26 giugno 2019
Aggiornato 21:30
Vitalizi

Dalla suocera di Veltroni ai comunisti «duri e puri»: c'era una volta l'«albero genealogico» della casta

La suocera di Veltroni, i La Russa, i comunisti duri e puri e gli altri: Mario Giordano già diversi anni fa si scagliava contro la casta

ROMA - La delibera del Movimento 5 Stelle che taglia i vitalizi è un "atto di giustizia». A dirlo è il giornalista Mario Giordano, in un video uscito sul Blog delle Stelle e condiviso dal vicepremier Luigi Di Maio su Facebook. Questa è una ferita nel corpo stesso della democrazia - spiega Giordano - e che ha un valore economico rilevante. Solo i vitalizi dei parlamentari valgono oltre 200 milioni di euro ed è una cifra che anno dopo anno cresce, poi bisogna aggiungere i vitalizi dei consiglieri regionali, quindi non è come qualcuno dice 'insignificante'». Non solo. Per il giornalista il taglio avrebbe anche "un valore simbolico molto più grande", per "ristabilire un rapporto fra i cittadini e le istituzioni, fra i cittadini e i loro rappresentanti".

La querela da parte del Consiglio regionale della Basilicata
Giordano si è sempre occupato di casta, e di vitalizi, ben prima che il M5s facesse il suo esordio in politica. Celebre lo scontro, un anno fa, con il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Franco Mollica, da cui si è preso persino una querela dopo un video pubblicato dal giornalista sulla sua pagina Facebook "Sanguisughe». Il Consiglio regionale della Basilicata ha deciso di querelare tutti quelli che hanno scritto o detto "corbellerie relativamente al nostro operato. La Regione Basilicata non è lo zimbello di nessuno» scrivevano a luglio 2017. Giordano, nel video, parlava di un blitz notturno del Consiglio regionale della Basilicata con il quale, apportando delle modifiche allo Statuto, si sarebbe ridato il privilegio del vitalizio ai consiglieri della legislatura precedente che non erano riusciti a versare contributi per più di 30 mesi, e quindi non ne avevano diritto.

Aggiungi un posto a tavola...
Ancora più celebre il racconto che fece, ormai diversi anni fa, del "vitalizio di famiglia": mogli, fratelli e cugini, parenti vari dei politici, tutti beneficiari di cospicui assegni. La suocera di Veltroni, per esempio, la figlia di Cossutta, il parente stretto di Crocetta. «Aggiungi un posto a tavola ché c’è un parente in più, se sposti un po’ la seggiola stai comodo anche tu». Garinei e Giovannini forse l’avrebbero scritta in questo modo se avessero saputo che, con il passare degli anni, Palazzo Madama (e anche la Camera) si sarebbe trasformato in un buen retiro per fratelli, cugini, figli e suocere" scriveva Giordano. Perché il potere ha anche un tratto ereditario e, pur essendo l’Italia una Repubblica, c’è sempre qualche cinghia di trasmissione che consente di estendere ai consanguinei (biologici o acquisiti) qualche benefit.

La suocera di Veltroni
Scorrendo l’elenco dei vitalizi erogati dal Senato, infatti, si scoprì allora che dal 1992 al 2001 ha transitato sui banchi di Palazzo Madama Franca D’Alessandro Prisco. Si tratta della suocera di Walter Veltroni. Ex assessore "nelle giunte comuniste" del Comune di Roma con i sindaci Argan, Petroselli e Vetere, Franca D’Alessandro, moglie di Massimo Prisco, direttore della federazione statali della Cgil, compì il grande salto sulla scena nazionale. Spiega Giordano: nei quattordici anni trascorsi dal termine della propria esperienza al Senato, ha accumulato circa 770mila euro di vitalizi a fronte di una contribuzione di 238mila euro per uno sbilancio complessivo di 531mila euro circa. Una cifra leggermente inferiore a quella di Salvatore Crocetta (-586mila di «buco» previdenziale), fratello dell’attuale governatore siculo Rosario. Salvatore è un comunista vero e, dopo la Bolognina, se ne va con Rifondazione. Ma per quanto abbia avuto i suoi cinque minuti di visibilità con tre legislature da senatore, è a Rosario che è riuscito il colpo grosso di fare il sindaco del paese natio, Gela, e poi il potentissimo presidente (tra un rimpasto e l’altro) della Regione Sicilia.

Sicilia terra nostra, anzi terra loro: dai Crocetta ai La Russa
Ecco, la Sicilia appunto. Una terra nella quale i valori familiari sono sempre al primo posto. Basta spostarsi dalla siracusana Gela alla catanese Paternò per incontrare un’altra famiglia importante: quella dei La Russa. "Tutti conoscono il simpaticissimo e focoso Ignazio", avvocato fondatore di An, ex ministro della Difesa con il Pdl e oggi difensore dei valori della Destra in Fratelli d’Italia. Un po’ meno noto al grande pubblico è il fatto che la famiglia La Russa abbia la politica nel sangue. Il padre di Ignazio era senatore dell’Msi, il fratello è stato invece senatore della Dc prima e del Ccd di Casini poi. Dal ’96 non è più parlamentare e così lo sbilancio della posizione è salito a circa 700mila euro.

Comunisti duri e puri?
Non è un caso isolato. Prendiamo, ad esempio, Francesco Covello. Calabrese di Castrovillari, moroteo, ha seguito tutto il cursus honorum: consigliere comunale, assessore provinciale, consigliere regionale, amministratore unico delle Ferrovie della Calabria e, infine, senatore (-659mila euro). Poteva uscire di scena come un uomo qualunque? Certo che no, continua Giordano. La figlia Stefania è stata parlamentare Pd e componente della segreteria del partito di Matteo Renzi con delega ai fondi europei. Non è l’unica figlia d’arte: è accaduto anche a Maura Cossutta, figlia del rigoroso filosovietico Armando (-27.400 euro) e a Balda Di Vittorio, figlia del leader storico della Cgil e scomparsa all’inizio di quest’anno. La citazione non è casuale. "Laddove il nome non sia garanzia di successo e di continuità della tradizione, spesso è venuto in soccorso proprio il ruolo svolto nella rappresentanza degli interessi delle 'masse operaie'». Il sindacato ha così traslato a Palazzo Madama figure importanti. Per esempio Franco Marini, ex numero uno della Cisl, ancora in attivo per quanto riguarda la posizione contributiva. In passivo (-256mila euro), invece, è già Antonio Pizzinato, il successore di Luciano Lama alla guida del sindacato di Via Po: un comunista duro e puro, educato a Mosca. In passivo anche Giorgio Benvenuto (-192mila euro) che con lo stesso Lama e Pierre Carniti (-378mila euro, la sua scheda è stata pubblicata lunedì) faceva tremare governi e Confindustria tra gli anni ’70 e ’80.

Dulcis in fundo... il fratello di Biscardi
Talvolta vale pure il processo inverso: un brand è talmente forte che lo si può anche declinare in politica. Ne sa qualcosa Luigi Biscardi (-531mila euro), al Senato dal 1992 al 2001 con il Pds-Ds. È il fratello del famosissimo Aldo, quello del Processo del lunedì . Entrambi avevano il cuore a sinistra da giovani. L’Aldo nazionale passò da Paese Sera al Tg3 in un sol colpo. Anche il partito aveva bisogno di uno "sgub".