19 ottobre 2019
Aggiornato 20:00
Scandalo Atac

Atac a un passo dal crac, (pure) Rota si dimette: «Non voglio fare il capro espiatorio»

Dopo la notizia dei conti insanabili, dell'assenteismo dei dipendenti alle stelle, dei mezzi fuori uso anche il direttore generale Bruno Rota getta la spugna e si dimette

ROMA - Anche Bruno Rota taglia la corda. Come se non bastassero la saga dell'acqua e la piaga della spazzatura, la Capitale ora si trova anche alle prese con la crisi del trasporto pubblico dell'Atac. Ormai sono ufficiali le dimissioni del direttore generale della municipalizzata, Bruno Rota. Dopo le interviste che parlavano non solo di conti insanabili e mezzi decrepiti, ma anche di assenteismo alle stelle e un'azienda alla rovina restava poco altro da fare. La giunta Raggi aveva replicato che Rota aveva carta bianca, poteva dare dei segnali. E il direttore generale aveva risposto su Facebook accusando i 5 stelle di aver solo proposto nomi di amici da promuovere, non dirigenti da cacciare. «Non intendo fare da capro espiatorio», aveva detto al Corriere della Sera. Poi la rottura. Rota è il terzo capo dell'Atac a lasciare il posto nell'era Raggi.

I problemi irrisolti di Atac e le denunce dei cittadini
E poi? I cittadini nell'afa estiva, rassegnati al dissesto, ai ritmi già rallentati e alla metro A che chiuderà una tratta per tutto agosto, oscillano fra proposte e rassegnazione. «Non funziona molto bene, soprattutto a Termini dove per prendere la metro c'è moltissima gente sulla banchina, per cui si rischiano incidenti come è successo recentemente", dichiara una cittadina capitolina. «Il servizio Atac in definitiva non penso che sia così disastrato come dicono. Forse ci vorrebbe un potenziamento della linea tranvaria e un potenziamento del parco mezzi", sostiene un'altra.

Pochi controllori e molti "delinquenti" che non pagano il biglietto
«Il problema è che non c'è manutenzione degli autobus e neanche aggiornamento del personale, che non è qualificato. A volte passano a volte no. I controllori devono passare e si devono comportare allo stesso modo con gli italiani e con gli stranieri, e non lo fanno", è la denuncia di un altro cittadino. «Magari si potrebbero inserire dei turni di rotazione del personale per cui chi non fa l'autista fa il controllore e viceversa». I controllori, infatti, scarseggiano: «Gli stranieri fanno quello che vogliono qui in Italia. Soprattutto gli extracomunitari. Neanche i romani pagano, però. Sono tutti delinquenti che vanno arrestati, sia italiani che stranieri».