18 giugno 2019
Aggiornato 03:00
Vaticano

Papa Francesco: «Impegnarsi per dare un lavoro equamente retribuito a tutti»

Lo ha detto il Pontefice ricevendo in udienza i membri della Confederazione delle Cooperative Italiane, in occasione del 100° anniversario di fondazione: «Cooperare diventa uno stile di vita»

Papa Francesco
Papa Francesco ( ANSA )

ROMA - «E' solidarietà impegnarsi per dare lavoro equamente retribuito a tutti; permettere a contadini resi più fragili dal mercato di far parte di una comunità che li rafforza e li sostiene; a un pescatore solitario di entrare in un gruppo di colleghi; ad un facchino di essere dentro una squadra, e così via. In questo modo, cooperare diventa uno stile di vita». Lo ha detto Papa Francesco ricevendo in udienza i membri della Confederazione delle Cooperative Italiane, in occasione del 100° anniversario di fondazione.

La cooperazione cristiana è la strada giusta

«Mi rimase impresso - ha proseguito il Papa - quando avevo 18 anni, nel 1954, ascoltando parlare mio padre proprio di questo tema. Fin da allora mi sono convinto che la cooperazione cristiana è la strada giusta. Magari economicamente può sembrare più lenta, ma è la più efficace e sicura. È un forte segno di speranza quando la dottrina sociale della Chiesa non rimane una parola morta o un discorso astratto, ma diventa vita grazie a uomini e donne di buona volontà, che le danno carne e concretezza, trasformandola in gesti personali e sociali, concreti, visibili e utili», ha concluso Francesco.

Dottrina sociale della Chiesa

Per il Papa «in un mondo globalizzato come il nostro, dobbiamo metterci in sintonia con quello che insegna la dottrina sociale della Chiesa quando parla della centralità della persona. Dovremmo quindi comprendere l'importanza di far acquisire abilità professionali e offrire percorsi di formazione permanente, specialmente a quelle persone che vivono ai margini della società e alle categorie più svantaggiate».

Società che diventa muro malata di indifferenza ed egoismo

«Una società che diventa muro, fatta dalla massa di tanti individui che non pensano e non agiscono come persone, non è in grado di apprezzare il valore fondamentale delle relazioni. Non si può agire veramente come persone quando si è malati di indifferenza ed egoismo. Allora, in realtà, il vero 'paralitico' è la folla. Una folla fatta di individui che guardano solo i propri bisogni senza accorgersi degli altri, e così non scoprono mai il gusto pieno della vita. L'individualismo - ha proseguito il Papa - impedisce la piena felicità, perché esclude l'altro dall'orizzonte. Quando rimango cieco davanti alla sofferenza e alla fatica degli altri, in realtà rimango cieco davanti a ciò che potrebbe rendermi felice: non si può essere felici da soli».

Solitudine è un inferno, troppi suicidi

«Il nostro mondo è malato di solitudine. La cronaca ci parla spesso di persone che si tolgono la vita spinte dalla disperazione, maturata proprio nella solitudine. Non possiamo rimanere indifferenti davanti a questi drammi e ognuno, secondo le proprie possibilità, deve impegnarsi a togliere un pezzo di solitudine agli altri. Va fatto non tanto con le parole, ma soprattutto con impegno, amore, competenza, e mettendo in gioco il grande valore aggiunto che è la nostra presenza personale. Con vicinanza, con tenerezza. Solo quando ci mettiamo in gioco in prima persona possiamo fare la differenza. Farsi prossimo significa impedire che l'altro rimanga in ostaggio dell'inferno della solitudine. Il vantaggio più importante ed evidente della cooperazione - ha spiegato Francesco - è vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno. Quando l'uomo si sente solo, sperimenta l'inferno. Quando, invece, avverte di non essere abbandonato, allora gli è possibile affrontare ogni tipo di difficoltà e fatica».