20 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Crollo ponte A10 Genova

Parla l'ingegnere che lanciò l'allarme: Quel ponte lo chiamavano «capolavoro»

Antonio Brencich, docente dell'università di Genova, sostenne già nel 2016 che il viadotto Morandi andava demolito: spiega il perché al DiariodelWeb.it

Ingegner Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato all'università di Genova, lei lanciò per primo l'allarme sul ponte Morandi di Genova nel 2016. Ci può spiegare, in parole povere, che cosa non le tornava su quel progetto, già all'epoca?
Io non feci alcuna valutazione specifica sul ponte di Genova. Il mio ragionamento si riferiva sui dati noti, che riguardavano i tre ponti progettati da Morandi con la stessa particolare struttura, in particolare quello di Genova e quello di Maracaibo, in Venezuela.

Che ha avuto, pure quello, non pochi problemi.
Prima che succedesse quello che sta succedendo, nella nazione sudamericana, stavano discutendo di demolirlo e sostituirlo, per problemi di corrosione e degrado.

Gli stessi del viadotto genovese?
La mia considerazione è che la manutenzione si stava facendo sempre più costosa e frequente. Negli ultimi anni, addirittura si doveva intervenire continuamente.

Senza soluzione di continuità.
Esatto. Ora, quando uno ha un'automobile che deve portare dal meccanico tutti i mesi, ne compra una nuova. Per questo io proponevo di buttare giù il ponte e rifarlo. Su questo punto si era creato un dibattito culturale, perché molti lo definivano un capolavoro dell'ingegneria.

Lei, invece, lo definì un «fallimento dell'ingegneria».
Purtroppo quello che è successo mi ha dato ragione. Un ponte che crolla dopo cinquant'anni può essere definito solo in quel modo.

Il fatto che colpisce è che lei, queste cose, le diceva già prima. Qualcuno dalle istituzioni le ha mai fatto una telefonata, per capire il problema?
No, nessuno mi ha mai telefonato. In città si è discusso tra chi voleva sostituirlo e chi sosteneva che andasse conservato a tutti i costi. Ma le istituzioni non hanno sbagliato a non chiamarmi: c'era un ente che doveva eseguire la manutenzione, e lo faceva.

Alla luce di quanto successo, viene il dubbio che non sia stata fatta nel modo migliore.
È evidente che qualcosa non abbia funzionato, forse più di una cosa: l'inchiesta lo chiarirà. Ma, proprio perché questo ponte veniva considerato un capolavoro, non venivano lesinate risorse economiche né umane. Se ne occupava il migliore staff tecnico di Autostrade, insieme a consulenti di livello internazionale. Io non avevo paura a percorrerlo, perché conoscevo le persone che ci lavoravano.

Mi pare ancora più inquietante: nonostante ci fossero i migliori cervelli sulla piazza, il risultato è stato questo.
Capisco che, dall'esterno, si possa essere sorpresi. Dal punto di vista tecnico un po' meno, perché so che la scienza ingegneristica non è perfetta. L'uomo comune pensa che, al giorno d'oggi, si possa far tutto: ma non è vero.

E allora che cosa può aver fallito?
Temo che l'idea di partenza del capolavoro abbia annebbiato le menti degli ingegneri. L'opzione di sostituirlo non è stata mai discussa seriamente. Forse in questo la politica ha mancato: poteva proporre di demolirlo, perché non era un monumento.

Invece si è fidata dei tecnici.
Si figuri se la politica degli ultimi vent'anni era in grado di prendere una posizione netta su una cosa di questo genere. Per farle capire quanto fosse forte il condizionamento mentale: il direttore del tronco autostradale, il responsabile della gestione del ponte, ieri sera lo ha definito «un'opera d'arte». Non si cambia idea nemmeno di fronte all'evidenza.

Era stato definito un capolavoro e tale doveva restare per sempre.
Anche se è crollato e ha fatto 38 morti. Peggio di così... E, con i sette del ponte del Venezuela, siamo a 45 morti.

Adesso si parla con preoccupazione anche di quello di Agrigento. Dobbiamo temere altri casi?
Quello è un altro ponte di Morandi, non così ardito, ma che ha comunque un degrado dei materiali inimmaginabile. Cercherei di non generalizzare: ogni tanto i ponti crollano, non solo in Italia. Ogni tanto ci sono degli episodi di malagestione e i controlli non funzionano, ma ci sono. L'Italia, da questo punto di vista, non è peggio degli altri Paesi. Non c'è motivo di avere timore a percorrere le nostre autostrade.