15 dicembre 2018
Aggiornato 09:30

Salvini nel quartiere San Lorenzo per Desirée, tra urla e applausi: «Interverremo con la mano pesante»

Dopo l'uccisione di Desirée da parte del branco, il ministro dell'Interno cerca di entrare nello stabile occupato in cui è stato trovato il corpo della ragazza

ROMA - Gli gridano dietro «sciacallo», ma lui procede con passo spedito in mezzo a una folla che lo stringe fino a quando è costretto a fermarsi. Tutti gli vogliono parlare. Matteo Salvini sceglie di fare visita al quartiere San Lorenzo, Roma, dove è stata ammazzata Desirée, la ragazzina di 16 anni prima violentata e poi uccisa probabilmente da un gruppo di migranti irregolari, e ritrovata in uno stabile occupato. In mezzo, case abusive occupate, centri sociali, spaccio. Schifo, insomma. «Fuori Salvini dai quartieri» urlano i ragazzi dei centri sociali che occupano abusivamente alcune case. Si avvicina a un portone e escono gli anarchici che non lo fanno avvicinare. «Ma io sono qua per parlare dei problemi del quartiere con la gente normale» dice il vicepremier ai giornalisti, «che non vuole spaccio, casino, racket. Sono qua a ripulire. Mi hanno chiesto perché per anni non hanno fatto niente quelli che c'erano prima, di questo non rispondo io». E ancora: «Interverremo con la mano pesante». Poi, la promessa, confermata anche a una rappresentante del quartiere: «Tornerò per incontrare il comitato di quartiere».

«Salvace da 'sta giungla, da 'sti sciacalli, devi tornare»
«È l'ora di riportare le regole, ci sono stabili occupati da anni e vedremo di essere più coraggiosi, non sono occupanti per necessità», ha detto Salvini davanti allo spazio occupato in via dei Lucani, dove qualcuno ha attaccato striscioni con scritto «no alla strumentalizzazione sul corpo di Desirée», «Salvini specula sulle tragedie. San Lorenzo non è una passerella elettorale»«Fenomeni che difendono i delinquenti», ha detto Salvini ai contestatori che gli hanno impedito di entrare. «Ci sono trenta ragazzotti dei centri sociali che preferiscono gli spacciatori ai cittadini, sono affari loro». Ma il quartiere sembra stare dalla sua parte: «Italia agli italiani»«Forza Salvini, siamo con te»«Sei la nostra speranza, solo tu puoi fare qualcosa», «Salvace da 'sta giungla, da 'sti sciacalli, devi tornare», gli gridano

«Andiamo a chiedere conto a chi ha mal gestito Roma per anni»
«Andiamo a chiedere conto a chi ha mal gestito Roma per anni», ha detto il vicepremier, chiedendo ai cittadini di «segnalare» le situazioni a rischio. «Ho chiesto al procuratore della repubblica di usare il pugno di ferro», ha aggiunto. E ancora: «C'è una scaletta per gli sgomberi in base alla pericolosità sociale»«C'è una proprietà: i privati o lo valorizzano o lo mettono in sicurezza o lo abbattono. Ci sono solo queste tre possibilità», ha spiegato parlando dell'immobile occupato. E ancora: «Non si può sempre aspettare il morto, ci sono situazioni che vanno avanti da anni e anni, qualcuno doveva intervenire. Bisogna chiedersi perché non si è fatto. Poi adesso, io faccio». «Sulla mia scrivania ho quasi un centinaio di richieste di intervento su Roma. Mi chiedo nei 10-20 anni precedenti cosa è stato fatto».

La voce del quartiere
La gente per strada che vive in quel contesto fatiscente fatto di degrado e rabbia urla: «Chi spaccia deve pagare, di qualunque colore c'abbia la pelle». Un quartiere multietnico, dove «loro non si integrano con noi. Loro vogliono che noi ci integriamo con le loro barbarie». Le donne di quelle strade insorgono, in dialetto romano: «Se mettono er velo e noi non ce possamo mettè il cappello perché ci arrestano per paura che facciamo una rapina», e anche: «A scuola non se po' magnà il prosciutto perché loro non se lo magnano, e 'sti cazzi' se non se lo magnano...». E poi c'è la questione del crocifisso. «So' venuti a fa' i padroni a casa nostra» gridano. Incredibilmente, però, c'è anche un ragazzo per strada che racconta: «Io so' di un centro sociale laggiù in fondo, ma questi razzista te ce fanno diventà. Gli stranieri che vengono e lavorano, per me non c'è problema. Ma se vieni a rubà o fa' altre cose sì, so' razzista».