22 maggio 2019
Aggiornato 23:00
Crisi PD

Martina si dimette da segretario del Pd: «Il mio mandato è completo»

Il numero uno dimissionario chiede di «riconvocare l'Assemblea nazionale in tempi rapidi (11 novembre, ndr), per un congresso che finisca il lavoro»

Il segretario del Pd Maurizio Martina durante il Forum per l'Italia, conferenza programmatica del Partito Democratico
Il segretario del Pd Maurizio Martina durante il Forum per l'Italia, conferenza programmatica del Partito Democratico ( ANSA )

MILANO«Con questo Forum si completa il mandato che io ho ricevuto nel luglio scorso. Nei prossimi giorni con la segreteria nazionale concluderemo come è giusto che sia questa fase. Chiedo di riconvocare l'Assemblea Nazionale in tempi rapidi, propongo l'11 di novembre e credo che il nostro congresso possa essere l'occasione per fare la parte del lavoro che ancora ci manca per sviluppare un'alternativa che muova dal Pd ma vada oltre il Partito Democratico, per la tanta disponibilità che c'è in giro. Il congresso è utile, il tema è come lo facciamo». Lo ha detto il segretario Pd Maurizio Martina, annunciando le sue dimissioni a conclusione del Forum Pd di Milano.

Completare il lavoro
«Il mandato ricevuto dall'Assemblea Nazionale era di costruire un percorso che ci portasse a raccogliere le idee fondamentali e prepararci alla battaglia», ha ricordato Martina. Un lavoro compiuto, e ora «vi chiedo di considerare questo lavoro come un patrimonio di questa comunità, non di ricominciare da capo ma di partire da qui, da un lavoro che non è mio o di qualcuno, ma è di tutti». Dunque va convocata presto l'Assemblea Nazionale e poi celebrare il congresso per «completare il lavoro», sapendo che «non dobbiamo temere il confronto: siamo uniti quando ci confrontiamo». Anche le primarie «sono uno strumento utile, sono un grande fatto politico. Dipende noi che uso ne facciamo».

Rinnovare il Partito Democratico
Il Pd ha ancora «energie formidabili» ed «è fondamentale per l'alternativa» da costruire a M5s e Lega e che «è più grande di noi». Per questo il tema non è superare il Pd ma «rinnovarlo», tanto più che la missione per cui è nato «è ancora attuale». Ovvero «sviluppare un'alternativa che muova dal Pd ma vada oltre il Partito Democratico, per la tanta disponibilità che c'è in giro». Maurizio Martina delinea così la sua idea del ruolo del Pd nei prossimi mesi e in vista delle elezioni europee, per le quali (nella discussione su listone unico o lista di partito) «la formula la troviamo: l'importante è la testa con cui fai questo lavoro». Quel che conta è che «qualcosa avanza, qualcosa può essere spostato oltre il confine che noi rappresentiamo: senza egoismi, senza settarismi. Costruiremo una proposta democratica, progressista, europeista e batteremo questo mostro che si aggira per l'Europa e la vuole distruggere», è l'iniezione di fiducia con cui chiude il Forum Pd a Milano.

Salvare la democrazia liberale
Una due giorni in cui «abbiamo delineato i contorni fondamentali della sfida dei prossimi mesi», ben sintetizzata, secondo il segretario dimissionario, dal filosofo Massimo Cacciari nell'intervento di oggi: «Rischiamo la fine dell'Europa e abbiamo una grande battaglia per salvare la democrazia liberale, la democrazia rappresentativa». Dunque «va rinnovato il Pd perché la sua missione è ancora più attuale oggi». La strada per riuscirci, oltre a «mettere in discussione tutto», è «essere un'opposizione che si fa alternativa su ogni fronte, anche quelli più delicati», mentre «il Paese affronta una delle fasi più pericolose della sua storia. Un tornante della storia che impone un ragionamento più profondo sul senso del tuo impegno, sui valori e i principi, prima che sui programmi e le persone» avendo di fronte «un governo che ha armato un'idea della funzione di governo secondo logiche di divisione della comunità, della ricerca del nemico». Ma «non si governa un Paese con l'ossessione di un nemico, ma con l'ossessione della mediazione, del compromesso, dell'ascolto». Sfidando la maggioranza anche sul tema della sicurezza «con un'alternativa di progetto e di modello». E quindi «oggi ripeto tutta la nostra opposizione contro la legge far west per avere più armi nel nostro Paese e la nostra opposizione netta al decreto sicurezza di Salvini: pericoloso, ideologico, sbagliato. Non regaliamo il tema della sicurezza agli altri, vogliamo interpretarlo in forme nuove, perché i più insicuri sono i più deboli». Posizioni che «devono diventare maggioritarie: non è facile, non è immediato, ma solo così si passa dall'opposizione all'alternativa».