22 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
Giustizia

Niente sconti ai carcerati e stop magistrati 'politici': così cambierà la giustizia

Il ministro Bonafede in un'intervista al Corriere della Sera spiega i punti cardine del suo lavoro: «Non mi interessa diminuire il numero dei detenuti»

Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede alla Camera
Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede alla Camera ANSA

ROMA - Diminuire i detenuti non è una priorità. Un magistrato che entra in politica non potrà più fare il percorso inverso. Per i corrotti e i corruttor ci sarà un Daspo dalla pubblica amministrazione. Queste le linee guida che il ministro Alfonso Bonafede, esponente di punta del Movimento 5 stelle e capo dalla Giustizia italiana, ha esposto in una lunga intervista al Corriere della Sera. Nelle sue parole c'è tutto il pensiero del Movimento 5 stelle su temi come le indagini, il ruolo dei magistrati, le carceri. Uno dei primi passi sarà quello di stoppare la riforma Orlando sulle intercettazioni: «Ci occuperemo da subito di modificarla visto che è criticata da tutti, avvocati e magistrati», afferma il ministro della Giustizia. «Ho già scritto ai ventisei procuratori distrettuali d'Italia per chiedere loro che cosa non va della legislazione vigente e della riforma che bloccheremo».

I magistrati e la politica
Se un magistrato entra in politica, «per legge» non deve rientrare in magistratura. Così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede vuole bloccare il continuo passaggio, dalla toga allo scranno: «Non è una questione di priorità, ma di principio. Vogliamo ristabilire dei confini chiari, per sottolineare che la magistratura e le altre istituzioni svolgono il proprio ruolo in costante confronto tra loro, ma rimanendo ciascuno nell'ambito del proprio settore di competenza», afferma il Guardasigilli. «Avevamo presentato un testo nella scorsa legislatura dal quale si può ripartire, ma poi applicherò ciò che nel mio piccolo chiamo il 'metodo Bonafede': per realizzare i punti del contratto di governo faremo il passo iniziale con i parlamentari dei gruppi di maggioranza, e poi con il Parlamento nel suo insieme».

La piaga della corruzione
Per quanto concerne una delle storiche battaglie del Movimento 5 stelle, quella contro la corruzione, Bonafede punta a una vera rivoluzione, sia in termini di controllo che di 'punizione'. «Credo che la magistratura non abbia sufficienti strumenti. Servono gli agenti sotto copertura e il Daspo per i corruttori: se sanno che non potranno più avere rapporti con la pubblica amministrazione ci penseranno mille volte prima. E poi un aumento delle pene».

Legittima difesa e indagini
Su uno dei temi invece più sentiti dalla Lega, quello della legittima difesa e delle 'armi facili, Bonafede spiega che «lo Stato fa dei controlli su chi è autorizzato a detenere un'arma, e se necessario saranno ancora più rigorosi». Ma sulla legittima difesa «c'è una zona d'ombra su cui bisogna intervenire. Le indagini dei magistrati su chi spara anche per difendersi si devono fare sempre, ma non può essere che un cittadino debba affrontare tre gradi di giudizio perché la norma non è del tutto chiara».

Svuotare le carceri? «Non mi interessa»
Inevitabile un passaggio poi sul tema delle carceri: «Premesso che il principio costituzionale del reinserimento del condannato resta per me la stella polare, quella riforma mina alla base il principio della certezza della pena, perché permette ad alcuni di non scontare in carcere nemmeno un giorno. Quella riforma, che su altri aspetti è positiva, ha allargato troppo il perimento della discrezionalità. C'era una finalità deflattiva che non possiamo accettare. Non mi interessa diminuire il numero dei detenuti, ma garantire loro il rispetto della dignità anche in carcere».