12 dicembre 2018
Aggiornato 08:00

Terzo Valico: nella Liguria che piange le sue vittime, un'altra opera inutile e costosa?

E' la nuova linea ad alta velocità che dovrebbe unire il Mar Ligure alla Pianura padana. Le ragioni del no contro quelle del sì
Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, con il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, in occasione della visita al cantiere del Terzo Valico di Arquata Scrivia
Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, con il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, in occasione della visita al cantiere del Terzo Valico di Arquata Scrivia (Dino Ferretti | ANSA)

GENOVA - «Perché non sottopongono il Terzo Valico alla Valutazione d'Impatto Ambientale, perché non aggiornano il progetto e quindi vanno finalmente a gara, anziché basarsi sull'assegnazione diretta da Berlusconi? Pensiamo alle analisi costi-benefici degli enti indipendenti che ne denunciano l'insostenibilità economica e insensatezza dell'opera, come conferma il già amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane Mauro Moretti». Alice Salvatore, consigliere regionale M5s in Liguria, attacca duramente l'insensatezza del megatunnel che dovrebbe unire il Mar Ligure alla Pianura padana, da Genova fino in Piemonte, il cosiddetto Terzo Valico dei Giovi. «Qui vogliono spendere 6 miliardi per un'opera iniziata nel 2003, con un progetto vecchio di 30 anni e mai approvato da nessuno, anzi bocciato per 3 volte in Parlamento dalla Commissione Ambiente, che oggi è solo al 20% della sua realizzazione, e figuriamoci pure che in quei 6 miliardi - per adesso ne sono stati spesi 3, con 35 arresti per corruzione, 'che se no in Italia fa brutto'- non sono ancora previste nemmeno le spese di smaltimento dell'amianto».

Il tracciato
Questa nuova linea ad alta velocità si sviluppa complessivamente per 53 km, di cui 36 in galleria, attraversa Liguria e Piemonte e interessa 14 comuni delle province di Genova e Alessandria. Sarà collegata a sud - mediante l’interconnessione di Voltri e il Bivio Fegino – con gli impianti ferroviari del nodo di Genova, per i quali sono in corso importanti lavori di adeguamento funzionale e di potenziamento, nonché con i bacini portuali di Voltri e del Porto Storico. A nord, dalla piana di Novi Ligure, il tracciato si collega alle linee esistenti Genova-Torino per i flussi di traffico in direzione Torino e Novara-Sempione e alla linea Tortona-Piacenza per il traffico in direzione Milano-San Gottardo. L’opera si inserisce nel cosiddetto Corridoio Reno-Alpi, uno dei corridoi della rete strategica transeuropea di trasporto (TEN-T core network) che collega le regioni europee più densamente popolate e a maggior vocazione industriale. In coerenza con, si legge testualmente sul sito di presentazione, la strategia di privilegiare modalità di trasporto ecosostenibili, ribadita recentemente dall'Unione Europea con l'Iniziativa Faro, «l'opera consentirà di trasferire quote consistenti di traffico merci dalla strada alla rotaia, con vantaggi per l'ambiente, la sicurezza e il sociale». Davvero?

Salini e gli altri indagati per corruzione
Non dimentichiamo che gli appalti fanno gola a tanti, come da sempre nei secoli dei secoli. E non solo nel Belpaese. Il noto imprenditore Pietro Salini, ad di Salini-Impregilo, proprio per il Terzo Valico è indagato dalla procura di Genova per turbativa d’asta. I pm gli contestano l’assegnazione degli appalti per quatto lotti dell'opera, di cui è general contractor per conto di Rete ferroviaria italiana il consorzio Cociv, raggruppamento di imprese guidato proprio da Salini Impregilo. «Tutti sapevano come andavano le cose», ha detto il direttore del cantiere, arrestato, Giampiero De Michelis. L'ipotesi dell'accusa, che deriva da intercettazioni telefoniche, è che le gare venissero assegnate in cambio di mazzette. L'inchiesta già nell’ottobre 2016 aveva portato agli arresti domiciliari 14 persone tra imprenditori e manager del consorzio guidato da Salini, tra cui l’ex direttore generale Ettore Pagani. Pagani, intercettato, in una conversazione minimizzava i pericoli dell’amianto del cantiere così: «Tanto la malattia (i tumori causati dall’esposizione come il mesotelioma, ndr) arriva fra trent’anni»

