25 settembre 2018
Aggiornato 00:30

Allegri come Renzi: perché la sconfitta della Juve è identica a quella del Pd

I bianconeri hanno pagato contro il Napoli gli stessi limiti che hanno portato i dem alla batosta elettorale: arroganza e incapacità di ammettere i propri errori
Matteo Renzi e Massimiliano Allegri
Matteo Renzi e Massimiliano Allegri (ANSA)

ROMA – Il 22 aprile sta alla Juventus come il 4 marzo sta al Partito democratico: la sconfitta in casa per 1-0 con il Napoli nella sfida scudetto, insomma, ha rappresentato per i bianconeri una batosta paragonabile a quella che le urne hanno riservato ai dem. A ben guardare, in effetti, c'è un destino comune che lega Massimiliano Allegri e Matteo Renzi, e che va oltre la loro origine toscana (livornese l'allenatore, dei dintorni di Firenze l'ex premier ed ex segretario): ad unirli è piuttosto l'atteggiamento che condividono, quello con cui hanno portato a schiantarsi sonoramente le loro rispettive corazzate. Che avevano ereditato vincenti, avevano contribuito a portare sul tetto d'Italia, e forse si erano illusi di aver reso imbattibili per sempre.

Guai ai gufi
Ma di illusione, per l'appunto, soltanto di illusione si trattava. Un'illusione poi crollata, alla prova dei fatti, con un tonfo che è sembrato improvviso e roboante, ma soltanto perché chi avrebbe dovuto accorgersi di quelle crepe che ormai da tempo stavano emergendo non lo ha mai fatto. Anzi, ha continuato ostinatamente a nasconderle fino all'ultimo, perfino quando le avvisaglie del declino in atto erano già evidenti a chiunque. Pensiamo alla sconfitta della Juve nel quarto di finale di Champions con il Real, oppure, se preferite, a quella del Pd nel referendum costituzionale: le prove generali del disastro. Rifiutare di correggere i propri errori, addirittura di ammettere l'esistenza stessa dei propri limiti, difendendosi dietro un provvisorio risultato positivo non è, infatti, soltanto sintomo dell'arroganza tipica di chi si sente superiore agli altri per diritto di nascita, infallibile per definizione. È soprattutto il frutto di un equivoco tanto diffuso quanto duro a morire: vincere, da solo, non basta.

Vincere, e vinceremo
Il successo non è una sorta di panacea di ogni male, una giaculatoria capace di mondare tutti i peccati precedenti. Si può anche arrivare in testa alla classifica, o alla maggioranza in Parlamento, approfittando di una serie di circostanze favorevoli. Ma è soltanto continuando a migliorarsi, a crescere, che a lungo termine si riesce ad evitare di essere raggiunti o superati dai propri avversari. La Juventus, come il Partito democratico, di questo aspetto, ovvero della qualità del proprio gioco e del proprio governo, non si sono invece mai occupati. Loro si limitavano a gestire la situazione esistente, che li vedeva momentaneamente in posizione di forza, con miope opportunismo, sempre con il minimo sforzo, senza esporsi né rischiare. In questo senso, gli 80 euro, i bonus, le mancette elettorali a pioggia, le assunzioni drogate dagli incentivi del jobs act corrispondevano più o meno a quelle vittorie tirate per i capelli, spesso fortunose, sempre con un gol di scarto. Quelle che avevano permesso a Renzi come ad Allegri una scalata rapida, apparentemente facile, ma di certo non duratura.

Il riscatto dei rivali
La loro favoletta è durata finché è durata. Ovvero fino a quando non hanno incontrato un avversario che ci ha creduto davvero, che ha riconosciuto molto bene le enormi falle aperte in quei Titanic cosiddetti inaffondabili, e che ha saputo sfruttarle contro di loro: che si tratti del Napoli o del Movimento 5 stelle. Adesso, agli ex vincenti non resta che leccarsi le ferite e rimettersi al lavoro, ripartire proprio dalla ricostruzione di quella visione strategica, complessiva, d'insieme, che era stata troppo a lungo accantonata in favore dello sterile tatticismo. Altrimenti, saranno condannati ad assistere per un po' di tempo al trionfo di coloro che pensavano di aver surclassato. Di quel Maurizio Sarri, che dopotutto è toscano pure lui, e di quel Luigi Di Maio. Che, guarda caso, tifa proprio per il Napoli...