20 settembre 2018
Aggiornato 12:30

Mattarella e la telefonata a Conte sulla Diciotti: un «avvertimento» al governo del cambiamento

Un "avvertimento" al governo del cambiamento, neanche tanto velato? Assolutamente sì, ma è tutto regolare
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il premier Giuseppe Conte
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il premier Giuseppe Conte (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA - Un "avvertimento" al governo del cambiamento, neanche tanto velato? Assolutamente sì, ma è tutto regolare. La telefonata ieri sera tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte, dalla quale è poi scaturita la decisione del presidente del Consiglio di autorizzare l’attracco a Trapani della nave Diciotti con a bordo 67 migranti rientra negli interventi propri del capo dello Stato. I giornali di oggi danno grande risalto all’iniziativa di Mattarella, con a corredo «lo stupore» espresso ieri dal Viminale e gli inviti rivolti al presidente (Lega, FdI) a non occuparsi della questione. La telefonata partita dal Colle non è un atto inusuale per un presidente della Repubblica, che è anche presidente del Csm e capo supremo delle Forze armate.

L'intervento di Mattarella
La vicenda della nave della Capitaneria di porto, un corpo specialistico della Marina militare, impossibilitata – per il divieto posto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini – ad attraccare e la richiesta, sempre da parte di Salvini, di far scendere in manette i migranti dalla nave, hanno interpellato Mattarella nella duplice veste che gli compete per legge. Il capo dello Stato, nel suo ruolo di arbitro, ha il compito di sorvegliare il corretto andamento della vita istituzionale e dei poteri dello Stato per evitare conflitti e contrapposizioni. E anche operare per smorzare i toni di una discussione all’interno del governo, che in questo caso rischiava di diventare incontrollabile. Ecco allora la telefonata a Conte, che a sua volta, quale premier, ha il compito di coordinare e indirizzare l’attività del governo. Una telefonata che è arrivata dopo che l’argomento migranti e Libia era stato affrontato nell’incontro di lunedì scorso tra Mattarella e Salvini. E dopo la decisione da parte di Salvini di non far attraccare in un porto italiano una nave militare italiana. Ieri sera il Quirinale aveva fatto trapelare come il presidente della Repubblica seguisse con attenzione il caso della Diciotti.

La vicenda
Una telefonata con Conte per capire la situazione e comprendere come si sarebbe proceduto, dunque. Considerando anche l’irritazione crescente delle toghe, che con l’Anm hanno chiesto che non ci fossero interferenze nell’attività dei magistrati. Poco dopo il colloquio con Mattarella, Conte verso le 21.30 fa sapere che «sta per iniziare lo sbarco dei migranti che sono a bordo della nave Diciotti. Sono state completate le procedure di identificazione delle persone che erano a bordo, con particolare riguardo a quelle a cui risulterebbero imputabili le condotte che configurano ipotesi di reato. Nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti, a cura della Polizia di Stato, con assunzione delle informazioni testimoniali di tutte le persone che sono state trasportate». Una decisione, quella del presidente del Consiglio, che ha sicuramente evitato duri confronti tra il ministero dell’Interno e i ministeri delle Infrastrutture, a cui fa riferimento la Guardia costiera, della Difesa per l’appartenenza della Guardia costiera alla Marina militare, e della Giustizia, l’indipendenza e l’autonomia dell’azione della procura di Trapani. E che ha indirettamente dato respiro al Movimento 5 Stelle, sempre più schiacciato dall’esuberanza del titolare del Viminale. Senza dimenticare che sempre ieri sera è stato firmato dal Colle il dl Dignità, uno dei provvedimenti fiore all’occhiello dei grillini.

Contro il governo del cambiamento?
Ma i toni che Salvini sta usando in queste ore non sembrano concilianti: il Capo dello Stato in questi giorni «non si è mai intromesso», ha detto confermando «stupore» espresso ieri per l’intervento di Mattarella. Mattarella ha evidentemente voluto ribadire al mondo politico, e ai partiti di governo in particolare, che il capo dello Stato ha delle prerogative e dei poteri di intervento che gli derivano dalla Costituzione e che non avrà timore ad utilizzarli per riportare il dibattito, il confronto all’interno dell’esecutivo nell’alveo di quelle regole indicate dalla Carta.