22 ottobre 2018
Aggiornato 22:30

Dopo il G7 Conte attacca la stampa: «Ora basta, sono un premier autonomo»

Il primo ministro soddisfatto per la sua prima uscita internazionale. Poi manda un messaggio alla politica italiana: «Sono espressione di una maggioranza»
Giuseppe Conte durante la conferenza stampa al termine del G7
Giuseppe Conte durante la conferenza stampa al termine del G7 (ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI)

CANADA - Catapultato in pochi giorni dall'atmosfera ovattata dell'Università di Firenze alle aule parlamentari e subito dopo alla ribalta internazionale del G7, Giuseppe Conte si è presentato nella notte italiana in sala stampa al termine del summit canadese non nascondendo la soddisfazione per come sono andati i due giorni di Charlevoix. Il presidente del Consiglio ha tracciato un «bilancio complessivamente positivo», rivendicando l'intesa raggiunta con il presidente americano Donald Trump e affermando la sua autonomia dai leader di M5s e Lega Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Creare un asse con Trump era l'intento prioritario della delegazione italiana e l'obiettivo, per Conte, è stato raggiunto. E' stato un rapporto, ha spiegato, «da subito molto cordiale, con una grande apertura nei miei confronti, ricambiata» e «grande attenzione per questa esperienza di governo». Per cogliere al volo l'attimo, Palazzo Chigi lavorerà da subito per fissare un incontro alla Casa Bianca. 

La linea internazionale di Conte
Il premier è ben conscio che l'avvicinamento al leader americano ha creato qualche preoccupazione nei partner europei, ma cerca di smorzare le tensioni. «Non c'è da preocuparsi», ha spiegato, perchè le «relazioni dell'Italia con gli Usa sono tradizionalmente strategiche» e pensare che possano creare un «conflitto con i partner europei» è un'ipotesi che «dobbiamo assolutamente accantonare». E per Conte non c'è neppure, da parte delle istituzioni internazionali, apprensione per la linea che terrà il governo giallo-verde. Anche dal colloquio con la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, si è detto certo, non è emerso «alcun motivo di preoccupazione».

Conte si sente rafforzato
Complessivamente la sensazione data nella sua prima conferenza stampa è quella di un premier che, dopo le prime uscite interne e internazionali, si sente rafforzato, tanto da rivendicare pienamente le sue prerogative. «Sono - ha rilevato - espressione di una maggioranza che ha sottoscritto un contratto, che è un rafforzamento della autonomia del presidente del Consiglio. Ho piena sintonia personale con Di Maio e Salvini e non rinuncio a esercitare le prerogative del presidente del Consiglio. Io mi assumo la piena responsabilità di guidare questo governo e indirizzarne la politica». Sui primi passi del governo in materia economica, però, non si sbilancia, svicolando un paio di volte dalle domande dei giornalisti su reddito di cittadinaza e flat tax. «Martedì in una riunione con i ministri dell'area economica ed europea - ha spiegato - affronteremo le questioni più urgenti e mi riservo di fare prima una ricognizione dei temi e poi elaborare al più presto una proposta».

La questione migranti
Sull'altra questione prioritaria per la maggioranza, quella dei migranti, ha riconfermato la linea italiana, ma ha cercato anche di limitare l'effetto dei toni accesi delle dichiarazioni del ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini, difendendo il ruolo delle Ong. «Il governo - ha assicurato - non ce l'ha con le Ong, non ritiene siano il problema. La gestione dei flussi migratori con questo approccio articolato sta funzionando ma non può essere questa la soluzione perchè da un momento all'altro potrebbe non funzionare e si potrebbe avere una crisi». Per questo l'Italia andrà a Bruxelles e «per una volta, noi che siamo sempre sotto osservazione, valuteremo gli altri. Ci aspettiamo solidarietà vera, non vogliamo più soldi ma che la gestione dei flussi e dei rimpatri sia un problema condiviso e gestito a livello europeo».

I prossimi impegni
Subito dopo il vertice Conte è rientrato a Roma, domani mattina vedrà il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, a cui ribadirà che l'Italia è partner dell'alleanza e che non è previsto un «disimpegno» nelle missioni in atto. Poi sarà nelle zone terremotate, per una visita ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Ultimo impegno «simbolico» prima di passare al lavoro sul programma di governo e quindi alle prime, vere, difficoltà.