25 settembre 2018
Aggiornato 01:30

«Il Movimento 5 stelle si dividerà»: Zingaretti vuole aprire le porte del Pd

Il Governatore Lazio in un'intervista al Corriere della sera: «Servirà un partito diverso. E dovremo confrontarci con chi lascerà il M5s»
Matteo Renzi con Nicola Zingaretti al Teatro Eliseo di Roma
Matteo Renzi con Nicola Zingaretti al Teatro Eliseo di Roma (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - Zingaretti, allora si candida? «Io ci sono. Anche se sono il primo a dire che il problema fondamentale non è il segretario», risponde il governatore del Lazio in una lunga intervista ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera nella quale elenca gli obiettivi fondamentali per far riprendere il più grande partito della sinistra, oggi all'opposizione. Per l'unico vincitore del centrosinistra della tornata elettorale del 4 marzo occorre «riaprire una sfida collettiva. Molti di noi sono fuori da noi. C'è un popolo di competenze e di sensibilità che è disperso, frammentato. E c'è una nuova generazione, molto combattiva, che non ci ha mai incontrati. L'obiettivo è riaggregare. Ricostruire una cultura politica che ti faccia sentire parte di qualcosa. Sostituire alla rabbia interna la passione, alla polemica il contenuto».

«Oggi serve un Pd». E dice no a Calenda
E come? Zingaretti evoca «un Pd diverso, per costruire una nuova alleanza azzerando le attuali forme politiche. Anche la nostra. Dobbiamo saper includere e valorizzare come Pd le forze produttive, le energie popolari e sociali, in una forma-partito radicalmente democratica, capace di conciliare una forte leadership collegiale e decisioni dal basso». Calenda parla di Fronte repubblicano. «Ogni ipotesi frontista su categorie non sentite intimamente dalla gente - risponde Zingaretti - porterà a nuove sconfitte. Però apprezzo l'impegno di Calenda su molti contenuti che condivido. Il nostro movimento deve animare una larga alternativa per il governo del Paese; che non significa rimettere insieme i cocci, ma immaginare l'Italia del 2050».

Zingaretti guarda al 2050
Nel 2050 molti di noi saranno morti. «Noi - replica Zingaretti - dobbiamo pensare alle nuove generazioni. Di più: dobbiamo imparare da loro. In Italia c'è un'enorme questione giovanile, che la politica neanche riesce a vedere. Forse è la prima volta nella storia che la nuova generazione ha tanto da insegnare a quella precedente. I nativi digitali rappresentano un'opportunità, anche per i 'padri analogici'. Non riesco ad accettare questo spreco di energie e talenti».

«Pronto a candidarmi alla guida del partito»
Quali sono i tempi della sua candidatura? Quando deve tenersi il congresso Pd, secondo lei? «Il congresso del Pd risponde - è indispensabile prima delle elezioni europee. Ma anche insufficiente. Occorre aprire una fase nuova. Riunire le energie intellettuali, professionali, scientifiche che da tempo sono diventate ancelle del potere o cassandre isolate. Scrivere un manifesto che andrebbe discusso, arricchito e corretto da mille, diecimila agorà, dove la gente liberamente possa, dal basso, in modo talvolta rozzo e contraddittorio ma vero, elaborare le suggestioni di un'Italia futura. A partire dalla loro condizione reale».

«I 5 stelle destinati a disarticolarsi»
Cosa sono i 5 Stelle? «Un corpaccione dove c'è dentro un po' di tutto. Prevale una protesta, spesso assai giustificata, verso le istituzioni italiane ed europee così come sono oggi, i partiti che sono diventati macchine elettorali. Da questa contraddizione deve scaturire una nostra opposizione intelligente, che tenda a disarticolare, a convincere, a spostare orientamenti dentro quell'elettorato». I 5 Stelle sono destinati a «disarticolarsi», a dividersi? «Probabile. La loro identità ha un limite che definirei genetico: una lettura della società che parte dalla presunzione di rappresentare indistintamente i cittadini. Va bene per raccogliere consensi, ma è letale al momento del governo. I cittadini non esistono, perché è tra i cittadini che vivono le disuguaglianze. E devi scegliere».