16 novembre 2018
Aggiornato 17:00

Nuovi guai giudiziari per Salvini (ma anche per Grillo e il papà di Di Battista)

Il ministro degli Interni, insieme al fondatore del M5s e a Vittorio Di Battista, è tra le persone per le quali è stata firmata l'autorizzazione a procedere per vilipendio
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il ministro dell'Interno Matteo Salvini
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il ministro dell'Interno Matteo Salvini (Alessandro Di Meo | ANSA)

ROMA – L'annuncio è stato comunicato tramite un post su Facebook del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: «Oggi ho firmato nove richieste di autorizzazioni a procedere. Diverse procure italiane, infatti, hanno chiesto al Guardasigilli di poter avviare alcuni procedimenti per i reati di vilipendio. Erano fascicoli che stavano lì da tanto, alcuni erano sulla scrivania del ministro dal 2014. La legge infatti prevede che il ministro della Giustizia dia la sua autorizzazione per questo tipo di reati. Ritengo che, poiché tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, nessuno deve godere di privilegi. Quindi ho deciso di concedere l'autorizzazione a procedere per tutti i casi pendenti. La coerenza è un valore che va coltivato prima di tutto nelle istituzioni».

Coinvolti leghisti e pentastellati
Il Guardasigilli, insomma, ha dato il suo via libera ad una serie di inchieste per vilipendio contro il presidente della Repubblica. Ma la vera notizia sta nei nomi iscritti su questi fascicoli, tra i quali compaiono anche dei pezzi grossi della maggioranza gialloverde: «Per evitare ogni forma di strumentalizzazione o illazione, vi comunico che fra le persone per cui ho firmato l'autorizzazione a procedere, per presunte offese al capo dello Stato, ci sono: il 'padre fondatore' e garante del Movimento, Beppe Grillo, il mio collega e amico, Carlo Sibilia, il padre del mio amico fraterno Alessandro Di Battista e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, accusato invece di vilipendio delle istituzioni costituzionali», rivela lo stesso Bonafede.

Un'altra grana per Salvini
Tra le persone coinvolte, dunque, c'è Vittorio Di Battista, padre del famoso Dibba, per un post scritto su Facebook contro Sergio Mattarella lo scorso 23 marzo. Ma c'è anche Salvini, nel suo caso per presunto vilipendio alle istituzioni costituzionali, in particolare all'ordine giudiziario, per un comizio tenuto a Collegno, in provincia di Torino, il 14 maggio 2016 in cui parlò di «magistratura schifezza». A chiedere formalmente al ministro della Giustizia di pronunciarsi in tal senso era stato il procuratore di Torino, Armando Spataro, in persona. Insomma, un nuovo guaio giudiziario che pende sulla testa del leader della Lega. Dopo che già il suo predecessore e fondatore del partito, Umberto Bossi, è stato condannato per aver vilipeso l'ex inquilino del Colle Giorgio Napolitano dandogli del «terùn»: nei confronti del Senatur è arrivato un ordine di carcerazione lo scorso 26 settembre, poi sospeso, e oggi il suo legale chiederà l'affidamento in prova ai servizi sociali.