20 novembre 2019
Aggiornato 05:30
Governo Gentiloni

Madia contro il Fatto: «Nessun plagio nella mia tesi, querelo»

Claudia Giacchetti, candidata M5S alla Camera nel Collegio 2 del Lazio chiede «l'immediata espulsione dalle istituzioni di chi bara»

ROMA - «Io non ho in mano i documenti per dare una valutazione sul presunto plagio della ministra Madia né li voglio avere perché su questi fatti ognuno deve fare i conti con la propria coscienza. Chi sono per giudicare? Visto che la ministra Madia ha deciso di querelare il Fatto Quotidiano che ha articolato un ottimo reportage, speriamo che non sia come la ormai famosa minaccia della ministra Boschi di querelare il direttore De Bortoli. Almeno una verità processuale su fatti oggettivi potremo averla? un giorno. Il plagio però, lo ricordo, è un reato previsto dall'art. 1 della legge 475/1925 e dovrebbe essere la Procura della Repubblica ad accertare i fatti, anche d'iniziativa. E questo ci auspichiamo tutti!». Lo scrive su Facebook Claudia Giacchetti, candidata M5S alla Camera nel Collegio 2 del Lazio.

Espellere dallo Stato chi bara è doveroso
«All'opinione pubblica non può farsi credere che il plagio sia solo una questione di gossip da bar o di lotta politica - avverte la Giacchetti -. D'altronde svariate sentenze della Cassazione da sempre si sono orientate nel senso descritto ritenendolo un reato molto grave. In uno Stato che non annulla i concorsi in cui la stessa Procura ha accertato che i concorrenti abbiano plagiato massivamente ci si può aspettare che conseguire un titolo o un posto di lavoro copiando, o una carica politica presentando curriculum opinabili come è stato anche il caso della ministra Fedeli, possa non avere rilievo nell'opinione pubblica se non come oggetto di risate tra amici; ma ricordo a tutti che chi bara rubando il posto ad altri è un ladro di futuro ad altri giovani e la politica che racconta bugie è ladra di democrazia. Sono a tutti gli effetti dei truffatori e non solo dei furbacchioni maldestri!». «Spero che la ministro Madia, al di là delle certificazioni presentate, possa dimostrare, attraverso una perizia disposta dalla Procura competente, che ricordo essere terza a chi ha rilasciato il dottorato, la bontà del proprio lavoro - conclude la candidata del M5S -. Espellere infatti dallo Stato chi bara è doveroso, come la stessa ministra Madia ci ha insegnato con la questione dei furbetti del cartellino, anche se la ministro Madia ha preteso, a mio giudizio populisticamente e sbagliando, che ciò avvenisse senza processo e senza neanche un rinvio a giudizio inseguendo l'ondata di indignazione popolare contro chi timbrava in mutande».