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Museo Egizio: cosa sfugge della diatriba tra Giorgia Meloni e il direttore Christian Greco

Accuse, repliche e qualche fake news: ecco alcuni chiarimenti sullo scontro che coinvolge anche il Ministero dei Beni Culturali

La presidente di FdI Giorgia Meloni e il direttore del Museo Egizio Christian Greco.
La presidente di FdI Giorgia Meloni e il direttore del Museo Egizio Christian Greco. (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

TORINO – Non accenna a placarsi la polemica riguardante l’iniziativa del Museo Egizio in favore delle persone arabe che potranno sfruttare un ingresso ridotto presentando il proprio documento d’identità. La proposta non è piaciuta a Fratelli d’Italia che nei giorni corsi ha realizzato un flash-mob. La manifestazione ha visto – oltre alla presenza del direttore del museo, Christian Greco – anche una serie di reazioni da parte di esponenti politici e del Ministero dei Beni Culturali. Eppure ci sono alcune cose che sfuggono in tutta la vicenda.

La campagna promozionale in arabo
Tra le cose che vengono dimenticate, c’è il motivo alla base della protesta di Fratelli d’Italia: si tratta della lingua in cui la campagna promozionale è stata lanciata, l’arabo. Dal Museo Egizio, hanno motivato la scelta col fatto che si rivolgono ai «nuovi italiani ai quali dobbiamo guardare». Ma in questo modo sorgono un paio di domande: sono gli arabi che saranno i nuovi italiani, oppure – vista la lingua utilizzata nella campagna – sono gli italiani ad essere i nuovi arabi? Le perplessità si rafforzano dal momento che nella foto impiegata per la promozione è presente una donna col velo, in palese contrasto coi valori occidentali. Rimane poi un altro interrogativo: come mai è stato previsto uno sconto per le persone arabe e non appartenenti ad altre comunità che a Torino sono addirittura ben più numerose? In questo modo la campagna promozionale assume il sapore di una discriminazione verso altre etnie.

Le reazioni scomposte della lobby della Cultura
Dopo il flash mob di Fratelli d’Italia che ha visto la reazione del direttore Christian Greco, sono arrivate immediate una serie di reazioni trasversali sia da esponenti del M5S che del Pd. «Fin quando ci sarà, Christian Greco avrà il massimo appoggio della Città» ha dichiarato l'economista Cinquestelle Paolo Biancone, candidato a Torino alle prossime elezioni. Poi, dopo la presunta dichiarazione arrivata da Fratelli d’Italia circa la rimozione del direttore Greco una volta vinte le elezioni, si è scatenata la sinistra: «Sarebbe una buona ragione per non far andare Giorgia Meloni al governo» ha sostenuto il presidente del Senato e leader di Leu, Pietro Grasso. «Ho dato personalmente ieri sera la mia solidarietà a Christian Greco. Per il resto condivido dalla a alla zeta ciò che scrive il ministro, bravo Dario» sono state le parole del candidato premier del Pd, Matteo Renzi. Cosa aveva detto Franceschini? «Si cerca di usare tutto per un tritacarne senza senso» aveva sostenuto a Radio Capital. «Il direttore è bravissimo. Noi a fare i direttori dei musei abbiamo mandato persone competenti; la destra dice invece: 'quando arrivano se non ubbidiscono li cacciamo via».

Sinistra caduta in una bufala
Peccato però che né da Fratelli d’Italia, né da Giorgia Meloni sia arrivata alcuna dichiarazione in cui si annuncia di voler fare «piazza pulita» una volta al Governo della nazione. Tutto nasce da una dichiarazione di Federico Mollicone, responsabile comunicazione di Fratelli d’Italia. «Il mio intervento – ha chiarito Mollicone - era contro l'appello dei Comitati scientifici del Mibact, che invece di esprimere pareri culturali interferiscono con la campagna che lo ha difeso.  Pertanto consiglio al ministro Franceschini di ricordarsi la sua carica istituzionale e di censurare loro non noi». E così, magicamente, la pseudo-dichiarazione di Mollicone è stata trasformata nell’annuncio fatto da Giorgia Meloni: a chiarire è arrivato anche il video della leader di Fratelli d’Italia.