Le ragioni del no
La domanda più urgente, come sottolinea la stessa Salvatore, a questo punto è una sola: quanto ci costa un'opera definita inutile dagli stessi esperti del settore, che farebbe risparmiare 15 minuti, mentre esistono già altri due valichi, due linee ferroviarie che non sono minimamente arrivate alla loro saturazione - il che significa che aggiungendo più treni si può trasportare molta più merce e passeggeri senza spendere miliardi -, un'opera che chissà quando verrà realizzata perché i lavori sono costantemente rallentati dal rinvenimento di amianto e relativi protocolli di sicurezza costosissimi. Il limite di spesa è stato fissato dal CIPE in 6.200 milioni di euro. "Risparmiamo questo denaro prima che il governo debba ammettere, come già per il TAV Torino-Lione, che l'opera è inutile ma si fa lo stesso (a spese nostre) e investiamolo in opere utili e sostenibili" chiosa la consgliera grillina. Tra le opere fattibili e necessarie ad esempio il raddoppio della Pontremolese e quello del Ponente, il potenziamento della tratta ferroviaria Savona-Torino, il tunnel della val Fontanabuona, senza contare il rilancio dei due valichi esistenti e un'accelerazione nei lavori del raddoppio dei binari nel Ponente ligure, nonché una vera e profonda messa in sicurezza idrogeologica dell’intera val Bisagno.

Salvatore (M5s): garantiamo il lavoro con opere utili per la messa in sicurezza idrogeologica
Esistono progetti che con un investimento di un miliardo consentirebbero di creare mille posti di lavoro per dieci anni, proprio per mettere in sicurezza idrogeologica il tanto devastato territorio ligure. «Basta seguire questa chimera inventata ad arte dai potenti di turno che evidentemente sanno trarne solo vantaggi personali ma non per la collettività, che ancora una volta vorrebbero turlupinare: cornuti e mazziati? No grazie». Certo la questione aperta della continuità occupazionale e reddituale dei lavoratori del Terzo Valico. «Va garantita» tiene a precisare Salvatore: «Il lavoro è un diritto, lo dice la nostra Costituzione. Nessuno mai nel Movimento 5 Stelle pensa di fermare un’opera inutile senza prima garantire l’occupazione ai lavoratori, perché noi vogliamo governare con serietà e alto senso istituzionale di responsabilità. Di opere utili per i lavoratori edili in Liguria è pieno. Ma sono opere che non consentono mangiatoie per i furbetti e i politici della vecchia politica le tengono bloccate: noi vogliamo sbloccarle tutte e moltiplicare l’occupazione nella nostra regione». Migliaia di posti di lavoro sarebbero a detta loro garantiti appunto con investimenti nella messa in sicurezza idrogeologica, nelle opere di bonifica e nelle opere «giuste» per far uscire la Liguria dall’isolamento con un buon trasporto pubblico su ferro. Di Maio aveva detto senza indugi che se andrà al governo andrà a Genova a dire che il Terzo Valico non si fa più: «Ho preso l'impegno in campagna elettorale, chi mi vota sa che non spenderemo sei miliardi per aspettare tra vent'anni se qualcosa si sblocca, prenderemo quei sei miliardi e li investiremo nel potenziamento della rete rete di trasporto pubblico esistente al servizio dei liguri e soprattutto dei cittadini genovesi».

Le ragioni del sì (in primis di Bucci e dell'ad di Erg)
Non vuole sentire ragioni il sindaco di Genova Marco Bucci: «Quella di interrompere i lavori è un'ipotesi che non si concretizza nemmeno quando ho i peggiori incubi, o quando non ho digerito oppure quando ho il reflusso gastroesofageo. Io non so chi si possa pensare una cosa del genere: isolare nuovamente Genova è infattibile. Chi lo pensa venga a parlare con me e gli dico quello che penso». Gli dà manforte Edoardo Garrone, presidente della Erg, tra i firmatari della petizione online per il sì al Terzo Valico. «Normalmente non partecipo a queste iniziative, ma in questo caso la petizione è utile per sostenere un’opera che può cambiare fisionomia alla città» ha detto. «Solo il fatto che qualcuno sostenga che il Terzo Valico non si debba fare, è qualcosa di ridicolo. È l’opera più importante degli ultimi trent’anni per il futuro di Genova». A chi gli chiede cosa potrebbe accadere se il M5S andasse al governo lui risponde secco: «Chiunque governi non può rimettere in discussione un’opera che è finanziata e avviata ormai all’80%. Oltretutto sarebbe uno spreco di danaro pubblico intollerabile». Perché non bisognerebbe farla? si domanda Garrone. «Chi è contrario non ce l'ha ancora spiegato. Invece, le ragioni per realizzarla sono tantissime e sono già state illustrate». In primo luogo, spiegano i sostenitori, la movimentazione delle merci in tempi più rapidi e con costi minori per il nostro porto, con benefici non solo per l’economia genovese e ligure, ma per quella di tutto il nord ovest, che poi è la parte economicamente più avanzata del Paese.