17 giugno 2019
Aggiornato 19:30
Renzi-De Benedetti

Banche, così Gori difende il suo «capo» sul caso Renzi-De Benedetti

Al candidato Pd in Lombardia Giorgio Gori sembra «una cosa normale» il colloquio intercorso tra Matteo Renzi e Carlo De Benedetti sulle banche popolari

L'abbraccio tra Matteo Renzi e Giorgio Gori.
L'abbraccio tra Matteo Renzi e Giorgio Gori. ( ANSA )

ROMA -  Il candidato per il centrosinistra alle elezioni regionali in Lombardia, Giorgio Gori, intervistato da Klaus Davi per il programma KlausCondicio, ha difeso a spada tratta Matteo Renzi a seguito delle polemiche scoppiate per il discusso colloquio da lui intrattenuto con Carlo De Benedetti sulle banche popolari."Io non so in che rapporti fossero Renzi e De Benedetti però mi pare normale che il capo di un governo intrattenga rapporti con le principali figure del panorama economico del Paese e non mi pare che gli abbia detto niente di particolarmente rilevante", ha osservato Gori.

'La scelta di Grasso? Un errore'
Il candidato lombardo ha anche commentato la scelta di Pietro Grasso di chiudere a una alleanza con il Pd in Lombardia: «Ricevo tantissimi messaggi da parte degli elettori o simpatizzanti di Liberi e Uguali di disappunto e di dispiacere perché non capiscono la scelta di Grasso e dei loro dirigenti e che avrebbero voluto un epilogo diverso». E ha aggiunto: "Penso che sia stato determinante l'atteggiamento di Sinistra Italiana. Ma credo che sia stata una scelta dei dirigenti mentre sono convinto che la base di LeU voterà per noi».

Le motivazioni di Grasso
Il leader di Liberi e Uguali dal canto suo ha spiegato, in diretta a Circo Massimo su Radio Capital, i motivi per cui LeU ha deciso di sostenere il candidato del Pd Nicola Zingaretti nel Lazio e non di appoggiare Giorgio Gori in Lombardia. «Non siamo una forza politica irresponsabile ma rigorosa: se ci sono i presupposti, gli accordi si possono fare»«Il punto non è vincere o perdere - ha sottolineato - ma che cosa andiamo a fare. Se c'è o meno una svolta nelle politiche regionali». «Il confronto in Lombardia va avanti da molti mesi - ha ricordato - e la decisione di non sostenere Gori era già stata presa molto tempo fa. Invece nel Lazio ho avuto pieno mandato dall'assemblea regionale a trattare con Zingaretti per un confronto. Per me è stato molto importante sentire la base prima di prendere una decisione politica. Sono contro il personalismo della dirigenza».

"Dobbiamo essere ambiziosi e ottimisti, perchè abbiamo la possibilità dopo di 23 anni di cambiare pagina. Sappiamo di non essere soli: ci sostengono partiti, movimenti civici, ma alla fine ogni cittadino nella sua vita quotidiana può convincere qualcun altro e spostare l'ago della bilancia. Vinceremo, ma vinceremo di poco. Questo dà molta responsabilità a ciascuno di voi. Coraggio, dateci dentro». Lo ha detto il candidato del centrosinistra alla regione Lombardia, Giorgio Gori, parlando al Teatro Parenti di Milano alla manifestazione "Milano, Lombardia, Italia: obiettivo governo", organizzata a sostegno della sua candidatura con Matteo Renzi, Carlo Calenda e Beppe Sala.