19 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
Movimento 5 stelle

Caos Raggi: Di Maio fra Marra e Muraro

Il vicepresidente della Camera secondo alcuni avrebbe «offerto copertura politica» agli indagati nelle vicende romane. Ora il suo nome spunta nelle carte della Procura di Roma e lui annuncia querele

ROMA – Luigi Di Maio all'attacco dei giornalisti che gli hanno attribuito «frasi e condotte sul 'caso Marra' che sono pura invenzione». Per questa ragione il vicepresidente della Camera ha annunciato di aver dato mandato al suo avvocato di «querelarli e citare per danni i loro editori». Di Maio ha chiarito di non aver «mai garantito per Marra dicendo che fosse "pulito»», e chi ha riportato quella frase ha scritto «un'invenzione vera e propria».

Di Maio: «Tutto il M5s ha sempre chiesto di allontanare Raffaele Marra»
In questi giorni diversi quotidiani hanno ricordato la linea morbida del deputato verso Raffaele Marra, il braccio destro della sindaca di Roma, Virginia Raggi, arrestato per corruzione. Di Maio in un post sul blog di Grillo ha chiarito di averlo incontrato «una volta quando era ancora vice capo di gabinetto, dietro richiesta della stessa Raggi» e che tutto il Movimento 5 Stelle «ha sempre chiesto di allontanare Raffaele Marra dal gabinetto della sindaca». Dichiarazioni che secondo molti all'interno del M5s non corrispondono al vero. Il deputato Giuseppe Brescia ha scritto su Facebook: «Chi ha difeso questa linea scellerata (della Raggi, nda) dovrebbe smetterla di giocare al «piccolo stratega» perché evidentemente non ne è in grado e arreca solo danno al Movimento».

Il nome di Di Maio nelle carte della Procura
Come dimenticare poi la celebre frase del vicepresidente della Camera quando a settembre ha detto di «non aver capito» la mail ricevuta in agosto da Paola Taverna, in cui la deputata lo ha avvisato sull'indagine in corso nei confronti di Paola Muraro. Di Maio stesso è tornato sull'episodio lo scorso settembre, riconoscendo di aver «commesso un errore» a sottovalutare quella mail, ricevendo il perdono di Beppe Grillo sceso a Nettuno apposta per mediare fra i grillini romani. Ora però il nome di Di Maio è finito anche nelle carte della Procura di Roma che sta indagando Paola Muraro, ha scritto Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera. La giornalista ha spiegato che fra le carte dell'inchiesta compaiono anche le ricostruzioni rilasciate dall’ex assessore al Bilancio, Marcello Minenna e l’ex amministratore delegato della municipalizzata, Alessandro Solidoro secondo i quali il vicepresidente della Camera avrebbe «offerto copertura politica a Muraro e a Raggi».

L'incontro fra Di Maio e Marra
Di Maio ha spiegato dal blog di Grillo di aver chiesto la testa di Marra: «Durante l'incontro con Marra, di cui anche Davide Casaleggio e Beppe Grillo erano al corrente, svolto nel mio ufficio a Montecitorio con tanto di registrazione all'ingresso, gli riportai che il Movimento non aveva fiducia in lui e che quindi non era il caso che facesse parte del Gabinetto del Sindaco».

«Marra non aveva la fiducia del M5s»
Il deputato ha chiarito che essendo dirigente assunto per concorso «non potevamo certo licenziarlo. Lui ci tenne a spiegarmi che le cose che si dicevano sul suo conto non erano vere. Ma il suo racconto non cambiò il mio e il nostro orientamento: non aveva la fiducia del Movimento 5 Stelle, per questo non era opportuno che stesse nel gabinetto del Sindaco». Il vicepresidente della Camera ha concluso: «Questo incontro è servito a rendere chiaro, anche se non ce n'era bisogno, come tutto il Movimento ha sempre chiesto l'allontanamento di Marra e che non ci sia mai stata sponda da parte di alcuno. Marra se ne doveva andare e, con cortesia, glielo dissi in faccia».