17 febbraio 2020
Aggiornato 16:00
Pensioni

L'Inps vorrebbe più immigrati: «Senza di loro il sistema delle pensioni non regge»

Per il presidente Tito Boeri «un calo dei flussi migratori, già in atto, determinerebbe un preoccupante calo dei contribuenti». E sarebbe «un problema serissimo»

Tito Boeri, presidente dell'INPS
Tito Boeri, presidente dell'INPS ANSA

MILANO - «Gli scenari più preoccupanti per la spesa pensionistica prevedono una forte riduzione dei flussi migratori che è già in atto». Per il presidente Inps, Tito Boeri, intervenuto alla Festa del Lavoro in corso a Milano «il sistema pensionistico non è in grado di adattarsi alla diminuzione dei contribuenti» legata al calo dei nati in Italia. «Il problema è serissimo e dell'immediato. Volenti o nolenti l'immigrazione può darci un modo di gestire questa difficile transizione demografica. Avere immigrati regolari ci permette di avere flussi contributivi significativi». La soluzione per le casse dell'istituto pensionistico, quindi, per fronteggiare il calo di nascite in Italia sarebbe quello di accogliere più immigrati: «Che lo vogliamo o meno, gli immigrati possono darci modo di gestire questa difficile transizione demografica. Gli scenari più preoccupanti per la nostra spesa pensionistica sono quelli che prevedono una forte riduzione dei flussi migratori».

Il problema demografico e l'aiuto dei migranti
«C'è un problema demografico nell'immediato», ha spiegato Boeri nel suo intervento al Festival del Lavoro 2018, segnalando che i flussi «iniziano a non essere più sufficienti per compensare il calo della popolazione autoctona» e che il sistema pensionistico «non è in grado di adattarsi al fatto che diminuiscano le coorti in ingresso di contribuenti». E questo «è un problema gravissimo che chi ha responsabilità di governo dovrebbe spiegare al Paese». Quindi «dobbiamo guardare all'immigrazione come a un fatto che può aiutarci. Se anche gli italiani ricominciassero a fare figli, ci vorrebbero almeno vent'anni prima che questi inizino a versare contributi».

Le pensioni d'oro? «Non esistono»
Il presidente dell'Inps è poi intervenuto su uno dei temi centrali della politica italiana dall'insediamento del nuovo governo: «A mio giudizio non esistono pensioni d'oro, d'argento o di bronzo, ma pensioni pagate dai contributi e pensioni non pagate dai contributi. Va documentata la deviazione della spesa pensione percepita dai contributi, per alcune categorie». Poi, un esempio: «I politici, che con i vitalizi erano una di quelle categorie con deviazioni significative. Ed è peraltro fastidioso che queste regole se le erano date da soli». Secondo Boeri occorre quindi «ragionare sul fatto che queste fasce di privilegio possono essere ridotte, ovviamente sopra un certo reddito. Noi parlavamo di 5mila euro», ma soltanto in caso di «deviazione tra la pensione ricevuta e in contributi versati. E' un modo di uniformare i trattamenti».

Quota 100? «Un fardello su chi lavora»
Bocciata anche l'idea della 'quota 100'. Per Boeri con le misure sulle pensioni ipotizzate dal nuovo governo «avremmo un milione di pensionati in più, ma anche molti meno lavoratori. E questo renderebbe ancora più pesante il fardello che grava su chi oggi lavora. Si tratta di impegni ingenti che hanno effetti immediati che aumentano di molto la spesa pensionistica e con effetti che si trascinano nel tempo, perchè aumenta l'impegno per le future generazioni. E, soprattutto, peggiora di molto il rapporto tra pensionati e lavoratori».