8 maggio 2021
Aggiornato 15:30
Governo

Dalla Rivoluzione a 5 Stelle alla Restaurazione? I poteri finanziari hanno già chiaro lo scenario politico

Si parla di nuove votazioni, ma i mercati rimangano tranquilli. I poteri sovranazionali non temono il M5s. Anzi, lo vogliono

ROMA - Nelle ultime pagine di "Guerra e Pace", Tolstoj si dilunga sulle ragioni che portarono Napoleone ad essere sconfitto, anzi distrutto, a Mosca. Sono pagine lunghe e dense, nelle quali il grande scrittore russo teorizza quella che è conosciuta come la «somma storica delle volontà». Volontà di milioni di uomini, volontà che si sono accumulate lungo decenni, e portarono Bonaparte a intraprendere la campagna di Russia: l’unica cosa che poteva fare perché la somma delle volontà storiche portava a questo unico sbocco. L’Italia, e l’Europa, vanno verso il caos che scosse il continente tra il 1789 e il 1815? Probabilmente sì: perché le volontà storiche che si stanno caricando in questi tempi oscuri sono enormi. Ecco un dato, tratto dal rapporto del ministero dell’Economia e Finanze e dalla Ragioneria di Stato sulle "Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario": entro il 2040 si stima che la spesa per le pensioni salirà, in percentuale del Pil, dal 15,7% al 18,5%, quella per la sanità dal 7,1% al 7,3%, laddove invece la spesa scolastica calerà dal 3,9% al 3,1%. Dati che si commentano da soli. Dopo questa premessa storica vediamo cosa accade a Roma.

Voto a giugno?
Verso una nuova tornata elettorale: questo lo scenario che avanza dopo le consultazioni che si sono tenute presso gli uffici del Quirinale. Il cerimoniale è ormai stanco, vagamente nauseante: la sfilata dei politici che passano davanti a un esercito di fotografi, lungo una passerella come ad una sfilata di moda. Una volta giunti ai microfoni si esercitano in esercizi di equilibrismo politico, per dire e non dire. Vedere ancora il volto di Giorgio Napolitano o Emma Bonino è un pugno nello stomaco: rende la sacralità di un momento, un tempo ormai lontano, una cerimonia grottesca. Dal Presidente della Repubblica i capi politici dei partiti hanno detto quello che pensano di voler fare.

M5s vuole la sottomissione degli altri partiti
Emerge fra tutti la posizione del M5s che chiede a gran voce ciò che sa perfettamente di non poter ottenere: la schiavitù, quindi senza nulla in cambio, degli altri partiti. Non solo: il M5s dice chiaramente che farà un’alleanza con chiunque permetta di governare: che siano di destra, di sinistra o di centro non importa. Ora, è bene chiarire questo concetto della post ideologia: una solenne sciocchezza dietro cui si cela la sola volontà della presa del potere. Le ideologie sono quello strumento che rendono possibile una visione del mondo, e il successivo lavoro culturale e valoriale per trasformarlo in tal senso. Dopo dieci anni di vita, il motto del M5s «non siamo né di destra né di sinistra» si sta traducendo in «non siamo nulla, non pensiamo nulla, vogliamo solo prendere il posto di quelli che ci precedevano». Il M5s si sta rivelando, con un atteggiamento ipertrofico, il vero freno sulla strada del cambiamento. Questo per mille ragioni, tutte connaturate alla sua non cultura e non appartenenza. Che può risultare utile durante la fase distruttiva, ma diventa un terribile boomerang, per tutti, nel momento in cui si deve costruire.

Giunnuli se ne va
In una lettera, l’ideologo del M5s, lo storico Aldo Giannuli, ha annunciato la sua fuoriuscita dal M5s, dato che questo sarebbe di destra. Il M5s di cinque anni fa entrò nelle stanze del potere per ribaltarle, quello di oggi non si sottrae all’abbraccio mortale del potere consolidato: non hanno cambiato il potere ma il potere ha cambiato loro. Scrive lo storico:


