26 giugno 2019
Aggiornato 22:30
Infrastrutture

Fico: «La battaglia No Tav è per costruire un mondo differente»

Lo scrive il presidente della Camera, Roberto Fico, in un intervento su La Stampa: «Opere pubbliche non siano terreno di scontro e di fili spinati»

Il Presidente della Camera, Roberto Fico
Il Presidente della Camera, Roberto Fico ( ANSA )

ROMA - «Penso che la battaglia No Tav non sia stata, e non sia tuttora, una battaglia orientata a distruggere tutto ciò che è nuovo, ma una battaglia ambientale, sociale e di visione del mondo differente. Una battaglia non del Movimento 5 Stelle ma di un'intera comunità profondamente radicata sul proprio territorio, al cui interno esistono diverse sensibilità». Lo scrive il presidente della Camera, Roberto Fico, in un intervento su La Stampa.

Questione di metodo - «C'è anzitutto una questione di metodo che credo andrebbe posta nella discussione intorno a ogni grande opera pubblica. Chiediamoci, di volta in volta, a quale visione di lungo periodo una certa opera risponde. E quindi se si adegua a quelle esigenze di sostenibilità - ambientali, economiche, sociali - irrinunciabili nel contesto mondiale attuale», osserva Fico.

Opere pubbliche non siano terreno di scontro - «Quell'opera ci proietta in un futuro migliore e sostenibile oppure, attraverso di essa, stiamo inseguendo un modello di sviluppo che è già superato? Questa è la domanda che noi tutti, laicamente, dobbiamo porci di volta in volta di fronte al progetto di una grande opera pubblica. E chi ritiene che una certa opera non debba, per quelle ragioni, essere intrapresa - aggiunge il presidente della Camera -, non può essere etichettato come un barbaro autarchico o come un luddista. Non possiamo accettare questo e non possiamo accettare che le opere pubbliche diventino terreno di scontro al punto da innalzare muri, recinti, fili spinati, zone rosse».

Cambiamenti climatici - «Forse in Italia abbiamo vissuto il conflitto con toni e conseguenze meno drammatici che altrove, ma siamo dentro 'Quell'opera ci proietta in un futuro migliore o è un modello di sviluppo già superato?' quello stesso filo rosso: cosa significa per un territorio trasformarsi, qual è il destino delle risorse di quel territorio, come si coinvolgono le comunità locali nelle decisioni pubbliche sulle grandi opere. Tutto questo non significa affatto pensare a una dimensione domestica o localistica, di sviluppo e di progresso. È il contrario. Significa pensare a partire dal locale a un modello di sviluppo globale - insiste l'esponente M5S -. Siamo in un contesto in cui pericolosamente stanno prendendo fiato teorie che ci riporterebbero indietro di secoli, come quelle 'negazioniste' rispetto ai cambiamenti climatici - pensiamo al dibattito intorno alle posizioni del presidente Trump - che riguardano l'intero Pianeta. In questo senso, parlare di sostenibilità e di visione di una singola opera solo apparentemente locale, significa in realtà ragionare dentro un orizzonte molto più vasto».