24 giugno 2017
Aggiornato 15:30
La prospettiva è una monetizzazione delle alleanze

Tra Putin e Trump, la Lega sogna il tris identitario (pensando al governo)

Non solo immigrazione, flex tax e no euro. La Lega sta studiando da tempo su una materia dirimente per un partito sovranista: la politica estera. Ecco come

Il leader della Lega Matteo Salvini.
Il leader della Lega Matteo Salvini. (ANSA/ABBATE)

ROMA - Non solo contrasto all'immigrazione, proposta di flat tax e invettiva no euro. La Lega Nord, da tempo, sta studiando su una materia dirimente per un partito sovranista che vuole diventare di nuovo forza di governo: la politica estera. Un dossier, questo, affrontato tutt'altro che con i paper da parte di Matteo Salvini e dei suoi che preferiscono, da parte loro, macinare chilometri e ampliare sul terreno i confini di una Lega mai come in questo momento «connessa» con i due assi portanti della politica internazionale: States e Federazione Russa. Ed è su proprio questo inedito vettore identitario che le «ambasciate» del Carroccio si sono mosse negli ultimi mesi, approfittando anche dello spiazzamento dei maggiori partiti del centrodestra europeo dinanzi all'irruzione dell'outsider Donald Trump alla Casa Bianca.

Asse ad Est
L'ultima missione di Salvini è stata a Mosca, dove il leader e segretario del Carroccio ha rafforzato il sodalizio con gli emissari di Vladimir Putin stringendo un accordo operativo con Russia Unita (il partito fondato dal capo del Cremlino) con la firma su un documento di collaborazione redatto assieme a Sergei Zheleznyak, vicesegretario generale del Consiglio per le relazioni internazionali della formazione putiniana. In questo modo è stata sancita la collaborazione ufficiale fra i due soggetti politici nell'ambito di un tentativo della formazione russa di ampliare i rapporti con i movimenti «populisti» dell'Europa occidentale; movimenti rispetto ai quali la Lega si posiziona come soggetto-pilota sul sostegno e l'interlocuzione diretta con la Federazione. Il grado di intensità dei rapporti Lega-Putin si è rivelato, poi, con l'incontro fra Salvini e Serjei Lavrov, ministro degli Esteri russo: un'investitura esplicita in ottica governista per il quarantenne leader italiano da parte di uno dei rappresentanti più influenti e strategici dell'inner-circle di Putin.

Asse ad Ovest
Poche ore prima che Salvini si imbarcasse per Mosca rientrava dagli Usa il vicesegretario federale della Lega, Lorenzo Fontana, inviato come ambasciatore del Carroccio a Washington, dove si è tenuto il congresso dei movimenti conservatori degli Stati Uniti (Cpac 2017) nel quale ospite d'onore è stato ovviamente Donald J. Trump. La partnership in costruzione tra la Lega e la Casa Bianca? Si innesta nello stesso continuum di quello con Cremlino.

Esempi di convergenza
Ecco qualche esempio. Particolarmente apprezzato dal giovane vicesegretario del Carroccio il discorso del neopresidente Usa del quale ha isolato i passaggi sul terrorismo («Vogliamo estirpare l’Isis dalla faccia della Terra . La sicurezza della nostra gente è al primo posto»), il fisco («Abbasseremo le tasse e semplificheremo il sistema, per i cittadini e per chi fa business») ma sopratutto il lavoro: «Le multinazionali sono tornate a investire», ragion per cui mano tesa a «chi fa business per il Paese e per creare posti di lavoro». Certo, oltre agli interessi comuni come «lavoro, immigrazione, sicurezza nazionale», l'attenzione verso l'agenda di Trump è concentrata sul «ruolo delle organizzazioni sovranazionali come Nato, Ue e Onu», che vanno ripensate in un'ottica multipolare come ha spiegato lo stesso Salvini in un colloquio con Breitbart, il sito-think tank dell'alt-right nato da Steven Bannon, mente strategica della campagna elettorale del neopresidente Usa.

L'occasione del 2018: monetizzare le alleanze
Allineate Est ed Ovest come pochi potevano prevedere fino a qualche mese fa, la Lega ha tutta l'intenzione di monetizzare l'investimento portato avanti con il sostegno strutturato e reciproco a Putin e quello in fieri con gli uomini vicini a Trump. Se il capitolo Isis, con l'implosione dell'eventualità di Hillary Clinton alla Casa Bianca, si è «magicamente» eclissato, restano i temi dell'immigrazione e del destino commerciale delle produzioni autoctone quelli sui quali la Lega intende proporsi come uno degli interpreti europei di quelle istanze che hanno portato Trump a rigettare ogni ipotesi di trattato transatlantico e transpacifico, mentre dalla Russia continuano a richiedere lo sblocco di quelle sanzioni che hanno colpito pesantemente proprio i rapporti commerciali dell'Italia con la Federazione.

Verso la leadership?
Il punto è il seguente, infatti: se da Wilders in Olanda e da Petry in Germania ci aspettano buone affermazioni ma non certo la vittoria e se Marine Le Pen, nonostante l'altissimo consenso, non dovesse farcela al secondo turno, è proprio la Lega – sulla carta un partito medio – a poter vantare in prospettiva un ruolo di leadership in una coalizione potenzialmente vincente secondo i sondaggi per le elezioni del 2018. E questo scenario i due maggiori partner stranieri dimostrano di tenerlo sempre più in considerazione.