25 novembre 2020
Aggiornato 20:30
Presidenziali Usa 2016

Clinton o Trump: cosa voterebbero Renzi, Salvini, M5s e Berlusconi?

Sono relativamente pochi i politici italiani che hanno espresso esplicitamente la propria posizione a proposito delle elezioni americane. Ecco quali sono e cosa hanno detto

ROMA - Sono elezioni strane, quelle che si tengono oggi dall'altra parte dell'Oceano. Elezioni fuori dalle righe, che hanno letteralmente infuocato i media, ma scaldato molto meno le folle. Da una parte una candidata democratica sì donna, ma dal profilo controverso, generalmente vista come sfuggente, poco chiara, con tanti scheletri nell'armadio. Dall'altra un personaggio da reality show bizzarro, poco credibile e poco preparato, tormentato da un passato ricco di scandali e amante delle dichiarazioni urtanti e politicamente scorrette. Non a caso, su queste elezioni neppure la politica italiana si è scaldata troppo. Tante analisi ma pochi endorsement, e, per quelli presenti, poco chiari e detti sottovoce. A schierarsi esplicitamente, oltre a pochi altri personaggi politici, sono stati soltanto i «due Mattei» rivali, Renzi e Salvini. Ovviamente, dalla parte opposta del ring.

Renzi tifa per Hillary
Renzi non poteva che sostenere Hillary Clinton. Lo scorso febbraio, il premier ha infatti dichiarato di «fare il tifo per Hillary Clinton» in qualità di cittadino e segretario Pd, pur premettendo di augurarsi di lavorare bene con chiunque verrà eletto. Il Matteo fiorentino è stato tra i pochi leader europei ad esprimere il proprio pensiero: forse in maniera un po' avventata, si dirà. Un pensiero divenuto più che esplicito nel corso dei mesi, fino alla Cena di Stato alla Casa Bianca alla corte di Obama, a sua volta schierato con Hillary. D'altra parte, la stessa Maria Elena Boschi, braccio destro di Renzi sulla riforma costituzionale, è apparsa sorridente in posa per un selfie con Bill Clinton in occasione della convention democratica di luglio. Alla quale ha partecipato - ha specificato - a spese proprie. 

«Speriamo che sia femmina...»
Un endorsement alla Clinton ancora più esplicito è giunto in queste ore dalla newsletter di Renzi e dal suo profilo Facebook, dove scrive, «mentre cala il sipario»: «Noi... speriamo che sia femmina, come recitava il titolo di un vecchio film», per poi proseguire intessendo le lodi del presidente uscente Barack Obama. Renzi, però, si è spinto anche più in là: perché ha anche trasformato Trump nell'icona di ciò che la politica non dovrebbe essere: vale a dire la politica della paura, dei populismi, di chi gioca con le ansie e il pessimismo degli elettori per lucrare nelle urne. Insomma, per Renzi, se vincesse il tycoon newyorkese sarebbe «un disastro».

Salvini sta con Trump
Per l'«altro Matteo», invece, il vero disastro sarebbe Hillary Clinton. Perché il leader leghista, che negli scorsi mesi si era anche vantato di aver incontrato Trump (pure a un certo punto smentito dal candidato repubblicano), non ha mai fatto mistero di fare il tifo per il tycoon: «Spero diventi presidente, può cambiare la storia mentre Hillary Clinton rappresenta il peggio del peggio». Del resto, con Trump Salvini condivide molte posizioni: da quelle sull'immigrazione, all'approccio più protezionista in campo economico e più isolazionista in politica estera, oltre alla simpatia, sulla quale si è speculato per mesi, per Vladimir Putin.

Neutrali i Cinque stelle
Quanto al Movimento Cinque Stelle, in proposito si è mantenuto neutrale, nonostante alcuni commentatori abbiano considerato Donald Trump il «Grillo americano», e nonostante su alcune posizioni - come la critica alla politica estera Usa, la questione dei trattati commerciali internazionali e le simpatie per Putin - i pentastellati sembrino propendere per il candidato repubblicano. Come riporta La Repubblica, lo scorso aprile Beppe Grillo si era lasciato sfuggire che «forse (Trump, ndr) è meno peggio della Clinton, però se è quello che esprimono oggi gli Stati Uniti non è una cosa straordinaria». Il deputato Manlio Di Stefano, specialista in Affari esteri del Movimento, ha dichiarato: «Mi suiciderei piuttosto che votare uno di quei due, uno gli rovinerebbe la vita internamente, l’altra li porterebbe alla terza guerra mondiale».

Santanché e Maroni per Trump
A tifare per Trump ci sono Daniela Santanché («L'America e il mondo hanno bisogno di Trump», ha detto in un'intervista al Corriere) e Roberto Maroni («Io sono per Donald Trump perché condivido le sue posizioni sull'immigrazione, sulla sicurezza, sulla lotta al terrorismo e poi perché non fa parte dell'establishment di Washington, un po' come Reagan quando venne eletto»). 

Berlusconi è confuso
Tra coloro che non hanno le idee chiare, vi sono Silvio Berlusconi e Forza Italia. Nonostante le comuni simpatie per Putin e il super-inflazionato paragone tra gli inizi in politica del Cavaliere e quelli di Trump. Un paragone peraltro smentito dallo stesso ex premier italiano, che ha osservato:  «Trump mi sembra più un incrocio tra Salvini e Grillo. Poi ognuno libero di fare i paragoni che vuole».

Forza Italia divisa
Ciò non vuol dire che Silvio sia schierato per la democratica Hillary, troppo di sinistra per i suoi gusti. E con la quale, peraltro, ha avuto un trascorso un po' turbolento: si pensi alle «incomprensioni» che l'aministrazione democratica nel 2010 ha avuto con l'allora presidente del Consiglio a causa delle rivelazioni di Wikileaks e al recente racconto nel quale Hillary ironizzava su un Berlusconi in lacrime nel momento in cui lei si scusava per la gaffe diplomatica.Forza Italia, insomma, appare disorientata: per Brunetta si tratta di «candidati poco credibili", mentre Giovanni Toti si schiera con Trump: «Spero che vinca lui, la Clinton sarebbe fallimentare»