18 novembre 2018
Aggiornato 04:00

«Il Pd non capisce i problemi veri della gente»: lo dice una sindaca Pd

Valeria Mancinelli, primo cittadino di Ancona, al DiariodelWeb.it: «Il tema immigrazione è stato negato, invece di proporre una soluzione alternativa a Salvini»

ROMAValeria Mancinelli, sindaco Pd di Ancona, questo weekend nella sua città si terrà il festival Kum!, a cui lei parteciperà con un incontro dedicato alla «resurrezione della sinistra»...
Un tema d'attualità!

Indubbiamente. La sua esperienza politica potrebbe indicare una strada per questa possibile resurrezione: alle ultime elezioni in cui il centrosinistra è andato malissimo, lei si è invece riconfermata sindaco. Come ha fatto?
Ovviamente non è riducibile ad una ricetta in pillole, e quando si sintetizza si rischia di essere banali. È evidente che le elezioni locali sono diversissime da quelle nazionali, ma ci può essere un punto comune: per essere percepiti come governanti credibili bisogna innanzitutto riconoscere i problemi reali e impegnarsi concretamente per trovare le soluzioni. A livello locale è più difficile fare, perché non si ha lo strumento legislativo, e se un governo come quello attuale ti leva i soldi che ti avevano assegnato, hai voglia! Ma è più facile comunicarlo.

E proprio i problemi reali, dalla povertà all'immigrazione, su cui si sono giocate le ultime elezioni politiche, sono quelli a cui il centrosinistra non ha dato l'impressione di prestare attenzione.
Assolutamente vero. Facciamo un esempio concreto: sulla gestione dei flussi migratori, in particolare dei richiedenti asilo che sono i più impattanti, si è data l'impressione che a un certo punto il fenomeno fosse fuori controllo. Poi è vero che su questa cosa ha agito la propaganda strumentale, ma un dato di percezione reale c'era. Non aver riconosciuto per tempo questo problema, e non aver dato segnali concreti, di una possibile soluzione diversa da quella proposta da Salvini, è una delle cose che abbiamo pagato care. L'ho detto con una battuta all'assemblea nazionale del Pd: la svolta Minniti doveva arrivare prima ed essere ancor più profonda.

Addirittura per molto tempo questi problemi li si è negati.
È quello che dico. Come se fossero solo il frutto della strumentalizzazione dei populisti, invece di riconoscerlo come problema reale, o comunque vissuto da larghe fasce dei nostri concittadini. Questo è stato il primo errore fondamentale.

Venivano derubricati a populismo.
Certo. Tenga presente che noi, nel nostro piccolo, siamo una città che da qualche anno ospita il triplo dei richiedenti asilo previsti dal criterio nazionale. Quindi, quando dico queste cose, lo dico senza timore di essere additata.

Insomma, voi la vostra parte l'avete fatta.
Appunto. Ma abbiamo anche riconosciuto con i nostri concittadini che questo crea anche dei problemi, che vanno gestiti. E la dimostrazione provata è che qui la Lega arriva al 14%, non al 34%.

Eppure, guardando il dibattito in vista del prossimo congresso del Pd, pare che si creda di risolvere il problema levando Renzi e mettendo Zingaretti.
Una sciocchezza immane.

Ma dentro al partito ce ne si rende conto?
I dirigenti nazionali non lo so, vedremo. Ma io vedo che questo è largamente sentito dagli amministratori locali, dalle persone impegnate nei circoli, dagli elettori, dagli iscritti. Ieri, ad Ancona, abbiamo accolto Sandro Gozi che ha presentato una serie di proposte, nette e chiare, per la rifondazione dell'Europa. Credo che questi debbano essere i temi al centro del confronto tra idee diverse del congresso. Vorrei sapere che posizione prendono Zingaretti, Minniti e tutti i candidati. Bisogna parlare dei problemi veri, non delle fumisterie su noi, voi, io, egli...

Sui pronomi personali evocati da Zingaretti.
Diciamo che i pronomi non appassionano particolarmente i cittadini.

Alla luce di questo, l'era Renzi è da archiviare?
No. È il momento di utilizzare il meglio di quell'innovazione politica, che c'è stata, e di superarne invece i limiti. Prime fra tutte, le primarie: viste non come questione tecnico-organizzativa, ma come legittimazione dei gruppi dirigenti, non più per ristrette elite. Quella è una delle novità che vanno assolutamente mantenute: e peraltro risaliva a Prodi, non era un'invenzione di Renzi. Una come me, senza il meccanismo delle primarie, non sarebbe mai stata candidata dal Pd. Tradotto: non bisogna buttar via il bambino con l'acqua sporca... dove il bambino non è Renzi, ovviamente.