16 novembre 2018
Aggiornato 00:00

Di Maio e la «manina» del Colle che avrebbe manipolato il decreto: ecco cos'è successo

Ospite a «Porta a Porta» il vicepremier si scaglia contro il Quirinale. Poi arriva il chiarimento

ROMA - Di Maio furioso. Non lo ferma nessuno. Ospite a Porta a Porta da Bruno Vespa il vicepremier ha parlato di una presunta "manina" che avrebbe manipolato la manovra. Di Maio mostra i fogli, li sventola in studio, rinnegando dunque parte delle norme spiegando che al Quirinale qualcuno ci ha messo le mani. Il decreto conterrebbe ora un vero e proprio scudo fiscale, di fatto a favore di evasori e mafiosi. Il Colle, però, ribatte subito sostenendo che alla presidenza della Repubblica non è arrivato ancora alcun testo, mentre dai vertici della Lega si replica secco: «Siamo gente seria, non sappiamo niente di decreti truccati». Tesissimo anche il premier Conte, che però rientrando in albergo dopo la cena di lavoro con i capi di Stato e di governo dell’Unione europea cerca di placare le polemiche: «Venerdì torno a Roma, venerdì si chiude. Noi abbiamo approvato un testo in Consiglio dei ministri e il testo deve essere quello».

L'attacco a Porta a Porta
Il punto in questione riguarda il condono fiscale: «Non ho mai detto – ha spiegato Di Maio – di voler aiutare i capitali mafiosi o parlato di esclusioni di punibilità per chi evade. Il testo trasmesso contiene la non punibilità. Al Quirinale è arrivato un testo non concordato in Cdm, con sia lo scudo per i capitali mafiosi sia la non punibilità per chi evade». Il leader M5s è arrivato ad ipotizzare una denuncia in Procura: «Non so se è stata una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla procura della Repubblica perché non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato. Non lo votiamo se non si toglie dal testo la non punibilità per i reati fiscali, tra cui il riciclaggio». Ripete che «deve essere tolta, non era negli accordi del Cdm».

Le parole dopo la precisazione del Quirinale
Ma dopo la precisazione del Colle Di Maio corregge il tiro e i toni si fanno più morbidi: «Io vi denuncio una cosa che fa parte di un dovere morale dei cittadini, ai miei uffici è stato detto che quel testo è stato mandato al Quirinale. Se non è così allora torno a Palazzo Chigi, accertiamo tutto e vorrà dire che non ci sarà bisogno di riunire il Consiglio dei ministri e basterà stralciare quella parte». Il vice-premier ha precisato anche di non avere intenzione di accusare gli alleati di governo: «Non ho ragione di dubitare della Lega perché ci siamo stretti la mano». Non dubita neanche del sottosegretario Giorgetti?, gli chiede Vespa. «Non mi permetterei mai di indicare nomi», mette in chiaro. Quindi, Di Maio conferma «la fiducia in tutto questo governo. Ma se ci facciamo passare sotto il naso testi così allora inizieranno i problemi grossi, ovvero che qualcuno si mette in testa di poter fregare il governo».

Salvini: «Siamo gente seria»
Parole che, tuttavia, non hanno fatto per nulla piacere a Matteo Salvini e ai suoi alleati: «Noi siamo gente seria – hanno spiegato alcuni esponenti dei vertici della Lega – e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia». A porte chiuse qualcuno dai banchi della Lega ipotizza che le parole di Di Maio possano essere dettate dai malumori crescenti all'interno del Movimento su alcune norme contenute nel decreto fiscale, in particolare proprio quelle sulla pace fiscale che per alcuni pentastellati altro non sarebbe che un condono. Il presidente del Consiglio Conte dal canto suo, informato mentre era a Bruxelles, ha bloccato l'invio ufficiale del testo al Quirinale. Il decreto fiscale - hanno spiegato fonti di palazzo Chigi - è stato anticipato al Quirinale in via meramente informale, come è consuetudine fare in questi casi. Prima dell'invio intende rivedere personalmente il testo articolo per articolo. «Più passa il tempo e più sono convinto che la manovra sia molto bella», ha sottolineato il premier. «Ci aspettiamo osservazioni, critiche» dall’Ue ma «ci siederemo ad un tavolo e ne discuteremo».

PD: «Imbroglioni e ridicoli»
Intanto dall'opposizione si levano critiche durissime: «Imbroglioni», accusa il segretario del Pd, Maurizio Martina. Matteo Renzi va pure oltre: «Luigi Di Maio è un uomo disperato. Si è accorto in ritardo di aver dato il via libera a un condono. Prima ha votato il testo del decreto legge, poi ha detto che glielo hanno cambiato e si è rimangiato tutto. La sua mediocrità è imbarazzante». Per Forza Italia «Luigi Di Maio e i 5 stelle sono vittime di un perenne complotto. Ridicoli», tuona la capogruppo Mariastella Gelmini.