18 settembre 2020
Aggiornato 21:30
Cittadinanza agli stranieri nati in Itaia

Torna lo ius soli, cioè la cittadinanza facile targata Pd. Centrodestra sul piede di guerra

La controversa legge sul cosiddetto ius soli torna in Aula, al Senato, ma il tema continua a suscitare polemiche. Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega fortemente contrari alla legge, e Giorgia Meloni già annuncia un referendum abrogativo qualora la norma passasse

ROMA - La controversa legge sul cosiddetto «ius soli» torna in Aula, questa volta in Senato, il 15 giugno prossimo, pochi giorni dopo il primo turno delle elezioni amministrative. A far calendarizzare la misura è stato il capogruppo del Partito Democratico, Luigi Zanda, dopo che i numerosi emendamenti del senatore leghista Roberto Calderoli avevano bloccato l’iter della legge, già approvata a Palazzo Madama. Su questo fronte si prevedono giorni di grosse polemiche tra le forze politiche e anche manifestazioni pubbliche di dissenso che potrebbero sfociare in un referendum. Vediamo il perché. In base alla legge sulla cittadinanza sponsorizzata dalle forze di maggioranza e dall'associazionismo terzomondista, la nazionalità italiana verrebbe concessa, nelle intenzioni, a chi semplicemente nasce in Italia o a chi conclude un ciclo di studi nel nostro paese prima del compimento dei dodici anni (laddove invece lo ius sanguinis concede la cittadinanza automatica a chi nasce da genitori italiani). Assieme ad altri provvedimenti, come quello sul testamento biologico, lo ius Soli rischia di naufragare qualora la legislatura dovesse finire anticipatamente: per questo motivo governo e maggioranza spingono sull’acceleratore, per far approvare quella che lo stesso Matteo Renzi rivendicava all'inizio del suo mandato come una «promessa»«Subito lo ius soli – twittava -. Credo che La Pira apprezzerebbe, ma, indipendentemente da questo, è urgente e necessario farlo».

L'opposizione sulle barricate
Questa modalità di concedere la cittadinanza – come un fatto meramente burocratico e in piena crisi migranti - è ritenuta inaccettabile per l'opposizione di centrodestra che promette anche in Senato battaglia. Il già citato Calderoli sta mettendo in atto tutte le numerose tecniche ostruzionistiche che padroneggia come pochi a palazzo Madame. Intervenendo in commissione, il senatore ha dichiarato: «A tutti quelli a sinistra che chiedono lo «ius soli» e lo «ius culturae» faccio notare che anche il kamikaze di Manchester, Salman Abedi, come tutti i suoi predecessori in questi due anni e mezzo di sangue e terrore in Europa, era un cittadino inglese e un cittadino europeo, cresciuto qui nelle nostre scuole, nei nostri quartieri». La Lega Nord, insomma, farà muro compattamente richiamando tutti i casi di cronaca che hanno riguardato proprio cittadini «normati» per legge. «Chissà perché a cavallo del I e II turno delle amministrative… – ironizza il capogruppo leghista Gianmarco Centinaio –. Forse il Pd aveva timore a portarlo prima dell’11 in discussione?».

Incentivo ai trafficanti di esseri umani
Anche Forza Italia si è schierata contro l'introduzione della «cittadinanza facile». Il capogruppo in Commissione Lucio Malan ha dichiarato il proprio partito «fermamente contrario» e già in passato aveva spiegato come secondo lui la norma «costituirebbe una incitazione e una incentivazione ai trafficanti di esseri umani e a tutti coloro che vogliono venire in Italia a vivere dell'assistenza pubblica a spese del contribuente». Secondo Malan il tentativo del Pd è nient'altro che quello di raccattare voti. Anche Fratelli d’Italia, che pure non è presente al Senato, è storicamente contrario a questa legge e sin dall’inizio della discussione il partito sovranista, per voce di Giorgia Meloni, ha spiegato che qualora la legge passasse, il partito si farebbe promotore di un referendum abrogativo. Su questo punto, insomma, il centrodestra è compatto e in linea. È chiaro, questa è la riflessione comune, che lo ius soli costituisca una vera e propria rivoluzione copernicana del diritto di cittadinanza: e per un Paese sovraesposto come il nostro all'arrivo di immigrati, un diritto così «facile» da ottenere può rappresentare un richiamo destinato a diventare ben presto insostenibile, socialmente ed economicamente.