19 luglio 2019
Aggiornato 01:30
Infrastrutture

Toninelli in Parlamento: «Dopo Genova ribalteremo il sistema autostradale»

Il ministro dei Trasporti riferisce alle commissioni sul crollo del ponte Morandi: «La tragedia si poteva evitare, la responsabilità è dei governi di destra e sinistra»

ROMA«È inaccettabile una tragedia come questa che poteva e doveva essere evitata». Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, riferendo, davanti alle commissioni riunite Ambiente di Camera e Senato, sul crollo del ponte Morandi a Genova. «Questo è il momento della solidarietà e della coesione, nel quale tutti abbiamo il dovere di stringerci intorno a Genova con un unico obiettivo – ha sottolineato – restituirle il più presto possibile la quotidianità perduta, fare chiarezza sulle cause del crollo del ponte Morandi e individuare le responsabilità di questa tragedia, dando piena fiducia e sostegno al complesso lavoro della magistratura. Il governo sarà sempre al fianco» delle famiglie colpite, ha proseguito Toninelli. «Proprio a loro, ai morti e ai loro parenti, ai feriti, ai tantissimi che sono momentaneamente sfollati, e a una città lacerata e spezzata in due, dobbiamo il nostro impegno a non arretrare di un millimetro. È necessario – ha detto ancora Toninelli – un grande sforzo di unità di tutte le forze politiche, senza distinzione di appartenenza».

Programma di manutenzioni
Ma il crollo del ponte Morandi a Genova «non è dovuto a una tragica casualità, è un evento che conferma drammaticamente quello che questo governo e questo ministero hanno sostenuto fin dal loro insediamento. Nelle linee programmatiche lo scrivemmo chiaramente: la prima vera grande opera di cui ha bisogno questo Paese è un imponente e organico piano di manutenzione ordinaria e straordinaria del nostro territorio e delle nostre infrastrutture esistenti. Bisogna smettere di inseguire le emergenze e bisogna ricominciare a programmare gli interventi per evitare che eventi di questo genere vengano a determinarsi – ha sottolineato – Stiamo parlando di interventi pianificati e continui, un'azione che magari non ha grande visibilità, non accende dibattiti e non porta voti, come invece succede con cattedrali nel deserto tipo il ponte sullo Stretto». La «sciagura» del ponte Morandi «ci impone di adottare nuove misure rispetto al passato: dobbiamo allestire una banca dati, a livello centrale, che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le nostre infrastrutture. Per ogni infrastruttura dovremo avere certezza dell'intervento di manutenzione da ultimo adottato e di quelli programmati – ha spiegato – secondo un preciso ordine gerarchico di importanza e di urgenza. Disporrò il potenziamento del servizio ispettivo che opera presso il ministero».

Rivedere le convenzioni
Quanto al sistema delle convenzioni autostradali, Toninelli ha promesso totale trasparenza: «Dopo quasi 20 anni dalla privatizzazione, dopo 20 anni di segreti e di omissis, Autostrade per l'Italia – ha spiegato – oggi ha deciso improvvisamente di voler fare trasparenza, cercando di far apparire il proprio gesto come spontaneo e dettato da un autonomo desiderio di venire incontro all'interesse pubblico. Peccato che già venerdì scorso, come testimoniato dalla lettera allegata qui sotto, io avessi dato mandato alla dirigenza del Mit di tirare fuori tutti gli atti, gli allegati e il piano finanziario connessi alla convenzione. Ma non ci fermeremo qui». Nel settore delle autostrade in Italia «si è deciso di privatizzare senza fare mercato, senza vera concorrenza – ha spiegato nella sua informativa – Si è trasferito un monopolio dalla mano pubblica a quella privata, senza nemmeno istituire da subito una efficiente autorità regolatrice». Toninelli, a riguardo, ha parlato del 1999 come l'anno della grande privatizzazione: «Con il governo D'Alema inizia l'immenso business dell'asfalto per i privati – ha sottolineato – Questo governo farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni e degli obblighi convenzionali, valutando di volta in volta se l'interesse pubblico sia meglio tutelato da forme di nazionalizzazione oppure dalla rinegoziazione dei contratti in essere in modo che siano meno sbilanciati a favore dei concessionari. Il capitale investito dalla maggior parte delle concessionarie era già stato ampiamente ammortizzato e remunerato, tra la metà e la fine degli anni '90», pertanto le tariffe autostradali «avrebbero quantomeno potuto essere drasticamente ridotte. È inutile dire – ha proseguito – che degli extraprofitti hanno beneficiato totalmente le società concessionarie, a discapito dei cittadini che hanno visto e vedono di volta in volta aumentare il costo dei pedaggi». A partire da settembre «convocherò tutti i concessionari delle infrastrutture, chiedendo un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a realizzare un programma di riammodernamento delle infrastrutture. Ad esso dovranno essere corrisposte risorse adeguate agli utili che esse ricavano dalla gestione», ha aggiunto. Sullo stato attuale delle convenzioni autostradali «essendo state escluse le amministrazioni, la responsabilità è unicamente politica. Tutte le convenzioni uniche sottoscritte nel periodo 2007-2008 sono state approvate per legge sotto i governi di centrosinistra e centrodestra di quegli anni».