivare per ricostruire i dati, perché il paziente ha rappresentato una scoperta così sconvolgente, perché abbiamo dovuto rincorrere il virus con l'introduzione delle zone rosse.

Insomma, se eravamo già pronti, perché si è aspettato così tanto a prendere contromisure?
Esatto. Il ministero non ci risponde, quindi noi facciamo ricorso al Tar, che ci dà ragione. Quindi dopo la sentenza, ci inviano un documento. All'interno del quale, però, si fa riferimento a dati del 23 febbraio. Come può un documento che risale a gennaio citare dati acquisiti a febbraio? A questo punto andiamo nel penale: si tratta della mancata ottemperanza di una sentenza.

E il ministero, allora, come risponde?
Impugna la sentenza. E, nell'atto d'appello, dicono che il documento di cui parla Urbani non esiste.

La domanda che mi sorge spontanea è: che cosa ci sarà mai in questo piano che stanno cercando di nascondere con tanta pervicacia?
A me sorprende che, in decine e decine di riunioni del Cts, non si citi mai il piano pandemico. E l'unica volta in cui se ne parla, in sede internazionale, lo si faccia per rimuoverlo. Nel Cts sedevano, fino a pochi giorni fa, diversi di coloro che dovevano aggiornare quel piano: Giuseppe Ruocco, Claudio D'Amario, Andrea Urbani, Ranieri Guerra...

Insomma, tenterebbero di nascondere che non hanno aggiornato quel piano?
Io non posso dirlo, anche se c'è la procura di Bergamo che sta indagando. Ma un dubbio ce l'ho: siamo sicuri che mettere lì quelle persone sia stata una misura giusta? Non è che quelle persone con un occhio guardavano il Cts e con l'altro che cosa usciva dalle procure e dai giornali?

Questo si chiamerebbe conflitto d'interessi, un termine che per tanti anni è stato sventolato in altre sedi.
La differenza è che quello, al massimo, poteva costare il carcere a qualcuno. Qui parliamo di decine di migliaia di vite umane.

Alla luce anche di questo fatto, quali sono le responsabilità politiche del ministro Speranza nella gestione della pandemia?
Nel suo libro, che è stato ritirato, il ministro Speranza intanto smentisce che il governo abbia mai secretato dei documenti, anzi che la trasparenza è sempre stato un suo punto di forza. La vicenda che ho appena narrato lascia qualche dubbio in merito. Ma, sempre nel libro, parla anche del fatto che gli avvertimenti sulla gravità del Covid che lanciava a metà febbraio non venivano compresi. Non sarà che lui era l'unico preoccupato perché era l'unico ad avere i documenti?