23 luglio 2019
Aggiornato 04:30
L'inchiesta

Corruzione, altri 2 arresti nell'inchiesta su Arata e Nicastri

Oggi la Dia di Trapai ha arrestato Giacomo Causarano, ex funzionario dell'assessorato regionale siciliano all'Energia, e l'imprenditore milanese Antonello Barbieri.

Investigatori della DIA
Investigatori della DIA ANSA

PALERMO - Nuovo colpo di scena nell'inchiesta della Procura di Palermo che poche settimane fa ha portato all'arresto dell'ex consulente della Lega Paolo Arata, accusato di essere socio occulto dell'imprenditore dell'eolico Vito Nicastri, ritenuto vicino al latitante di Cosa nostra Matteo Messina Denaro.

Nuovi arresti

Oggi la Dia di Trapani ha arrestato Giacomo Causarano, ex funzionario dell'assessorato regionale siciliano all'Energia, e l'imprenditore milanese Antonello Barbieri. Per Causarano l'accusa è di corruzione, mentre Barbieri, sospettato d'intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione, sarebbe stato in società con Arata e Nicastri. Entrambi sono stati posti ai domiciliari.

L'inchiesta della Dia di Trapani

L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e dal pm Gianluca De Leo e condotta dalla Dia di Trapani, ha fatto luce su un presunto giro di mazzette alla Regione Siciliana. In particolare, Arata e Nicastri avrebbero pagato diversi funzionari regionali per avere in cambio agevolazioni nei loro affari nel campo delle energie rinnovabili. Nell'indagine erano già stati coinvolti nelle scorse settimane anche dei figli di Arata e Nicastri, Paolo e Manlio, nonchè un altro funzionario regionale siciliano, Alberto Tinnirello. Sarebbe stato Causarano l'anello di congiunzione tra Nicastri e Tinnirello che firmava le autorizzazioni necessarie all'imprenditore per la realizzazione di due impianti di biometano. Il progetto era ottenere l'Autorizzazione Unica da parte della Regione.

Mezzo milione di euro

La cifra su cui si sarebbero messi d'accordo sarebbe stata di mezzo milione di euro, e i primi 100mila euro sarebbero già stati consegnati. La restante parte doveva essere versata alla firma dell'autorizzazione. Gli impianti dovevano essere realizzati a Francofonte, in provincia di Siracusa, e a Calatafimi, nel Trapanese. Ma una volta ottenute le autorizzazioni, Nicastri aveva intenzione di rivendere il progetto, Un affare che gli sarebbe valso tra 10 e 15 milioni. Barbieri, invece, sarebbe stato socio di Nicastri fino al 2015, poi avrebbe ceduto le sue quote ad Arata per 300mila euro. I magistrati palermitani hanno trasferito a Roma la tranche dell'indagine che ipotizza il pagamento di una tangente di 30mila euro all'ex sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri per l'approvazione di un emendamento che avrebbe dovuto far ottenere finanziamenti ai due soci.