26 maggio 2019
Aggiornato 05:30
Referendum Autonomia

Maroni a colloquio con Gentiloni e Zaia chiede tutte e 23 le competenze. Intanto Alfano invoca la sacralità dell'unità d'Italia

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha sentito il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Intanto il governatore del Veneto prepara le prossime mosse. E Angelino Alfano sbarra la strada ai facili entusiasmi

MILANO - "È stato un colloquio cordiale, mi ha confermato il suo interesse a un confronto su tutte le materie». Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha sentito stamani il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, con il quale ha parlato dell'esito del referendum sull'autonomia della Lombardia di ieri. Maroni in conferenza stampa ha sottolineato che sul coordinamento del sistema tributario "Gentiloni ha aggiunto che sarà necessario anche il coinvolgimento del Mef, il che per me è una buona notizia perché quella delle risorse è una parte fondamentale». Secondo il governatore lombardo "il Mef sarà un osso durissimo, ma anche da questa parte c'è qualcuno con le spalle larghe». E preannuncia già di aver parlato con il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, che "mi ha confermato la sua disponibilità a fare un lavoro comune». Sui rapporti interni alla Lega e al centrodestra Maroni vuole anche rassicurare tuttu: "Non c'entrano niente" con l'esito del referendum. Ha parlato con Salvini e "ho voluto solo confermargli che io seguo la strada istituzionale".

Zaia: "Tutte le regioni ora possono sognare"
Intanto dal Veneto gli fa eco Luca Zaia, che non nasconde la gioia: "Finalmente la nostra Regione può sognare di diventare come il Trentino, lo possono sognare tutte le regioni, non c'è nulla di vietato perchè il Parlamento può decidere di modificare la Costituzione come vuole. L'importante è avere i numeri». "Il nostro dibattito è surreale - ha proseguito Zaia - perché è viziato dal fatto che abbiamo esperienze negative, quando leggiamo che la Sicilia ha 52 miliardi di euro di tasse da recuperare dai siciliani, diciamo ma che autonomia è? Il problema non è l'autonomia ma come si gestisce». Citando poi l'ex presidente Napolitano che diceva che l'autonomia è una vera assunzione di responsabilità, Zaia non usa mezzi termini: "Noi vogliamo questo: che si combattano gli sprechi, non le autonomie".

Entro fine anno al via le trattative
Entro fine anno il presidente del Veneto auspica di poter chiudere la partita per avviare la trattativa con il governo sull'autonomia del Veneto. "Già nelle prossime ore spero di inviare in via preventiva il documento a tutti gli stakeholder per dare il tempo di presentare osservazioni - ha spiegato - e di chiudere la partita prima di fine anno, ai primi di dicembre. E' una partita veloce, non servono discussioni dopo aver vagliato giuridicamente il quesito, aver ottenuto l'espressione del territorio e fatto un bel progetto». Mercoledì in Consiglio regionale, ha annunciato, saranno comunicati i dati del referendum e del programma di negoziato che la giunta intende sostenere.

Tutte e 23 le competenze
Zaia è stato chiarissimo anche sulle famose 23 competenze: "Non esistono trattative in cui vai a scartamento ridotto, solo i pessimisti non fanno fortuna. Noi ovviamente chiederemo tutte le 23 competenze. Se avessero ragionato così Bolzano o Trento oggi non sarebbero a statuto autonomo. La politica esce da questa trattativa dalle 23 di ieri, non c'è più una istanza della politica ma di un popolo che vota in maniera variegata ma che al 98% dice che vuole un Veneto autonomo». Sarà poi Roma a dire che «2,4 milioni di persone che vanno a votare sotto la pioggia non meritano 23 competenze». Con questo voto «prendono corpo i dettami dei padri costituenti che si immaginavano un'Italia del tutto federalista». Alla domanda se questo sia il rilancio di una Lega 2.0 che non guarda più alla secessione ma al federalismo, il presidente ha risposto: "Questo è il rilancio del popolo".

Alfano: "Non si giochi con l'unità d'Italia"
Di parere completamente opposto Angelino Alfano: "Non scherziamo con l'unità d'Italia. L'unità d'Italia per noi è sacra, siamo a favore delle autonomie, ma non si giochi con l'unità d'Italia che è fatta di tante cose». E' questo il commento del ministro degli Esteri al referendum che ha prodotto "due risultati differenti" e, "sul piano politico", "una sempre maggiore prevalenza della Lega nella coalizione di cui fa parte la Lega». Dal Sud, ha argomentato Alfano, che si trova a Palermo per la Conferenza "Italia, culture, Mediterraneo" e la Conferenza Mediterranea dell'Osce che si aprirà domani, "potremmo dire che noi chiediamo il superamento del divario infrastrutturale. Non è possibile, ad esempio, che l'alta velocità non arrivi in Calabria e in Sicilia, e una equiparazione dell'indice di infrastrutturazione per quanto riguarda autostrade e aeroporti".

Il plauso a Bonaccini
E ribadisce il concetto: l'unità d'Italia è qualcosa di «molto più articolato». «Noi siamo a favore delle autonomie, siamo a difesa della sacralità dell'unità d'Italia e a favore di negoziati e relazioni tra lo stato e le regioni che si fondino sulla cornice repubblicana e costituzionale", ha insistito il ministro, spiegando che "il governo è pronto nel rispetto della Costituzione a fare ogni tipo di negoziato possibile». Degli aspetti tecnici si occuperà il ministero degli Affari regionali. Intanto - ha concluso Alfano - il presidente della Conferenza delle regioni Bonaccini ha lavorato su una forma abbastanza efficiente di accordo.