13 novembre 2018
Aggiornato 07:00

Squallida copertina di Charlie Hebdo sulla tragedia di Genova: «Costruito dagli italiani, pulito dai migranti»

Prima fu il sisma in Centro Italia, poi la tragedia di Rigopiano. Questa volta è la volta del ponte Morandi
La copertina del periodico satirico francese Charlie Hebdo dedicata alla tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova
La copertina del periodico satirico francese Charlie Hebdo dedicata alla tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova (Charlie Hebdo)

PARIGI - Prima fu il sisma in Centro Italia, poi la tragedia di Rigopiano. Questa volta è la volta del ponte Morandi. Lo storico settimanale satirico francese Charlie Hebdo ha dedicato la sua ultima copertina, la numero 1361, alla strage di Genova. Macabra ironia sul crollo del viadotto in cui hanno perso la vita 43 persone, in cui si mostra un presunto legame tra la tragedia e la crisi dei migranti. L'immagine è una vignetta su sfondo giallo che mostra il ponte spezzato in alto a sinistra mentre a terra, tra le macerie e un'auto appena precipitata, c'e' un immigrato di colore che spazza il suolo con una ramazza: «Costruito dagli italiani... - è il commento di Charlie Hebdo - ... pulito dai migranti».

La copertina fake
Nei giorni successivi al crollo era circolata sui social una falsa copertina del settimanale dedicata alla tragedia di Genova. La finta vignetta sotto accusa era stata ripresa, con alcune modifiche, da una disegnata dal vignettista italiano Ghisberto. Essa mostrava un pezzo di strada del ponte obliquo tra un pilone del viadotto, con le auto che cadevano al suolo dall’estremità inferiore e tre grossi sacchi di denaro sull’estremità superiore a fare da contrappeso: la bandiera italiana sventolava in cima al pilone. L’immagine era stata condivisa su Facebook, WhatsApp e Twitter ma ben presto era diventato evidente che fosse un fake.

La copertina del periodico satirico francese Charlie Hebdo dedicata alla tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova
La copertina del periodico satirico francese Charlie Hebdo dedicata alla tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova (Charlie Hebdo)

Da Rixi al comico BIzzarri, tanti contro
Tante le critiche, soprattutto dal mondo politico. Il primo ad attaccare Charlie è il viceministro ai Trasporti, il ligure Edoardo Rixi: «Il giornale francese Charlie Hebdo è senza vergogna e riesce a superare ogni limite nel cattivo gusto. Questa sarebbe satira? Per me c'è solo una parola: schifo», ha scritto su Facebook il leghista. Tra i tanti commenti indignati apparsi sui social c’è anche anche quello del comico genovese Luca Bizzarri, che twitta: «Fanno indignare e discutere, è il loro mestiere. La vignetta mi fa schifo, viva la vignetta di Charlie Hebdo. Forse, più che indignarsi sarebbe utile agire seriamente in modo che vignette così non avessero più senso di esistere. E il senso glielo abbiamo dato noi», è la sua riflessione.

Amatrice e Rigopiano
Il periodico di Parigi aveva già provocato polemiche ironizzando su fatti di cronaca italiani. Dopo il terremoto di Amatrice proprio del 24 agosto di due anni fa era stato pubblicato un disegno con due persone ferite e sporche di sangue e un groviglio di corpi coperti di pasta, accompagnato dalla scritta: «Terremoto all’italiana, penne al pomodoro, penne gratinate e lasagne». Nel gennaio 2017, era toccato alla valanga che ha travolto l’Hotel Rigopiano di Farindoli in Abruzzo. In quell’occasione, accompagnata dalla scritta «Italia, la neve è arrivata», si vedeva sfrecciare sugli sci la rappresentazione della morte, con un teschio, un mantello nero e due falci al posto dei bastoncini, che pronunciava la frase: «Ma non ce ne sarà per tutti».

L’attentato del 2015
La rivista era diventata famosa in tutto il mondo dopo che la sua redazione di Parigi il 7 gennaio 2015 fu attaccata da due jihadisti che spararono e uccisero 12 persone, tra cui il direttore della testata e diversi vignettisti. Il movente dell’attentato era la pubblicazione di alcune vignette su Maometto. La commozione suscitata dall’attacco diede vita ad un movimento internazionale di solidarietà con le vittime, in nome della libertà di espressione e di satira, rappresentato appunto sui social network dall’hashtag #JesuisCharlie.