17 settembre 2019
Aggiornato 02:00

L'ex segretaria di Bossi: «Salvini sapeva dei 49 milioni spariti, ma non fece nulla»

La clamorosa rivelazione è di Daniela Cantamessa, storica dipendente del Senatur. Secondo lei, quei fondi vennero dilapidati quando Maroni era segretario

L'attuale segretario della Lega, Matteo Salvini, con il suo predecessore Roberto Maroni
L'attuale segretario della Lega, Matteo Salvini, con il suo predecessore Roberto Maroni ANSA

ROMA – A dilapidare il patrimonio della Lega è stato l'ex segretario Roberto Maroni, negli stessi anni in cui l'attuale leader, Matteo Salvini, sapeva tutto ma non faceva nulla. Questa è la pesante accusa mossa ai vertici del Carroccio da Daniela Cantamessa, ex segretaria di Umberto Bossi, che ha ricostruito così la vicenda dei famigerati 49 milioni di euro fatti sparire tra il 2008 e il 2010.

I soldi spesi da Maroni
L'ex dipendente del partito difende infatti l'operato del Senatur, per il quale ha lavorato per molti anni: «Quando Bossi si è dimesso aveva lasciato nelle casse del partito circa 40 milioni di euro», sostiene in un'intervista pubblicata dal sito The Post Internazionale. Poi, però, tutto cambiò il 5 aprile 2012, quando il fondatore della Lega presentò le sue dimissioni e fu sostituito proprio da Bobo. «Maroni, invece di usare la struttura storica della Lega, utilizzava strutture esterne che avevano dei costi molto alti – prosegue la Cantamessa – Il 18 aprile (2012, otto giorni dopo le dimissioni di Bossi, ndr) è stato fatto un contratto all’avvocato di Maroni di qualche centinaio di euro all’ora. Poi è stato portato lì un commercialista, anche lui esterno e presentava fatture su fatture, nonostante la Lega avesse la sua struttura contabile che funzionava».

Gli avvertimenti a Salvini
Secondo la vicenda raccontata dalla Cantamessa, insomma, la nuova organizzazione delle attività che ruotava intorno ai consulenti tutti vicini al nuovo segretario è costata molto cara alle casse del Carroccio. All'epoca proprio l'attuale vicepremier e ministro dell'Interno era il numero due di Maroni, e lui stesso venne avvertito personalmente di quanto stesse accadendo da parte della segretaria, ma non fece nulla: «A Salvini segnalai tutto, lui era vice segretario federale, e con lui avevo un rapporto cameratesco – conclude la donna – Era uno di noi. Gli dissi di fare qualcosa perché stavano sparendo tutti i soldi. Ma non si sbilanciò molto quando glielo dissi. Tutto questo disastro è stato impostato dal 2012 in poi».