18 gennaio 2020
Aggiornato 10:30
Centrosinistra

Pd nei guai giudiziari: il tesoriere indagato per «finanziamento illecito»

Bonifazi, uomo di Renzi, finisce sotto indagine con Luca Parnasi, imprenditore accusato di aver versato 150 mila euro alla fondazione Eyu, destinati al partito

Il tesoriere del Partito Democratico, Francesco Bonifazi, al suo arrivo alla riunione della segreteria in via del Nazareno a Roma
Il tesoriere del Partito Democratico, Francesco Bonifazi, al suo arrivo alla riunione della segreteria in via del Nazareno a Roma ANSA

ROMA – I magistrati bussano alla porta del Pd. E mettono sotto indagine un pezzo grosso del partito, uno dei dirigenti più alti: il tesoriere Francesco Bonifazi, uomo politicamente molto vicino all'ex segretario Matteo Renzi. Con un'accusa decisamente grave: finanziamento illecito in concorso con l'imprenditore Luca Parnasi. Si tratta del costruttore che avrebbe dovuto realizzare lo stadio della Roma, arrestato nel giugno scorso per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e a tutt'oggi agli arresti domiciliari.

Le ipotesi investigative
I carabinieri del nucleo investigativo di Roma hanno registrato numerose conversazioni tra Bonifazi e Parnasi, tra le quali anche un incontro nella sede del Partito democratico a Sant'Andrea delle Fratte, avvenuto poco prima delle elezioni, che è stato registrato grazie ad un software spia inserito nel cellulare dell'imprenditore. Questa riunione si è tenuta nello studio del parlamentare, coperto da immunità, quindi per legge non potrebbe essere utilizzata, anzi dovrà addirittura essere distrutta. Ma in compenso sono arrivate le ammissioni dello stesso Parnasi, in un interrogatorio svolto ieri mattina dai magistrati, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, alla presenza degli avvocati difensori Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini. L'imprenditore arrestato ha confermato che all'incontro erano presenti Bonifazi e Domenico Petrolo, responsabile della raccolta fondi di Eyu. Che cos'è Eyu? È una fondazione, presieduta dallo stesso Bonifazi, che si occupa di organizzare iniziative ed eventi per la partecipazione attiva, ma che secondo gli inquirenti sarebbe stata utilizzata come canale per far arrivare al Pd soldi di dubbia provenienza.

La risposta del tesoriere
In altre parole, nell'inchiesta si ricostruisce che Parnasi abbia donato alla fondazione Eyu 150 mila euro, che però erano in realtà destinati al partito, e non sarebbero stati iscritti correttamente a bilancio. Tra le conversazioni captate dai carabinieri ce ne sono anche alcune tra il commercialista di Parnasi e Petrolo, nelle quali i due si accordano sulle modalità di versamento dei 150 mila euro, e su una causale che non corrisponderebbe a quella reale. «Petrolo sollecita il pagamento, affermando che ciò li aiuterebbe molto, trattandosi degli ultimi giorni – annotano i militari, secondo quanto riporta oggi il Corriere della Sera – Evidente è il riferimento alle vicine elezioni del 4 marzo 2018 ed alla campagna elettorale in corso». Le indagini proseguono per capire se ci siano state altre donazioni, oltre a questi 150 mila euro. Bonifazi, dal canto suo, non ha negato di conoscere Parnasi, ma ha smentito che Eyu sia stata usata come tramite per far arrivare pagamenti al Pd: «C'è chi vuole confondere le mele con le pere sostenendo, per esempio, che la fondazione Eyu sia stata utilizzata come scatola vuota per finanziare il partito. Mi amareggia veder coinvolta in una vicenda poco commendevole una fondazione che è invece una scatola piena, anzi pienissima».