15 novembre 2018
Aggiornato 09:30

Tav, 'accordo' tra Pd e Forza Italia: si fa strada l'ipotesi referendum

La proposta del presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, raccolta da Forza Italia. Carfagna: «Il M5s rischia di sprecare 60 miliardi»
Una combo con Silvio Berlusconi e Matteo Renzi
Una combo con Silvio Berlusconi e Matteo Renzi (ANSA)

TORINO - Da un lato il Movimento 5 stelle, pronto - almeno a parole - a bloccare la Tav Torino-Lione. E il messaggio di Beppe Grillo delle ultime ore, che ha ricordato in maniera chiara come il M5s è 'nato' No Tav, è da leggere come un monito ai 'suoi', ora al governo. Dall'altra lo 'strano asse' che si è creato a difesa della grande opera. Così il Partito democratico e Forza Italia sono pronti a lanciare la sfida del referendum. Che siano i cittadini, quindi, a decidere se la Torino-Lione si farà o meno. A lanciare la proposta è stato, nelle ultime ore, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino che in un'intervista a Repubblica ha ribadito: «Se il governo bloccherà la Torino-Lione io sono pronto ad andare fino in fondo e convocare un referendum popolare». 

Appello ai presidente di Regione
Chiamparino si è detto «pronto a farlo, anche se mi auguro che il governo non prenda una decisione così folle come quella di bloccare una ferrovia che è strategica sotto tutti i punti di vista: economico, ambientale e culturale. Bloccarla significa isolare il nord ovest». Sergio Chiamparino lancia quindi un appello ai presidenti di Liguria e Lombardia: «Mi aspetto che Toti e Fontana battano un colpo. Se si dovesse mai davvero bloccare la Torino-Lyon, anche le altre grandi opere, a partire dal Terzo Valico e dalla Pedemontana, sarebbero da rivedere, perché perderebbe forza il progetto di piattaforma logistica del nord ovest».

Forza Italia: «Ok al referendum, ma sia autentico»
A raccogliere la proposta di Sergio Chiamarino ecco Forza Italia, che tramite il deputato Osvaldo Napoli dichiara: «Trovo giusto che sia consentito ai cittadini piemontesi di pronunciarsi con un referendum sul destino della Tav. Mi sorprende che l'idea non sia venuta dal mondo dei Cinquestelle e dall'amministrazione comunale di Torino, perché mai come nel caso della Tav uno vale uno. Evidentemente, la questione imbarazza il comico Beppe Grillo, teorico della fine della democrazia e del Parlamento e quindi sospettoso che i cittadini possano, usando la loro testa, prenderlo a pernacchie per le bestialità che quotidianamente pronuncia». 

La consultazone popolare
«Bene ha fatto il presidente Chiamparino a evocare lo strumento della consultazione popolare» ha spiegato Napoli. «Sia chiaro, una consultazione che convoca i cittadini in carne e ossa alle urne, e non le pagliacciate pentastellate del referendum sul web. Invito l'amministrazione comunale di Torino e il M5s a farsi promotori di un'iniziativa referendaria perché, sia pure a titolo consultivo, potrebbe regalare la foto giusta e non sfocata sullo stato d'animo dei piemontesi verso la TAV. Con buona pace di chi pensa che una dozzina di click da casa sia l'unica, vera fonte di legittimazione per l'esercizio del potere».

Carfagna: «M5s spreca 60 miliardi, potremmo farci ben altro»
Mara Carfagna, vice presidente della Camera e deputato di Forza Italia, passa invece all'analisi dei conti. E nel calderone mette Tav, terzo valico, Ilva, Tap: «Sessanta miliardi sono una cifra enorme. Basti pensare che ne spendiamo 18 per prestazioni di invalidità civile e assegni di accompagnamento, che alzare tutte le pensioni già erogate a un minimo di 1000 euro ne costerebbe altrettanto e che l'accoglienza dei migranti, che pure è troppo onerosa e della quale parliamo pressoché tutti i giorni, ne assorbe cinque. Fa specie leggere sul Sole 24 Ore che tutti i no che il Movimento 5 Stelle sta dicendo a Tav, terzo valico, Ilva, Tap costeranno agli italiani così tanti soldi. Non ci resta che sperare che l'altra metà del governo, quella della Lega, si ravveda e fermi questo spreco. Gli italiani avevano votato nella stragrande maggioranza il centrodestra per un governo del fare, che utilizzasse investimenti e grandi opere come leva per creare buona occupazione, oggi i Cinquestelle impongono agli italiani un governo del non fare».