22 maggio 2019
Aggiornato 22:30
Centrosinistra

Il Pd cambia nome, «ci chiameremo solo Democratici»

La linea, che trova aperture da altre "correnti", dettata dal candidato alla segreteria Maurizio Martina: «Primo passo verso un nuovo soggetto politico»

Il candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina
Il candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina ( ANSA )

ROMA - «Le primarie devono essere il primo passo verso un nuovo soggetto politico. Per passare dal Partito democratico ai democratici. Al plurale». Così il candidato alla segreteria del Partito democratico, Maurizio Martina, in una intervista a Repubblica prova a lanciare una nuova linea, che sembra trovare il consenso degli "avversari" alla corsa alla poltrona più alta della forza politica i centrosinistra. L'obiettivo, ha spiegato il segretario uscente, è che il congresso diventi «il primo passo per una vera costituente dei democratici e dei progressisti».

La linea Martina
«Usciamo dalla logica della conta fine a se stessa. Noi ci muoviamo per evitare questi schemi e unire il Pd» ha spiegato Maurizio Martina. «Vogliamo proporre ai cittadini, a quelle centinaia di migliaia di persone che partecipano alle primarie una riorganizzazione delle idee e del pensiero della sinistra, oltre che della forma organizzativa. Così il congresso può diventare il primo passo per una vera costituente dei democratici e dei progressisti».

«Non sarà renziani contro antirenziani»
L'auspicio è che il congresso sia un momento di confronto, e non uno scontro aperto: «La nostra è una candidatura di squadra, vogliamo uscire dalla logica di un confronto tra renziani e antirenziani. Non possiamo assistere ad un congresso referendum. Altrimenti diventa una sfida tra tifoserie o peggio tra ultrà. Controvento, cerchiamo di rompere le logiche correntizie». L'auspicio: «Il congresso non deve diventare né un concorso di bellezza né un ring». 

«Guardare oltre le correnti»
Il tono di Martina, in chiusura di intervista, cambia. Si fa più duro. E diventa quasi un accorato appello: «Ciascuno metta in campo una proposta di partito che tenga conto della gravità del momento. La nostra corsa prova a rispondere a criteri di pluralità e unità. Tutti possiamo mettere in campo grandi temi senza lacerarci. L'importante è non essere solo anti o nostalgici. Dobbiamo guardare oltre le correnti e non fare un referendum, perché sotto sotto aleggiano ipotesi di divisioni radicali. Non ce le possiamo permettere».