16 giugno 2019
Aggiornato 17:00
L'inchiesta

Morta Imane Fadil, teste nel processo Ruby contro Berlusconi: «Mix di sostanze radioattive»

Il procuratore Greco: «Anomalie nella cartella clinica». La ragazza aveva detto al suo avvocato che temeva di essere stata avvelenata. Ricoverata in ospedale all'Humanitas, è deceduta il primo marzo

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MILANO - Sarebbe stato un mix di sostanze radioattive ad uccidere Imane Fadil, la 33enne di origine marocchina teste chiave nel processo «Ruby». E' quanto si apprende da fonti qualificate. Nel pomeriggio di oggi, il procuratore di Milano, Francesco Greco, aveva dato la notizia della morte, spiegando che l'ex modella era deceduta il 1 marzo scorso alla clinica Humanitas di Rozzano (Milano) dove era ricoverata dal 29 gennaio, e che sulla sua morte era stata aperta un'indagine per omicidio volontario coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano. La Fadil prima di morire avrebbe denunciato al suo avvocato, Paolo Sevesi, e ad alcuni parenti e amici di essere stata avvelenata.

Humanitas: sequestro salma fu immediato

La documentazione clinica e la salma di Imane Fadil sono state sequestrate dall'Autorità Giudiziaria il 1 marzo scorso, giorno stesso della morte della 33enne che aveva raccontato i retroscena delle serate del «bunga bunga» organizzate da Silvio Berlusconi ad Arcore. La precisazione arriva dalla clinica Humanitas di Rozzano, dove l'ex modella è rimasta ricoverata dal 29 gennaio fino al momento della scomparsa.

Decesso il 1 marzo scorso

«Al decesso della paziente, il 1 marzo scorso, l'Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro di tutta la documentazione clinica e della salma», riferisce in una nota la clinica che aggiunge: «Il 6 marzo, Humanitas ha avuto gli esiti tossicologici degli accertamenti richiesti e lo ha prontamente comunicato agli inquirenti».

Condizioni erano gravi già dal primo giorno di ricovero

Le condizioni cliniche della 33enne, sottolinea ancora l'Humanitas, erano «molto gravi» già dal primo giorno di ricovero. Per questo l'ex modella «è stata presa in carico da una équipe multidisciplinare che ha messo in campo ogni intervento clinico possibile per la cura e l'assistenza della paziente, compresi tutti gli approfondimenti diagnostici richiesti dai curanti». Infine un ultimo chiarimento: «Per rispetto della privacy e dell'indagine in corso, Humanitas non rilascerà ulteriori commenti su nessun aspetto di questa vicenda».

Pm Greco: sintomi da avvelenamento

Il Procuratore di Milano, Francesco Greco, precisa che il cadavere presenta «sintomi di avvelenamento» ma che allo stato è prematuro azzardare ipotesi sulla reale causa del decesso. Per far luce sul giallo, è stata avviata una indagine per omicidio coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano. Da quanto è stato riferito la 33enne era ricoverata nella clinica di Rozzano dal 29 gennaio, denunciando a parenti e amici di essere stata avvelenata. La sua cartella clinica, attualmente al vaglio degli inquirenti milanesi, presenta alcune «anomalie ma non riconducibili a malattie certificate», ha detto ancora il procuratore Greco, precisando che il quadro generale sarà più chiaro una volta effettuata l'autopsia sul cadavere della donna.