21 ottobre 2018
Aggiornato 00:00

Veltroni torna a suonare l'allarme del «rischio Ventennio fascista»

Doveva e voleva essere un'analisi della sua (ex?) parte politica. Ma l'ex segretario del Pd non resiste al richiamo del 'dagli al governo'
L'ex segretario del Pd Walter Veltroni
L'ex segretario del Pd Walter Veltroni (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - «Quando ad un certo punto parole che fino a ieri erano impronunciabili vengono sdoganate e legittimate, quando si vede insofferenza verso bambini disabili, verso neri.. piccoli episodi che ci raccontano di un clima intolleranza che è stato uno degli elementi analoghi a quello che negli anni '30 che portò all'idea di trovare un uomo forte». Walter Veltroni a Circo Massimo su Radio Capital risponde così a Massimo Giannini che gli chiede se a suo avviso il conflitto in atto tra media e potere sia un altro passo verso gli anni '30 e il Ventennio. «È una tendenza mondiale, sta succedendo in tutto il mondo »osserva l'ex leader del Pd ricordando il clima elettorale in Brasile, «quando coincidono alcuni elementi: recessione economica molto profonde che produce diseguaglianze, crisi delle istituzioni democratiche, dei partiti, dei sindacati e delle associazioni, affermarsi di posizioni di destra estrema non solo populiste secondo le quali partiti e Parlamento sono roba vecchia perchè ci vuole un uomo forte che ci dia la sicurezza».

Dopo gli attacchi alla destra, le critiche alla sinistra
E a sinistra com'è la situazione? «C'è un bisogno di sicurezza, ma la paura deve essere contrastata non dicendo che la gente sbaglia ma rispondendo con soluzioni diverse fondate su altri principi. Del resto la sinistra cosa ha garantito nella storia se non la sicurezza sociale? Se tu perdi questa funzione poi non ti puoi lamentare se si affidano a chi c'è». Walter Veltroni a Circo Massimo su Radio Capital spiega però di non avercela «col Paese» perché «quando in politica si pensa che è il Paese che sbaglia e tu hai ragione è il momento in cui tu sbagli».

Veltroni con Prodi a sostegno dell'Europa
L'ex sindaco di Roma interviene poi sulla guerra in corso tra sovranisti ed europeisti. E lo fa attaccando Salvini e co.: «Non sono persone che vogliono instaurare uno stato autoritario. Ma è chiaro che vogliono destabilizzare l'Europa». Perché alla fine, «sta per andare in discussione l'Europa, la più grande conquista del dopoguerra, e avviene tutto come se fosse la notizia di una partita di calcio». Prodi parla di un fronte da Macron a Tsipras per contrastare l'antieuropeismo: «Se si parla dell'esigenza di raccogliere tutte le energie europeiste che ci sono», dice Veltroni, «ovviamente sono d'accordo».

Le critiche a Di Maio per gli attacchi ai media
Poi si passa al Movimento 5 stelle, e il tema del momento sono gli attacchi di Luigi Di Maio ai media: «Il potere politico in generale prova fastidio verso l'autonomia dell'informazione e questa è la ragione per cui l'informazione è essenziale, perché svolge una funzione di controllo» ha spiegato Walter Veltroni. «Ricordiamo tutti gli 'editti bulgari' di Berlusconi e anche i governi di sinistra avevano fastidio per l'indipendenza di giudizio di persone che erano dalla loro parte ma erano critiche. Però quella virulenza da Di Maio non me la sarei aspettata: quando ha detto 'io non ho il potere di negare il diritto di critica', e ci mancherebbe pure».

Un governo «poco democratico»
«Siamo a questo e si va persino oltre» conclude Veltroni: «Si sostiene che dove ci sono i media non c'è democrazia, quando è esattamente il contrario, la democrazia esiste se ci sono bilanciamenti tra potere politico e regole della società, cioè informazione, magistratura e aggiungo anche una cosa meno istituzionalmente riconosciuta ma essenziale, il livello di istruzione: scuola, università. Questi bilanciamenti fanno sì che non esista un potere politico assoluto in grado di stabilire un rapporto con il popolo senza nessuna mediazione e reazione».