2 giugno 2020
Aggiornato 00:30
Vaticano

«Se manca il Padre non c'è fratellanza»

Così Papa Francesco nell'omelia della messa a Santa Marta, commentando il brano del Vangelo in cui Gesù, congedandosi dai discepoli, li rassicura spiegando che non saranno lasciati orfani

Papa Francesco
Papa Francesco ANSA

CITTÀ DEL VATICANO - «Oggi nel mondo c'è un grande sentimento di orfanezza: tanti hanno tante cose ma manca il Padre. E nella storia dell'umanità questo si ripete. In tanti miti si ripete questo cercare il padre che manca». Così Papa Francesco nell'omelia della messa a Santa Marta, commentando il brano del Vangelo in cui Gesù, congedandosi dai discepoli, li rassicura spiegando che non saranno lasciati orfani, per l'arrivo di un altro Paraclito. Il «senso di orfanezza che tocca l'appartenenza e la fraternità» e provoca «insulto e guerre», ha detto, poichè «manca il Padre che faccia la pace».

«Oggi viviamo in una società dove manca il Padre. Un senso di orfanezza che tocca la fraternità - ha detto il pontefice - per questo Gesù promette il Paraclito, che insegnerà l'accesso al Padre, lo ricorderà. Lo Spirito Santo non viene per fare i suoi clienti, viene per ricordare l'accesso al Padre» che «è il centro di tutto, l'origine di tutto, l'unità di tutti, la salvezza di tutti. Solo con questa coscienza di figli, che non sono orfani, si può vivere in pace tra noi».

«Se manca il Padre non c'è fratellanza»

«Le guerre - ha detto - sempre, piccole e grandi, hanno una dimensione di orfanezza: manca il Padre che faccia la pace. Il senso di orfanezza provoca insulto e guerre: se manca il Padre non c'è fratellanza. Chi appartiene al Padre ha dei fratelli», ha un «senso di appartenenza a una famiglia». «Chiediamo allo Spirito Santo - ha concluso il pontefice - che ci ricordi sempre questo accesso al Padre, che noi abbiamo un Padre, e dia a questa civiltà che ha questo senso di orfanezza la grazia di ritrovare il Padre».

Ruini: «Con Wojtyla la Chiesa uscì dalla crisi del dopo Concilio»

Giovanni Paolo II «ha inciso sul corso della storia sotto molti profili. L'aspetto più conosciuto è il suo contributo alla caduta del comunismo, che per suo merito è avvenuta in modo pacifico». E' l'opinion del cardinale Camillo Ruini, 89 anni, ex presidente della Cei. «Con lui - afferma il porporato alla Stampa - la Chiesa è uscita da quella posizione difensiva sulla quale era stata a lungo costretta dalla crisi del dopo Concilio e ha potuto riprendere l'iniziativa, soprattutto nell'ambito dell'evangelizzazione. Tra lui e Papa Francesco ci sono molte diversità, ma diversità non vuole affatto dire contrapposizione», secondo Ruini.

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