23 ottobre 2018
Aggiornato 13:00

Immigrazione e commercio, nasce l'asse Usa-Italia: «Nazioni forti devono avere confini forti»

L'incontro tra Donald Trump e Giuseppe Conte si conclude con uno scambio di complimenti e apre a nuovi scenari. Di cosa hanno parlato i due presidenti
L'incontro tra Donald Trump e Giuseppe Conte
L'incontro tra Donald Trump e Giuseppe Conte (ANSA/SHAWN THEW)

WASHINGTON - «Donald Trump ha a cuore gli interessi dei cittadini americani ed è un grandissimo negoziatore». Con queste parole il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha aperto la conferenza stampa congiunta dalla Casa Bianca con il presidente degli Stati Uniti. «L'Italia aveva bisogno di una leadership e ora ce l'ha, Conte farà un grande lavoro per lo sviluppo economico e per questo ci vuole la sicurezza al confine. Conte farà un grande lavoro, non ho dubbi. Faranno bene economicamente, faranno cifre record, come abbiamo fatto noi e nessuno lo credeva possibile». Ancora più nette le parole di Donald Trump, che ora in Europa ha un vero alleato. E viceversa. Soprattutto sulla questione immigrazione. «Ho illustrato al presidente Trump l'approccio innovativo dell'Italia. Abbiamo detto all'Europa di non lasciare tutto il peso dell'immigrazione sui paesi di appoggio come l'Italia. Vogliamo risolvere con un nuovo approccio, non più emergenziale ma strutturale» ha spiegato presidente del consiglio, Giuseppe Conte. «Vogliamo difendere i diritti dei migranti, contro i trafficanti di esseri umani».

L'asse Usa-Italia
«Il mio governo e quello di Trump sono governi del cambiamento, per migliorare la vita del popolo» detto il presidente del consiglio, Giuseppe Conte. Parole che convincono Donald Trump: «Siamo onorati di annunciare un nuovo dialogo strategico che migliorerà la cooperazione su tanti argomenti, tra cui la sicurezza nel Mediterraneo, dove riconosciamo la leadership italiana per quanto riguarda la Libia e l'Africa settentrionale». Parole che spiegano il punto centrale dell'asse Italia-Usa. Il ruolo, strategico, che l'Italia è chiamata a giocare. «Non siamo mossi da interessi economici, organizzerò una conferenza sulla Libia e vorremmo affrontare tutti gli aspetti che coinvolgono il popolo libico. Discuteremo aspetti economici ma anche sociali, il processo costituzionale, il tutto per far arrivare la Libia alle elezioni nella massima stabilità» ha spiegato Conte. Il tutto, però, «con un occhio alla lotta» al terrorismo: «Abbiamo parlato della stabilizzazione della Libia e di tutto il Mediterraneo, non è solo un problema dell'immigrazione, ma anche di sicurezza, perché attraverso gli spostamenti nel mediterraneo potrebbero arrivare anche i foreign fighter», ha aggiunto Conte.
 
La questione immigrazione
E se la partita italiana si gioca in Libia, quella statunitense si gioca tutta in Messico. «Anche l'Italia sopporta il peso, come noi, dell'immigrazione illegale» ha spiegato Trump. «L'Italia ne ha abbastanza, non ne vuole sapere più. Gli italiani hanno dovuto sopportare il peso dei flussi migratori [...] Le nazioni forti devono aver forti confini». Parole che suonano come musica alle orecchie di Conte. Poi l'attacco sulla questione 'muro in Messico': «Non avrò alcun problema a fare scattare uno shutdown se non otterrò i fondi per potenziare la sicurezza ai confini» così Donald Trump ha confermato la minaccia lanciata via Twitter: la paralisi del governo federale potrebbe scattare alla fine dell'anno fiscale in corso, il 30 settembre.

Tap e F35
Al centro anche questioni apparentemente minori per un bilaterale, ma decisamente 'calde' per il momento politico italiano: Tap e F35. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è augurato che il Tap (il gasdotto trans-adriatico) venga realizzato. «Mi piacerebbe vedere un gasdotto concorrente [...] e spero che ci riuscirai» ha detto rivolgendosi al presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte. «C'è piena consapevolezza da parte del mio governo che il Tap è un'opera strategica: siamo consapevoli che può dare un rinnovamento energetico. Ma ho presentato al presidente Trump il fatto che ci sono inquietudini della comunità locale sul luogo in cui approderà il gasdotto» ha replicato Giuseppe Conte. Poi ha tenuto a precisare che «appena tornerò in Italia andrò a incontrare sindaci e comunità locali». Quello degli F35, invece, «è un programma che è stato sottoscritto nel 2002. Arco notevole di tempo». Per questo, ha spiegato Conte, «vogliamo valutare in modo responsabile questo processo e c'è già in corso un ordine che è stato fatto molto prima. Vedremo il processo in modo trasparente con l'amministrazione».