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Italia eterna adolescente: da oltre mezzo secolo una democrazia limitata, sotto tutela di volgari poteri autoritari

Il governo Lega-M5s non piace ai poteri sovranazionali. Non è una novità che siamo un paese sotto tutela: lo siamo dal 1946

Alcuni dei punti di cui Matteo Salvini ha parlato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Alcuni dei punti di cui Matteo Salvini ha parlato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

ROMA - Nella trattativa di governo si evidenziano, probabilmente per la prima volta nella storia repubblicana, i confini della democrazia italiana. Non è una novità che siamo un paese sotto tutela: lo siamo dal 1946. Dall’anno in cui siamo usciti sconfitti dalla Seconda Guerra Mondiale, ridotti – non senza innumerevoli vantaggi – a stato membro dell’Alleanza Atlantica. Lo siamo stati per tutte le decadi successive, sempre in virtù della reazione ad un pericolo maggiore. L’avanzata dell’Unione Sovietica e del comunismo reale, poi il brigatismo, poi la corruzione di Tangentopoli. L’Italia ha sempre risposto a poteri extranazionali, in virtù di gravi pericoli in arrivo dall’esterno. Come un eterno ragazzo, un po’ mattacchione, che non riesce mai a costruire il suo Edipo perché c’è sempre un buon padre che gli impedisce di incorrere in inutili pericoli. Ma la caduta del Muro di Berlino, ha fatto collassare il pericolo più grande: il comunismo finito nel cassetto dei ricordi. Dopo, è stata la fine della storia, il trionfo del liberismo come unica ideologia globale, come unico scopo di vita di tutti gli esseri umani. 

Tangentopoli, primo commissariamento
Nel 1992, in assenza di un reale pericolo esterno, il commissariamento paterno giunge per un pericolo interno: la corruzione dei partiti. Sacrosanta guerra santa che ha spalancato le porte del supermercato pubblico Italia: tutti i beni comuni sono stati venduti. Un periodo forcaiolo durante il quale il paese veniva saccheggiato. La trave, l’occhio… antica storia, sempre inattuale. I politici andarono in galera, distrutti i corpi intermedi dello stato, regalate tutte le aziende pubbliche. Oggi, lo stato, al massimo della sua impotenza, lotta per comprare il 4% di Telecom che in quegli anni regalò. Oggi, lo stato, al massimo della sua impotenza, si compiace di aver portato i suoi miseri voti a sostegno di un fondo speculativo statunitense «per fermare Vincent Bollore il francese». Quello è stato il momento in cui l'Italia ha perduto se stessa, in nome di una morale immaginifica, di una rivoluzione che ha portato ad un saccheggio in confronto al quale le tangenti dei politici erano spiccioli.

Monti, per il bene di tutti
L’apogeo di questo processo, di questo infinito tutoraggio dall’esterno, è avvenuto con il governo Monti. Non ci sono molte parole da aggiungere, basta ricordare la Fornero, l’articolo 18 fatto a pezzi – poi finito e giustiziato da Renzi – il pareggio di bilancio in Costituzione, e tutto il restante armamentario. Perché ci fu quella speculazione a colpi di spread? Perché le banche tedesche, britanniche, francesi e statunitensi, che hanno in mano il nostro debito pubblico, iniziarono a cannoneggiare sull’Italia? Vulgata vuole che le progressiste cancellerie di tutto il mondo volessero liberare l’Italia da Silvio Berlusconi. Ma, esattamente come nel 1992, il problema è sempre lo stesso: la "roba" verghiana. Continuare con il processo di appropriazione e conquista: l’esempio greco, l’umiliazione di un popolo nobile, è sotto gli occhi di tutti: costretti a svendere perfino le isole ai calciatori per avere la possibilità di fare altro debito.

"Neotenia" infinita
Si dirà che quei governi sotto tutela, sempre, hanno evitato all’Italia di sfracellarsi contro le sue pulsioni. Può essere, tante interpretazioni si possono dare del recente passato politico italiano: ma se questa visione poteva essere vera per l’infanzia del paese che usciva dalla Seconda guerra mondiale – in cui una cospicua parte ambiva al modello sovietico –, molto meno si può sostenere dal 1992 in avanti. Che rappresenta lo spartiacque tra l’infanzia e la nostra adolescenza negata. Così, come tutti gli adolescenti che non vivono quell’età, oggi l’Italia si ritrova in una fase adulta caratterizzata da quella che l’antropologo Desmond Morris definisce come età della "neotenia" infinita, ovvero un periodo di accrescimento senza limiti, la permanenza nell’età infantile a oltranza. E questo lo facciamo con orgoglio, addirittura rivedicandolo.

Oggi, l'umiliazione di chi ha vinto
Lo scenario odierno non è molto dissimile dal recente passato: anzi, ne è l’esaltazione. Senza un reale attacco dei mercati come nel 2011, si stanno ponendo dei paletti al governo nascente che mettono in evidenza la democrazia limitata italiana, il tutoraggio, l’infanzia infinita, la neotenia costante. Il governo M5s-Lega può non piacere, e a chi scrive queste righe non piace, ma non può essere soggetto a continui paletti, limitazioni, quel nome sì o no, quel punto del programma sì o no, quella legge deve avere la copertura se no non passa, i trattati internazionali sono immutabili. Perché, al di là delle simpatie politiche – legittime – quello che non è accettabile è la visione immutabile della realtà. La sua cristallizzazione per sempre, che deve rappresentare l’eterno status quo del presente. 

Dov'era il presidente della Repubblica?
Emerge, sempre più in questi giorni – e proprio in virtù del fatto che hanno vinto quelli che non piacciono – l’essenza della democrazia italiana: la rappresentazione del potere, laddove il vero potere è gestito in altro luoghi, altre stanze, altri uffici, altri salotti. Emerge il ruolo che questo sistema assegna ai politici: andare in televisione e parlare. Creare appartenenza, tifo calcistico, creare finto conflitto sul nulla. Ma laddove essi debordino da questo compito, e cerchino di avere una qualche voce nella gestione del potere, beh la minaccia con fucile spianato in nome di una democrazia groviera emerge volgare, spietata, rancorosa. Non si ricordano parole lapidarie pronunciate da qualsiasi presidente della Repubblica quando l'intera industria pubblica italiana veniva regalata i privati. Non si ricordano parole lapidarie pronunciate da qualsiasi presidente della Repubblica quando l'intero settore bancario veniva regalato. Non si ricordano parole lapidarie pronunciate da qualsiasi presidente della Repubblica quando l'IRI veniva smantellato o regalato. Eppure gli effetti di quelle scelte sono sotto gli occhi di tutti, qui ed oggi.