Il M5s con cui ho collaborato fece un’epica battaglia parlamentare contro la «riforma» della Banca d’Italia che ne faceva dono alle principali banche nazionali. La legge prevedeva tre anni di tempo per mettere sul mercato le azioni possedute in eccesso dai pochi oligopolisti, il limite è scaduto nel 2017 senza che sia avvenuto niente ed il M5s non dice niente, preferendo posare occhi vogliosi sulla Cassa Depositi e Prestiti, in perfetto stile spoil system. Certo, sin qui è stata gestita malissimo, ma qual è il rimedio? Piazzare qualche amico? Non so. Il M5s di Roberto Casaleggio era contrario all’euro senza se e senza ma (anche troppo e, semmai, ero io a moderare le cose dicendo che non si può uscire da un ordine monetario dalla sera alla mattina e senza sapere bene con cosa sostituirlo). Oggi non solo non si parla proprio più di uscita dall’euro, ma si fa dell’oltranzismo filo Ue, e si prospetta l’adesione al gruppo più eurista del parlamento europeo, En Marche. Il M5s delle origini si diceva «né di destra né di sinistra», ma in realtà ospitava nel suo seno sia destra che sinistra. Oggi quella ambiguità è sciolta e, pur continuando a dirsi né di destra né di sinistra, il Movimento sta imboccando una strada decisamente di destra.


Una lettera che ha fatto scalpore - non nel mondo 5s, che sa perfettamente, con un partito al 33%, che per un intellettuale che se ne va altri mille in cerca di visibilità entreranno - che non ha intaccato minimamente il mondo pentastellare, che ormai si professa come una chiesa. Ma Giannuli sbaglia quando sostiene che il M5s sia di destra: il M5s è un teorico del non cambiamento rivoluzionario. Il M5s è un teorico della Restaurazione come rivoluzione: un tratto tipico di tutte le rivoluzioni, peraltro. Come quei partiti messicani nati cento anni fa dai nomi altisonanti, resistiti per decadi e che non hanno portato avanti un pesante processo di restaurazione. Giannuli ha però ragione quando mette in evidenza che Il M5s, per sopravvivere alla sua inesistenza ideologico culturale, in questo contesto storico gioca la sua partita dalla parte dei poteri finanziari. I quali contraccambiano la manifestazione di fedeltà, per atro evocata dallo stesso Di Maio in questi giorni, lasciando tranquillo lo spread.

L'amore da e per i poteri finanziari
I poteri finanziari a cui piace il M5s, differentemente da quanto scrive Giannuli, afferiscono però tutti alla cosiddetta ideologia new labour, ovvera l’elaborazione del lutto della cosiddetta sinistra dopo il crollo del muro di Berlino. I pentastellari hanno uno schema ideologico molto preciso: fomentare il classismo per prendere il posto di chi governa. Ma una volta giunti al potere portare avanti politiche identiche a chi li precedeva. Il caso Torino, con il sindaco Appendino, è eclatante. Doveva smontare il Sistema Torino, oggi governa con il Sistema Torino e viene contestata dalla base elettorale, popolare, che l’ha votata. Storicamente il M5s rappresenta l’evoluzione del radicalismo di Marco Pannella, mascherato dietro una retorica ultra classista. Pronto, tra qualche giorno, a dare in pasto la testa degli aristocratici odierni al popolo: che però non saprà cosa farsene. Storica vecchia - accadde già con Luigi Capeto in Francia e i Romanov in Russia - perché la regola prevede che le folle eccitate si possano calmare solo con il sangue dei potenti. Ma togliere i vitalizi ai politici non inciderà minimamente sul tasso di disoccupazione, sulla sanità pubblica, sulle pensioni e sulle tasse.

Poteri tranquilli
In Europa, alla Bce, come al Fmi, tutto questo lo sanno perfettamente: anzi ne gioiscono. Sanno che con il M5s al governo non ci sono pericoli perché daranno agli italiani affamati lo scalpo dei vitalizi. Lasciando intatto il vero governo sovranazionale che, proprio in queste ore, detta nuove condizioni. Da Bruxelles giunge a gran voce la richiesta di una nuova manovra economica e ovviamente si pone il veto su riforma della Fornero, riforma del Jobs Act e taglio delle tasse. La Borsa rimane stabile, addirittura cresce: segno che un esecutivo a trazione 5s non fa nessuna paura. Anzi. La sconfitta, il disastro militare di Napoleone a Mosca, diede vita alla cosiddetta Restaurazione: ovvero quello che potrebbe avvenire in Italia. Dalla rivoluzione alla Restaurazione: tutto cambia affiché tutto rimanga eternamente uguale.