21 settembre 2019
Aggiornato 11:30
Calcio

Adesivi Anna Frank: la risposta di un tifoso laziale alla Gazzetta dello Sport

Ecco la replica al direttore del quotidiano sportivo che contestava la decisione del Tribunale federale Figc di non accogliere la richiesta di 2 giornate a porte chiuse contro la Lazio

ROMA – La sconfitta di ieri contro il Milan non influisce sull’entusiasmo che si è creato intorno ai biancocelesti: dopo tanti anni si è ricreata un’armonia che fa viaggiare la formazione di Inzaghi nei piani alti della classifica. A quanto pare, però, questa cosa sembra dar fastidio a una serie di personaggi e alcuni episodi sembrano essere la spia di qualcosa che vuole ostacolare il lavoro della Lazio: è il caso dell’audio montato ad arte da un noto quotidiano romano subito dopo l’episodio degli adesivi antisemiti, in cui Lotito parla di sceneggiata riguardo l’omaggio davanti al tempio ebraico (mentre in realtà diceva l’esatto contrario); oppure l’editoriale del direttore della Gazzetta dello Sport che reclamava pene più dure contro la Lazio e i suoi supporter, tutti, indiscriminatamente. «L’antisemitismo – gli ha risposto Alessandro Aquilino, un tifoso laziale – va combattuto con intelligenza».

La lettera
La risposta del tifoso biancoceleste non è stata pubblicata e difficilmente troverà spazio nei prossimi giorni, così ci pensiamo noi. «Sono un tifoso – scrive Alessandro, 42enne e manager di un negozio – della  meravigliosa Lazio di Simone Inzaghi che andrebbe presa come esempio di gestione oculata e virtuosa al contrario di tante altre più celebrate come la Roma e il Milan, veri e propri bluff finanziari di cui tutti sanno ma tutti tacciono». Secondo il sostenitore della banda Inzaghi, «quanto scritto nel suo editoriale, con la volontà di cavalcare la notizia del momento come nemmeno il peggior acchiappa-like dell’etere, è un affronto a tutti quei tifosi che nel calcio e nello stadio trovano un posto dove condividere una Passione».

L’editoriale di Monti
Ma cosa ha scritto il direttore della Gazzetta? Secondo Monti «La sentenza che condanna la Lazio a una piccola multa pecuniaria, la miseria di 50 mila euro, per la storia degli adesivi antisemiti oltre che indecente è pure stupida, ed è forse questo l’aspetto che più offende e colpisce». E poi ancora «Questa sentenza è più di un autogol. E’ un messaggio avvelenato. Ci dice che il calcio è da considerarsi faccenda troppo seria per essere interrotta dalla bravata di pochi buontemponi». Ma all’Olimpico, come fa notare Alessandro, non ci vanno solo i buontemponi: «Lei non sa quanti bambini felici esultano per i goal di Immobile, la classe di Luis Alberto e la potenza strafottente di Milinkovic-Savic. Lei non lo sa. Chiuso nel suo ufficio, si scandalizza perché la Lazio e, soprattutto, i suoi tifosi abbonati (quelli come me e gli unici a pagare veramente in prima persona) non sono stati puniti con la chiusura dei cancelli. Chiusura a che pro? Cosa si pensa di colpire chiudendo lo Stadio?».

La Lazio «è altro»
Anche a Monti, come a molti altri giornalisti, viene rimproverato di ignorare la Lazio o di parlarne solo in notizie al limite della cronaca nera, sempre pronti a utilizzare immagini della tifoseria laziale per i servizi più tetri (basti pensare al Tg de La7 che utilizzò un video della Curva Nord per un servizio in cui alcuni truffatori definiti «Irriducibili»). «Lei non sa – osserva Alessandro – che la Lazio è sempre in prima fila negli ospedali e nelle scuole. Lei non sa che la Lazio è andata fino ad Amatrice. Lei non lo sa. Lei non sa che gli Ultras Laziali sono sempre stati in prima linea quando si è trattato di fare beneficenza. Ma chiede che questa Lazio e questi tifosi vengano puniti. Quando i veri colpevoli, ma in tutte le famiglie ci sono mele marce, sono stati individuati e puniti, giustamente, per quell’atto vergognoso (ma che non dimentichiamolo mai era già stato messo in atto anche dai tifosi della Roma senza sollevare questo clamore)». «Lo stadio – fa notare Alessandro – non è nient’altro che lo specchio della società in cui viviamo. E come per la società in cui viviamo, la stragrande maggioranza del pubblico è composta da brave persone».

«Un lettore in meno»
«Lei veramente- chiede polemicamente il tifoso biancoceleste – crede che l’antisemitismo si combatta impedendo a me e a altre ventimila persone come me di andare allo stadio? Ma per favore. L’antisemitismo e tante altre cose vanno combattute altrove. Con costanza. Con intelligenza. Nelle scuole e nelle famiglie, in primis. Ma non certo con la repressione che Lei chiede furbescamente, strizzando l’occhio alla giornata di domani». «Il direttore di un giornale importante come il suo – conclude Alessandro – dovrebbe avere tutto l’interesse ad avvicinare la gente allo stadio, quello che sta facendo la Lazio da un po’ di tempo con iniziative e risultati, e non a reprimerla. Lei ha sbagliato, non so quanto Le interessi, ma da oggi, avrà un lettore in meno. E forse più di qualcuno».