Italia | Congresso nazionale Fratelli d'Italia

Meloni: «Risparmiatori truffati da banche e governo»

La leader di Fdi: «Gli italiani avranno o meno il diritto di conoscere i nomi di coloro a cui hanno pagato i debiti con i loro soldi o no? Faremo emergere le responsabilità della sinistra»

TRIESTE - Per Giorgia Meloni, dal palco di Trieste dove Fratelli d'Italia ha celebrato il suo secondo congresso nazionale, i patrioti moderni sono anche i risparmiatori che sono stati «truffati» dei loro sacrifici di una vita «prima dalle banche e poi dal governo». Meloni ha spiegato che è «per loro che ho voluto fare parte della commissione di inchiesta sul sistema bancario, per denunciare la vergogna di una sistema del credito che da troppo tempo ormai privatizza gli utili e socializza le perdite».

La vergogna delle banche in mano alla sinistra
Secondo Meloni bisogna denunciare «la vergogna di istituti bancari» che hanno «distribuito miliardi e miliardi di prestiti ad amici degli amici senza garanzie», e che poi quando «quei soldi non sono rientrati hanno chiesto, con la scusa della crisi economica, l'aiuto dello Stato». L'ex ministra della Gioventù ha proseguito: «Oggi quella commissione di inchiesta si interroga se sia giusto o meno rendere pubblica la lista dei debitori insolventi delle banche salvate dallo Stato. Ma di grazia, gli italiani avranno o meno il diritto di conoscere i nomi di coloro a cui hanno pagato i debiti con i loro soldi o no? Perché agli amici degli amici sono stati dati miliardi di euro quando all'imprenditore non danno nemmeno 5mila lire se non si ipoteca la casa?». La presidente di Fdi ha concluso dicendo che molto probabilmente la commissione di inchiesta sulle banche non arriverà a nulla in questa legislatura, in quanto è stata costituita a pochi mesi dalle elezioni, «proprio perché non arrivi a nulla», ma «non vi preoccupate perché quando andremo al governo istituiamo nuovamente la commissione finché non si chiarisce cosa è successo e le responsabilità della sinistra, che aveva una banca per corrente. Una Renzi, una Bersani...»